<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982</id><updated>2012-01-21T10:32:45.461-08:00</updated><title type='text'>annalola</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>240</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3096296892763294762</id><published>2009-11-08T18:20:00.000-08:00</published><updated>2009-11-12T04:41:59.466-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_1llnRvjfip8/SGH3kvi2E3I/AAAAAAAAABQ/tvW9H-2icuQ/s1600-h/IMG_2405[1]c.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5215722054081713010" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_1llnRvjfip8/SGH3kvi2E3I/AAAAAAAAABQ/tvW9H-2icuQ/s400/IMG_2405%5B1%5Dc.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3096296892763294762?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3096296892763294762/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3096296892763294762&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3096296892763294762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3096296892763294762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/06/blog-post_25.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_1llnRvjfip8/SGH3kvi2E3I/AAAAAAAAABQ/tvW9H-2icuQ/s72-c/IMG_2405%5B1%5Dc.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8057736634975703732</id><published>2009-02-11T02:09:00.000-08:00</published><updated>2009-02-11T02:45:30.651-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Cara Daria,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tu parli di morte e di vita, tutto sembra molto convincente se lascio scorrere le frasi e non mi fermo sul significato di "morte" e di "vita", ma cos'è, Daria, la "vita"? cosa significa "vivere"? Il tuo pensiero lo presuppone ma mai lo dice. Certo tu parli guidata da un'idea di vita (che a sua volta è un prodotto della tua "vita" ), ma scommetto che non la sapresti dire veramente (ogni volta che ci provi passi brutti 5 minuti, non è vero? - per me è così). Tutti quelli che parlano in questi giorni parlano con la loro "idea" che però non saprebbero dire veramente, proprio come te e come me. La “vita” è un baratro (dobbiamo fare le leggi, dobbiamo prendere decisioni, dobbiamo consegnare un articolo di cento righe entro domani) - ci vuole tempo per la "vita"e non ne abbiamo di tempo. La tua idea è diversa da quella di Berlusconi, da quella di Ferrara, meglio, peggio, più giusta? Semplicemente diversa. Punto. E' un dialogo tra sordi. Nessuno (di quelli che stanno parlando in questi giorni) ha mai provato a dirla questa idea, sviscerarla questa 'idea, distruggerla se necessario questa idea (ci manca! che oggi - che tutti i filosofi sono giornalisti- si chieda a voi giornalisti di diventare filosofi). Tutto rimane molto angosciante. Forse il problema è che la vita non è un' "idea", non è un "valore". E' un evento, un'incontro, è prima di tutto qualcosa che accade - la vita di Eluana è accaduta per 17 anni, chi l'ha sentita accadere? I giornalisti, i giudici, i politici, o forse lei e chi è stato cono lei, forse il padre, la madre? Già, poi dobbiamo fare le leggi, poi ci servono le idee per fare le leggi , ma saranno vere queste idee?... e poi, cara Daria, cosa significa che un'idea è vera? Cosa significa che un'idea è giusta? C'e qualcuno nel circolo politico, mediatico, istituzionale disposto a prendersi in carico queste domande? No, e per fortuna. Ma rimane il fatto che qualcuno lo deve fare - non si scappa....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero di non venir presa come una paladina del relativismo culturale, perchè per me, Daria, il "relativismo culturale" è una panzana: le decisioni si prendono o non si prendono, e ciò significa che le idee ci sono, e aihme - in questo momento - sembra che ci usino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un bacio (mi è piaciuto il tuo libro)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ann.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8057736634975703732?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8057736634975703732/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8057736634975703732&amp;isPopup=true' title='6 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8057736634975703732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8057736634975703732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2009/02/cara-daria-tu-parli-di-morte-e-di-vita.