Wednesday, May 24, 2006

Tu non hai voglia di ridere, esci questo sabato sera e sai che non succederà niente, tutto sarà come è sempre stato, in più sai, e questo ti rende matto, che dall’inizio alla fine della serata continuerai a sperare che qualcosa succeda – guarderai le porte aprirsi e chiudersi, controllerai se entra qualcuno, guarderai dilà oltre i lampioni se una macchina si avvicina sospetta e conosciuta, prenderai in mano il telefonino, volgerai lo sguardo dentro lo sguardo dei milioni di persone che continui ad attraversare, non hai assolutamente voglia di ridere e ti chiedi perché sei uscito, sai che sei uscito perché speri che qualcosa accada, sai perfettamente che nulla accadrà, ma aspetti prima di fare qualsiasi cosa stupida tu abbia in mente perché non sai cosa accadrà fra un secondo, fra un secondo non è accaduto niente, ma dopo un secondo ne viene un altro, e questo il tuo disastro. Stai ancora aspettando, fingi di divertirti dentro quel cerchio di persone che sembrano divertirsi, hai il gomito appoggiato al bancone, accarezzi l’opalescenza luminosa della birra gelata, sei un punto della circonferenza del cerchio, guardi verso il bagno chi entra e chi esce, attraversi milioni di persone che entrano e escono, hai voglia di andare a un concerto, di sudare, di essere riconosciuto da milioni di sguardi davanti, dietro e dentro di te, hai voglia di scopare, semplicemente di scopare - come se scopare fosse un bisogno iscritto dentro la somma delle cellule da cui sei composto, vuoi essere libero di accarezzare, baciare, parlare d’amore senza che venga contaminata con il sentimento la tua sacrosanta voglia di scopare, provi a sorridere, a ridere e intanto ti avvicini, la circonferenza del cerchio si restringe, la superficie del tuo corpo è bagnata, fra poco sarai così sudato da sentire i vestiti appiccicati addosso, il cerchio di cui fa parte non è più in cerchio ma un punto, non succede niente, non si sente niente, un altro brindisi crea un cono sopra la tua testa, hai bisogno di respirare, di stare solo e farti qualche domanda, sai che subito dopo rientrerai, allora esci, fuori non si sente niente ma c’è silenzio, improvvisamente sembra che piova e tu senti il rumore che fa la prima goccia quando colpisce il parabrezza mentre ti stai allontanando. Gli attimi che ti separano dal ticchettio delle altre gocce sembrano infiniti.

3 Comments:

Blogger larò said...

(dunque non eri ai belle and sebastian) mi riconosco perfettamente nel post, comunque. fin troppo spesso.

4:00 PM  
Blogger annalola said...

sarei venuta solo per vedere se ti riconoscevo, ma costava 26 euro, nessuno veniva con me, l'ho chiesto a tutti, ho voglia di ska, e poi magari no ti avrei neanche riconosciuto.

11:59 PM  
Anonymous robba said...

Darei un patrimonio (il mio piccolo, patrimonio: la Vespa, qualche anello, un bracciale, il Dupont d'argento, eccetera), per una serata così. Io non mi annoio. Piuttosto, ho paura. Mi piacerebbe osservare gli altri dall'esterno e bere la mia birra gelata. Ma temo il tempo che passa e molte cose che scopro. Alcuni posti, quelli dove stai in piedi e scambi due parole con ognuna delle persone che ti circondano, mi fanno soffrire. Gli orari, le 22 per esempio, oppure i dopocena, mi spaventano. Odio il venerdì. Mi rilasso soltanto il sabato sera o la domenica. Mi piace fare tardi la domenica, in quanto non è obbligatorio. Più in generale adoro le mattine. Cammino per ore e ore di mattina e fino al pomeriggio e a sera, quando non lavoro. Mi piace il sole e la pioggia. Mi piacciono le conversazioni approfondite. Il cinema, che pure mi serve per scrivere, a volte ho la sensazione che mi tagli la giornata. Vivo fino all'aperitivo e a un momento prima della cena. Spesso sono una donna dell'Ottocento.

8:53 AM  

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