Wednesday, April 12, 2006

Mi sono accorta per la prima volta con Silvia come era diverso fare l’amore. Coi ragazzi non era mai stato così: c’era sempre stata come un’urgenza fisica che rendeva tutto impegnativo, anche senza fiato, quando era bellissimo. Silvia mi bastava sentirla, soprattutto nei momenti di calma, in discesa: i sospiri per riprendere il fiato, quello mi piaceva più di tutto. I ragazzi gemevano con quel ridicolo ritmo a colpetti senza melodia ( non so se capite quello che voglio dire) spingevano tra sforzo e tensione, a volte ringhiavano ma non gli veniva mai di sciogliere e modulare, di riprendere il respiro. Avevano un unico battito indistinto – tribale e primitivo (maschile) - che si impennava nella scemenza sonora e puerile del loro orgasmo. Quei rumori diventarono presto per me il fondo indistinto e insignificante su cui si consumava il Contatto e l’Invasione, non mi piaceva guardarli in faccia e sentirli impegnati altrove dentro di me, prima dell’Invasione gli stringevo il viso tra le mani e li sentivo lì, poi però avevo come l’impressione che se ne andassero dentro di me lasciandomi. Con Silvia non mi sono mai sentita sola – tutto era molto meno intenso, necessario, il sesso con lei era una variazione libera sul tema che non poteva ne colpirmi ne ferirmi – mi lasciava quella vertigine insieme a quel bruciore in mezzo alle cosce, l’illusione e l’orgoglio di essere io a spingere fuori i suoi meravigliosi lamenti che si mischiavano nella stanza con i miei – una voce che non veniva dall’altra metà del cielo ma da un cielo uguale al mio su cui mi sarei voluta fermare almeno per un pò.

3 Comments:

Anonymous cicciobandini said...

bravissima

11:05 AM  
Blogger mela said...

ciao anna,
la nostra sfida per robba è spassosa ti ringrazio di aver giocato con me
:D

1:46 AM  
Blogger annalola said...

Grazie!

3:14 AM  

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