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8156612397509344286</id><published>2008-12-18T07:57:00.000-08:00</published><updated>2008-12-18T23:03:20.322-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>DELLE COSE CHE NON SI SONO DETTE DOPO LA MORTE DI DAVID FOSTER WALLACE (O CHE SE ANCHE SI SONO DETTE IO NON LE HO SENTITE)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non era affatto uno scrittore divertente o ironico, che non voleva affatto fare ridere e che se anche lo faceva, lo faceva suo malgrado, e che - dunque - si sarebbe rammaricato del riso se solo l’avesse saputo o semplicemente non l’avrebbe capito. Che a volte forse ha riso anche lui delle cose che scriveva ma poi si è subito stupito e ci ha pensato a lungo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non è un scrittore facile nel senso che è uno scrittore “da leggere”, anzi è molto difficile, certo non è un tipo da consigliare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non avrebbe ma più scritto nulla di “buono”*, anzi che era da tempo che non scriveva più nulla di “buono”*. Che questo fatto, cioè il fatto di aver concluso la sua parabola creativa alla fine degli anni novanta, ha a che fare con la sua morte. Che il fatto di essere (da tempo) morto come scrittore non è solo un’opinione critica ma è un fatto. Che basta mettere vicini &lt;em&gt;La ragazza&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Oblio&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Una cosa divertente&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Considera l’aragosta,&lt;/em&gt; per vedere come l’opera di un genio diventi solo il tentativo (a volte riuscito) di ripetersi , e che quello che rende tutto ciò ancora più penoso è il fatto di sentire tra le righe la fatica disperata di uno che non riesce più ad essere quello che è stato.&lt;br /&gt;*&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;se per "buono" intendiamo qualcosa artisticamte al pari di IJ, "Una cosa divertente", " La ragazza".&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Che &lt;em&gt;Infinite Jest&lt;/em&gt; è un’opera insuperata e insuperabile e che Wallace ha cominciato e morire lì. E - c’è da giuraci - anche lui ha capito che da lì in poi avrebbe solo fatto “esibizione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che &lt;em&gt;Brevi Interviste&lt;/em&gt; è del 1999 e dopo non ce stato più niente di veramente wallanciano, a parte qualche bagliore qua e là, triste a dire il vero perché ogni volta ci ricordava com’era il nostro vecchio amico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che non è un autore realista, che le sue trame e i suoi personaggi sono il festival del surreale, provate a riassumere qualsiasi suo racconto o romanzo a uno che di lui non sa niente, mentre lo fate guardatelo in faccia a poi capirete tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che nei suoi romanzi e nei suoi racconti, non succede mai niente o succede troppo poco, ma nel contempo succede tantissimo, questo tantissimo che succede succede su un piano che non è il piano dei fatti o della realtà, è un piano a metà tra la sua testa e la vostra testa, quello che è straordinario e che in mezzo non ce niente o poco niente di “raccontato” (o comunque - per quanto ce ne sia – non è mai veramente ciò che conta), come dire fenomenologia di fenomenologia di fenomenologia…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che &lt;em&gt;Breve storia dell’infinito&lt;/em&gt; è un libro palloso e incomprensibile per chi cerca la "lettura", che è un libro palloso e incomprensibile per chi cerca la soluzione, la curiosità o l’erudizione, comunque è la dimostrazione che Wallace era solo uno "scrittore". E che seppur straordinario non era onnipotente.&lt;br /&gt;Che questo libro molto probabilmente ha fatto capire all’autore che l’autore aveva fatto tutto quello che poteva fare come autore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che difficilmente nella storia della letteratura è mai esistito un artista che ha rivoluzionato contemporaneamente, in così breve tempo e così in profondità ben tre generi letterari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che a pensarci bene è lo scrittore più surreale di tutti i tempi perchè attraverso l’eccezione ha raccontato la quotidianità, attraverso la perversione la normalità, attraverso l’altro ti ha messo davanti te stesso, e ti ha fatto riconoscere nell’altro, nel diverso. Che Wallace è, in questo senso, uno scrittore disturbante, uno che se lo leggi veramente ti costringe a rintracciare i confini tra te e la malattia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che è un autore profondamente biografico: che ha raccontato personaggi schifosi semplicemente perché lui si sentiva schifoso. E che di certo lui lo era - schifoso*&lt;br /&gt;*&lt;span style="font-size:78%;"&gt;wallancianamente schifoso&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che tra qualche decennio dire di una cosa che è “schifosa in senso wallanciano” farà figo, quasi come dire – oggi - che una cosa è “kafkiana”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8156612397509344286?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8156612397509344286/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8156612397509344286&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8156612397509344286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8156612397509344286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/12/delle-cose-che-non-si-sono-dette-dopo.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4472900305125631402</id><published>2008-11-11T05:04:00.000-08:00</published><updated>2008-11-17T00:10:51.534-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>LA CUCINA&lt;br /&gt;Marta allunga il braccio come se volesse prendere qualcosa. “Vedi non ci arriverò mai” – dice. Allora il ragazzo si mette la matita in bocca. Suonano le campane. Le prime volte era spaventata – diceva che non sarebbe mai riuscita dormire. Siete venuti apposta per sentire le campane quando era ancora estate. Tu avevi portato le pizze e il vino. E vi eravate messi li in mezzo alla stanza. Il ragazzo è già dall’altra parte, ha le mani appoggiate all’angolo del muro. Il piano di lavoro della cucina può essere ridotto di trenta centimetri dice. Provate a tirare una linea immaginaria, e unite i puntini per aria con i palmi delle mani. Adesso Marta ci riprova e può toccare il punto dove saranno le mensole. Allora il ragazzo segna qualcosa e assicura che chiamerà la ditta costruttrice della cucina per far fare la modifica. Marta si indispettisce per l’aumento di prezzo, mette le braccia conserte e ride, poi ti guarda, c’è silenzio per qualche secondo, senti il respiro del ragazzo e guardi le ombre sul pavimento. Adesso si avvicina e ti descrive la cucina intanto che il ragazzo traffica con il piano immaginario che avete appena disegnato. Ti dice dove saranno la cappa, i mobili, il lavandino, e il piano cottura; ti dice dove finiranno le mensole. Tocca anche il muro con le mani, e ti sembra di vedere i pezzi della cucina prendere forma. Bisogna spostare la cappa, e mettere due prese. Il ragazzo va a frugare nella borsa e tu ti avvicini, vuoi per baciarla o vuoi solo per un istinto di sopravvivenza, sai che comunque non lo puoi fare. Ascolti quello che ti dice standole accanto e ti chiedi se lei lo sa. Marta guarda il ragazzo poi si allontana, gli chiede se il frigorifero non è troppo vicino al termosifone. Guardi il punto della cucina dove c’erano i cartoni delle pizze. Provi a immaginare che luce c’era quella sera e quante volte lei ha sorriso, cose così, momenti in cui siete solo tu e lei. Ti chiedi se non sia un pensiero troppo romantico. Ti giri verso quella finestra da cui si vedeva il sole. Una striscia arancione ripassava l’orizzonte, non ci avevi fatto caso allora, invece adesso che ci pensi ti sembra tutto qui. E quante volte aveva sorriso non te lo ricordi. Saranno state le otto e mezza, la stanza era piena di ombre intrecciate: il campanile, le case di fronte, la ringhiera del terrazzo. Cerchi di capire. Intanto il ragazzo ti passa davanti per andare verso la porta d’entrata. La apre. Dice che ha a paura che il frigorifero non ci stia. Marta si rimette con le braccia conserte. Ogni volta che usa il plurale per parlare delle persone che entreranno in quella cucina ti chiedi se sta pensando a te o a qualcun altro. Ci sarà un’altra persona che entrerà in quella cucina con lei, tu lo sai. Preferisci avere paura quando dice “noi” perché non vuoi dare nulla per scontato da qui alla fine. Avevi portato i bicchieri e il vino bianco, vi siete seduti per terra con le gambe incrociate. “Guarda com’è sporco” ti aveva detto, poi aveva premuto una mano sulla piastrella ed era rimasta l’impronta sulla polvere. Ricordi perfettamente come era vestita e cosa hai pensato. Pensi sempre a quello quando la vedi. Come adesso. Lei ti dice sempre che non lo riesce a fare. Però ci sei arrivato vicino quella sera, hai appoggiato la tua guancia sulla gonna tesa, hai sentito l’incavo della pancia e le hai preso le ginocchia tra le mani. Vi siete baciati, poi tu le hai detto che non ce la facevi più ad aspettare. Siete finiti contro il muro, ma non è bastato. Ti ha detto che non ce la faceva a dirgli la verità. Che non sapeva perché ma non ce la faceva. L’hai anche pregata. Poi avete finito il vino. E ti sei detto che questa volta non sarebbe finita come tutte le altre volte. E ci credevi, ci credi sempre finché poi non succede. Adesso tiene gli occhi fissi sulla nuca del ragazzo, non riesci a catturarle lo sguardo, a stabilire un’intesa complice con lei. Sta misurando il muro tra la porta e il termosifone. Si era tirata indietro proprio lì - appoggiandosi al muro, ti chiamava con la bocca, immaginavi la sua bocca. La luce arancione era sparita, la stanza si era avvolta nella penombra, e i rumori della strada sembravano diversi. Avevi nella testa il campanello di una bicicletta quando si è scostata un po’ la gonna per chiamarti e tu ti sei arrabbiato. Allora glielo hai detto che doveva scegliere. Sembrava confusa e ti ha chiesto di avvicinarti. Le hai detto di smetterla. Così siete rimasti li al buio a parlare, le hai ridetto le cose che già sapeva, quelle che vi siete dette un milione di volte. Lei era di gomma. Il fatto che non riusciva a scegliere a questo punto lo consideravi un rifiuto. Ti sei sentito forte quando hai detto queste parole. Poi ti sei sentito triste mentre lei ti ha gurdato senza rispondere. Il silenzio di quella sera era diverso da quello che c’è qui ora. Ok? Ok le hai risposto. E sei uscito lasciandola al buio, con i cartoni da raccogliere e la bottiglia da buttare, le finestre da chiudere. Il ragazzo ha finito le misure per la cucina e ha chiamato il suo ufficio per chiedere una conferma sui tempi di consegna. Adesso ti chiedi perché sei qua. Poi il ragazzo si avvicina alla cucina e dice che se non vi piace la cappa la potete spostare, vi consiglia come mettere il tavolo, usa il plurale e coinvolge anche te con lo sguardo nel futuro di questa casa. Marta non dice niente. Sembra tutto così normale. Poi il ragazzo se ne va, prende la borsa e l’ombrello, ti stringe la mano e vi sorride. “E’ un piacere averti conosciuto” dice.&lt;br /&gt;Aspettate un po’ prima di parlare, vi guardate. Ecco, ora lo capisci: siete di nuovo tu e lei. Come va, tutto a posto? Non rispondi. La guardi, credi stia per piangere, speri che lo faccia, ti farebbe sentire più sicuro. Si avvicina e piange infatti. Te lo dice subito che è incinta. La tua risposta sarebbe diversa se fosse sincera. Le chiedi se è sicura. Poi ti spiega. Allora ripensi a tutte le volte che lo avete fatto. E non puoi proprio credere di essere stato tu. Di chi è le chiedi. E’ tuo. Come fai ad essere sicura. Lo sono. Ve ne andate. Pensi come dovrebbe comportarsi una persona innamorata. Le guardi gli occhi, l’aria autunnale è piacevolmente fredda, rigenerante, non sembra più abbia pianto. Ti chiedi se lui lo sa, ma non glielo vuoi domandare. Non riesci a ponderare quello che sta succedendo, e ti spiace dirlo ma in fondo sei felice, sei felice che è tornata, che in qualche modo dipende da te. Così vi avviate insieme verso casa, aspettate il tram, e ne continuate a parlare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4472900305125631402?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4472900305125631402/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4472900305125631402&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4472900305125631402'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4472900305125631402'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/11/la-cucina-apri-la-porta.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8285494020885469291</id><published>2008-11-04T08:39:00.000-08:00</published><updated>2008-11-04T23:52:01.916-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>C’è una negra che si strizza una tetta e sorride. Le sedie non si sa neanche da che parte arrivano, danno l’idea vecchia di qualcosa – le sedie vuote che formano una matrice sul linoleum della palestra.&lt;br /&gt;Domani tutto questo sarà finito. Le foto in bianco e nero sulle pareti, uno striscione “Amatevi come io ho amato voi”. Il prete morto di stenti e di raffreddore, prima che infuriasse il ’68.&lt;br /&gt;Si poterebbe trovare un minimo comune denominatore: si festeggia la vita di un prete morto senza nessun prete vivo, Lorenzo che ci guarda, e la negra che ammicca verso la macchina fotografica.&lt;br /&gt;Si schiaccia la tetta e le sue amiche ridono, Erika è piegata. Le tette della negra sono piccole e lei è grossa dentro un maglione peruviano almeno di una misura in meno. Quest’anno le cose sono un po’ diverse e hanno messo la musica. Qui se ne fregano di Breston Ellis, del cinismo e delle camicie inamidate cambiate una volta al giorno, qui si parla un’altra lingua, tutto è così naturale. Come se Pasolini non fosse morto mai, e avesse ragione lui.&lt;br /&gt;Fate caso a come si muovono, a quello che dicono e come sono vestite le persone che sono qui stasera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So già che quando salirà sul palco e metterà la bocca vicino al microfono, scenderà il silenzio. E’ da quando sono piccola che la vedo parlare al microfono, presa a aizzare i sentimenti della gente che la ascolta. Quando lei era giovane e sfilava per le strade io non ero ancora nata, ho saputo tutto dopo, da quello che mi hanno detto gli altri – a me personalmente non ha mai detto niente, ma le sue foto in bianco e nero mi hanno accompagnata a letto tutte le notti. Per questo forse tutti si comportano come se avessi fatto le cose che ha fatto lei e come se avessi anch’io la sua età. Le foto ormai non le guardo più, me ne sono andata da lì - ho smesso di vederle da tempo ormai, ma mi continuo a chiedere chi le ha scattate – uomini sconosciuti, lei dice - baubau che venivano presi a calci nei cortei – e così che poi ho cominciato a tenere per loro e a chiedermi che faccia avessero. Soprattutto per quella in cui mia madre con in mano un microfono sta schiacciata contro una negra sotto un cartello che dice “libertà alle nostre sorelle”, proprio quella negra nella foto che potrebbe essere la nonna di quella che c’è qui. Continua a sorridere, si stringe le tette senza sapere quanto è costato poter fare quel gesto. Io lo so, sulla libertà io ormai so tutto, più della negra, più di tutti quelli che cominceranno a pendere dalla labbra di mia madre tra un po’, più del prete che sorride nei manifesti appesi.&lt;br /&gt;Quando ero piccola, e quando lei ancora non aveva i capelli bianchi e si sdraiava sui binari per fermare i treni me lo ha detto che cosa è la libertà; ho sentito poi tutto il resto seguendola nei suoi comizi, nelle celebrazioni e via dicendo, mentre parlava davanti a persone uguali a quelle che ci sono qua stasera. E’ un caso che io ci sia, non ho più nessun dovere nei suoi confronti. E’ strano però dopo tanto tempo sentirla parlare delle stesse cose, tirare fuori quella rabbia sociale che ai tempi era così di moda. Adesso non fa più paura a nessuno, adesso crea solo tenerezza. Va avanti a raccontare le sue bugie, mantiene fede alla sua storia, non può fare altro. Si mette davanti al microfono e ci racconta del suo prete, ci dice come l’ha vissuta lei quella storia e come rivoli di tutto quello che è successo lassù si sia propagato misteriosamente per l’universo. Parla di mio padre, ne da la sua versione. E' patetica: racconta della maternità non voluta, la fuga con me in grembo quando il prete della rivoluzione stava fondando la sua scuola. Ci dice della loro “intimità”: successe una sola volta e nevicava. Poi ricomincia, dicendoci che la sua vita si trasformò in una fuga e in una missione. Gli anni difficili della separazione, i rifiuti del prete, la traversata dell’oceano e l’approdo al Greeniwich Village, gli anni Bohemien e tutto il resto – stento e resurrezione, fatica e successo, poi l’insegnamento, i cortei, il secondo matrimonio, e finalmente la celebrità: tre libri in più di trent’anni, tutti racconti – che parlano di donne, del Village. Il prete era morto ormai, e pian piano si era posato chissà dove nella sua memoria l’afflato che penetrandola l’aveva trasformata. E adesso guardatela qua davanti al microfono – lui icona caduta, manifesto appeso – lei voce narrante. Si saranno amati mio padre e mia madre? Di che amore si saranno amati?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8285494020885469291?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8285494020885469291/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8285494020885469291&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8285494020885469291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8285494020885469291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/11/c-una-negra-che-si-strizza-una-tetta-e.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-337861214385321713</id><published>2008-09-16T00:13:00.000-07:00</published><updated>2008-09-16T23:41:07.885-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Adesso i cieli risuonano di sogghigni meschini.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Venerdì si è impiccato lo scrittore David Foster Wallace, significa che è morto. Noi siamo tristi e turbati dalla notizia, dal fatto che possa essere accaduto, dalle circostanze che hanno portato a questo evento, che comunque le giriamo non riusciamo a non legarle al “dolore”, qualsiasi cosa ciò voglia dire.&lt;br /&gt;Non sappiamo perché siamo tristi e perché in questi giorni ci continuiamo a pensare, non certo perché lo conoscevamo, nel senso in cui si conoscono le persone che amiamo, che frequentiamo e stimiamo. Non lo conoscevamo in effetti, ecco perché ci sembra così profondo, intimo, disturbante e morboso il sentimento che proviamo per lui adesso. Ci era vicino, in un senso “inutile” e difficile: la sua scrittura e la sua voce sono stati la leva con cui abbiamo scostato la nostra anima e ci abbiamo guardato dentro. Wallace ha cominciato a parlarci di noi stessi, divenendo inaspettatamente lo stratagemma misterioso che ci duplicava e ci metteva davanti a uno specchio. Non sempre abbiamo visto cose che ci piacevano, anzi a volte quelle cose ci facevano ribrezzo e paura, altre volte ci facevano pensare, altre ancora ci lasciavano di stucco. Non sapremmo dire come questo sia potuto succedere, ma a un certo punto è accaduto, abbiamo però capito che era un regalo, come la grazia di dio, Wallace era entrato dentro di noi, facendoci rivedere il mondo cioè cambiandoci il mondo davanti agli occhi.&lt;br /&gt;Forse per questo la sua morte non la sappiamo valutare visto che è qualcosa che sta fuori e fuori lui non è mai stato, anche se da qualche parte ha vissuto.&lt;br /&gt;Non crediamo che questo possa risuccedere, ci sentiamo qualcosa di “epocale”, i nostri padri hanno avuto Mann e i nostri nonni Proust, noi Wallace. Da qui il bisogno di ringraziare.&lt;br /&gt;Ci siamo già chiesti cosa sia realmente successo e perché mai è successo tra noi e Wallace, ci ricordiamo bene la luce che c’era nella stanza, e sentiamo la gratuità di tutto come una delle cose più belle e misteriose che sono capitate alle nostra vita intellettuale. Poi è stato facile: Wallace ha cambiato il nostro modo di pensare e di vedere le cose, o solo di provare a pensarle, e ha stravolto il nostro gusto estetico per sempre. E’ stata l’esperienza di una metamorfosi cosciente. Vorremo ringrazialo. Sappiamo che “lui” non c’entra, soprattutto adesso che è morto. Ma è strana quella voce che continuiamo a sentire, e il dolore che continua a pungolarci facendoci sentir presso di lui, ovunque lui sia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono tutte cose che a voi non interessano, che interessano a me, e più le penso più mi sembrano straordinarie, per quello che mi hanno dato, per come mi sono sentita innamorata di fronte a tutto questo. Poi tutto il resto non ha importanza: che abbia stravolto l’idea di romanzo, che abbia ricreato l’idea di grottesco rendendola (dopo Poe, Anderson e O’Connor) ancora capace di parlarci del mondo, del nostro mondo, che abbia riforgiato un "linguaggio" impastando fisica filosofia e letteratura facendoci veder la perversione, la malattia, la dipendenza nella loro giusta forma, la forma che hanno i nostri anni, che ha la televisione, l' "intrattenimento" e tutta la vita che ci è cresciuta intorno. Tutte cose che i vari Melville, Pavese, Musil e Joyce non avrebbero mai potuto dirci, per ovvi limiti di tempo – lui ce le ha dette; e noi poi le abbiamo ri-dette attraverso di lui, attraverso quella leva con cui abbiamo un po’ scostato la nostra anima e ci abbiamo guardato dentro.&lt;br /&gt;Non sappiamo proprio dire come ci sentiamo oggi, in qualunque modo ci sentiamo caro David Foster Wallace che la terra ti sia leggera ovunque tu sia, e grazie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-337861214385321713?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/337861214385321713/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=337861214385321713&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/337861214385321713'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/337861214385321713'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/09/la-morte-non-la-fine-venerd-si.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2671096882921432198</id><published>2008-06-25T00:17:00.000-07:00</published><updated>2008-06-25T07:20:14.278-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;IO E IL SUO VERO NOME.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ci sono dei libri che entrano letteralmente nella tua vita. C’è questo libro che è entrato nella mia vita, come un fatto, scuotendola -fisicamente.&lt;br /&gt;Sono a Portland. E' Natale. Sto cercando i racconti di un autore americano. Ho appena finito di leggere &lt;em&gt;Il museo dei pesci morti&lt;/em&gt;, tradotto in italiano dalla Casa Editrice Dei Bambini Prodigio. Quei racconti mi sono piaciuti, ma &lt;em&gt;Sceneggiatore&lt;/em&gt;, mi è sembrato pazzesco, l’ho riletto tre volte. Quando qualcosa mi sembra pazzesco, devo smontarlo, per vedere come funziona, e rubarne il segreto, e rifarlo. &lt;em&gt;Sceneggiatore&lt;/em&gt; è un racconto che parla di uno andato di testa che vive in una specie di manicomio per andati di testa, lui - a dire la verità - non sa bene neanche dove si trova – quello che fa è semplicemente raccontare ciò che "vede", siamo noi che ci immaginiamo la verità per differenza ( è questo è già abbastanza eccitante) : allucinazioni e nevrosi, cinismo e grazia sono mischiate tra dolore e inconsapevolezza, e più la forza della sua visione ci sembra malata più è potente. Le cose prendono letteralmente fuoco e si trasformano sotto i nostri occhi. E’ l'ambiguità che ci parla ma lo fa con immagini bellissime. Come non venire affascinati quando la perversione è potenza creatrice e la lingua “gioco” meraviglioso? Me la sono fatta questa domanda, ma poi ho pensato che c’era anche qualcos’altro. Già! Ci sentivo dentro Poe, e Wallace in questo racconto, e poteva bastare, ma ad ascoltarlo bene ci parlava qualcosa di più istintivo, senza mediazione, cristallino, era come se le fiamme che ustionavano fossero raccontate da un Carver sotto psicofarmaci – voglio dire che in fondo mi sembrava un racconto realista, ecco il segreto.&lt;br /&gt;Comunque sono a Portland - sotto una libreria di legno verde che sembrava arrotolarsi fino al soffitto tanto è alta, “contemporaney fiction” lettera “D”, sto cercando la seconda raccolta di questo autore americano nato nel 1960. La trovo. Quella stessa notte, la notte prima del mio rientro in Italia, leggo il racconto &lt;em&gt;Her real name&lt;/em&gt;, e ho la percezione di un piano inclinato e di qualcosa che scivola dolcemente dentro un buco nero intanto che il mondo sparisce. Ripensare a quella sera - pioveva e io me ne stavo sopra le lenzuola, mi da ancora la sensazione di scivolare. D’ambrosio in quaranta pagine, mi ha ucciso, e lo ha fatto con le stesse armi di &lt;em&gt;Sceneggiatore&lt;/em&gt; – ma senza scherzare, seriamente, e mi ha fregato, questa volta per sempre.&lt;br /&gt;Forse le cose suonano così perentorie perché ho delle idiosincrasie, e un chiodo fisso. Per me tutta la letteratura racconta la storia di un viaggio, il viaggio di un ritorno a casa, oppure è la storia di un assedio, il tentativo di attraversare una soglia. La letteratura è L’Iliade e L’Odissea declinate all’infinito, pensateci! A ben vedere ogni ritorno a casa, segna il passaggio di una soglia, "ri-tornare" è di per se un'esperienza di morte, perché ogni volta la casa non è mai più la stessa (...) – quindi i due archetipi si risolvono in uno, contenuto in forme e intensità diverse in ogni esperienza letteraria. &lt;em&gt;Her real name&lt;/em&gt; è l’esemplificazione scarnificata ed essenziale della fusione di questi due archetipi, ne è anche l’esemplificazione più poetica - che mi sia capitato di leggere - della loro unità. Voglio dire, se quello che sto per dire non suonasse presuntuoso, che in questo racconto c’è tutto. Prendete &lt;em&gt;Bonny and Clyde&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Thelma e Luise&lt;/em&gt; e metteteci dentro &lt;em&gt;Dead Man&lt;/em&gt;, avrete qualcosa di simile a &lt;em&gt;Her Real Name&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia è la storia di un uomo che uscito dalla marina, con i soldi del congedo, sta vagando per l’America. L’uomo incontra una ragazza che lavora in una pompa di benzina, lei vuole fuggire dal suo paese e dalla sua gente. Jones, così si chiama, la prende con se. Scopre che la ragazza è gravemente malata, porta una parrucca, i due attraversano l’america dei canyon e dei pellerossa, la ragazza collezione souvenir di quelle storie di battaglie. Durante il viaggio,la malattia peggiora gravemente e a Jones stanno per finire i soldi. La ragazza non vuole andare in ospedale, ne tornare a casa, il padre della ragazza è un predicatore fanatico, la ragazza dice che sarà sulle loro tracce e li ucciderà quando li troverà. Jones prova a farsi aiutare da un medico alcolizzato, ma ormai è troppo tardi. Toccherà a lui portarla al fiume e seppellircela dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il riassunto che ho fatto fa abbastanza schifo, ma prendetelo per buono così, no anzi dimenticatevene, e pensate a &lt;em&gt;Her real name&lt;/em&gt; come un viaggio di un uomo e una donna dentro la morte, oppure alla storia di un amore condensato nel tratto di strada che separa due coste dell’America, è un viaggio all’inferno, in cui si consuma qualcosa di grandioso, che sta al dilà del viaggio e dei suoi testimoni e che ha la forza del rito e della redenzione, è un viaggio religioso che non ha bisogno di Dio e che supera la morte attraverso il rito atavico della sepoltura. È il bigino laico e sbriciolato della divina commedia, senza il chiarore del cielo stellato – senza il purgatorio e il paradiso, lanciato diritto nel fondo torbido di un fiume. &lt;em&gt;Her real name&lt;/em&gt; è in tutto è per tutto questo: forse solo il tentativo di questo. Viaggio dantesco, e quindi ancora una volta, fuga dall'"oscurità", nell’unico modo in cui lo si potrebbe fare oggi, sulle tracce delle indiani e dei cow-boy, lungo le strade pop tracciate da &lt;em&gt;Sailor e Lula&lt;/em&gt;, tutto sotto falso nome, anzi senza nome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se questo vi suona troppo ardito proverò a farvelo capire diversamente...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2671096882921432198?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2671096882921432198/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2671096882921432198&amp;isPopup=true' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2671096882921432198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2671096882921432198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/06/io-e-il-suo-vero-nome.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-9023728579571488036</id><published>2008-06-17T01:58:00.000-07:00</published><updated>2008-08-05T15:49:08.897-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Io e lei stiamo per mettere a soqquadro il mondo. Non abbiamo nessuna urgenza. Questo è il nostro film, siamo completamente sul pezzo come due presenze misteriose. Io sono Conan e lei Lana, no – io sono Conan e lei è La Donna Gatto, perchè Lana è il personaggio più minchione della storia del cinema.&lt;br /&gt;Abbiamo fumato e per scaldarci ci hanno regalato le pastiglie con i disegni dei cerbiatti. E’ come se lei avesse sceneggiato asini bagnati, sigarette, e la casa dei doganieri, quello che c'è qui. Una città chiamata Indastria, giornate primaverili, odore di bosco. Tutto un aggiustarsi extradiegetico di imposture narrative.&lt;br /&gt;Mi ha detto di trattenere il respiro e di cercare la vena, pareva un rosario. Pioveva fragorosamente e senza controllo.&lt;br /&gt;C’e una prestazione aggiuntiva di bellezza nell’alone che sprigiona l’acqua sui suoi capelli, ma non è evaporazione. Nessuno sa cos'e.&lt;br /&gt;Zizi è uscito poi è rientrato. Ancora - come il mese scorso - non ha fatto in tempo a farsi due tiri. Non voleva bagnarsi e se ne stava proprio sotto l’insegna viola che gocciolava “Pussycat”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sento che la porta della discoteca si chiude.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei è la primavera. I suoi occhi sono più liquidi delle pozzanghere e le mani entrano nel fango come radici. Adesso mi guarda e si sdraia sulla zolla smeraldo. Vorrei essere Joyce per pensarla in questo momento: sotto questo cielo color incudine, colorata con i colori del temporale, e con l’estate che luccica furiosa.&lt;br /&gt;Non sappiamo se perderci nel bosco o rientrare a ballare.&lt;br /&gt;L’avevo presa per le mani sudate di danza, le ho sussurrato nell’orecchio di uscire, e adesso siamo qui -dove piove così forte - per darci il primo bacio. Stiamo aspettando che se ne vadano tutti, abbiamo bisogno di spazio per guardare il lago mentre si riempie fino all’orlo e per baciarci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-9023728579571488036?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/9023728579571488036/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=9023728579571488036&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9023728579571488036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9023728579571488036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/06/io-e-camilla-stiamo-per-mettere.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-7208588218259445577</id><published>2008-06-16T06:39:00.000-07:00</published><updated>2008-09-17T00:30:13.282-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Fà talmente freddo per essere giugno&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Sono sicuro che le sue mani mi piacciono, anche se non sono delle belle mani. Ha un carattere che non dovrei cercare di decifrare, ma non credo ne in questo, ne in quello che si dice "farsi&lt;br /&gt;trasportare”. All’inizio appena la chiamo è imbarazzata, se è imbarazzata si mette sulla difensiva e diventa aggressiva, scontrosa. So che lo sarà sempre di più nelle diverse fasi che scandiranno la nostra relazione: credo, infatti, che ci litigherò spesso perché lei mi sembra quel tipo di persona che litiga con le persone che ama. Ora non ci ho ancora litigato, anche se due o tre volte mi ha detto “stai calmo, non ti arrabbiare”. Anch'io quindi divento agressivo se vengo messo con le spalle al muro. Penso subito alla percezione che ho di me stesso quando sono con lei, mi accorgo che è diversa da quella che ha lei: l’uomo che sto a fatica costruendo in questi primi incontri non coincide con quello che lei vede e riconosce, non ho dunque nessun controllo sulla situazione. Forse in questo senso la cosa che sta succedendo tra noi ha a che fare con il "lasciarsi trasportare", non mi resta, allora, che arrendermi e incrociare le dita e vivere questa serata come un hippie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;E’ un freddo novembrino, le nuvole sono rasoterra.&lt;/em&gt; ( potrei abbracciarla adesso, invece non la tocco. Solo molto dopo le appoggerò il mento sulla spalla mentre lei guarderà una vetrina).&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ti va di andare a bere qualcosa o vuoi già tornare a casa?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;No – bere qualcosa&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Dove.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Non so – non sono bravo a decidere i posti&lt;br /&gt;Come non sei bravo a decidere i posti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Andiamo la!&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;No dai, andiamo in vineria&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Brava! Non ci avevo pensato, si in vineria! In vineria è molto meglio. Tu sei molto più brava a decidere i posti.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei parlarle più direttamente e chiederle delle cose più intime che appartengono alla sua vita interiore, lo farei per restituirle in cambio parti della mia, e confrontarle, le chiederei, ad esempio, che approccio usa verso gli amori che stanno nascendo, le chiederei se il nostro è un amore che sta nascendo. E poi le direi che - qualsiasi cosa stia succedendo – per me - questa merita attenzione perché mi spaventa. Allora sentirei il peso di una contraddizione e mi chiederei perché sono qui e sto andando avanti e mi sto lasciando trasportare come un hippie se tutto questo mi spaventa. So che quando camminiamo insieme, quando mi sorride, quando sprofondiamo nel divano della vineria, qualcosa macina in direzione contraria alla mia paura, ma so anche che la mia paura e l’unica cosa che conta. Credo che se anche a lei facessero paura le stesse cose allora le potremo calibrare secondo le nostre esigenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ho deciso che martedì ti vengo a trovare&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ma va! Giù a Milano – no dai, è troppo uno sbattimento&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Che sbattimento, io ci vengo ------ ci vengo se per te non è troppo impegnativo, impegnativo mentalmente –dico.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;No non venire. Ci mandiamo qualche messaggio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Qualche messaggio?&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Noto che ci sono cose che mi piacciono di lei e cose che non mi piacciono e cose che non so collocare. Tra queste ultime c’è il modo in cui pronuncia la parola “sbattimento”&lt;br /&gt;Noto che rispetto alla scala che rappresenta Quanto Mi Sembra Bella Stasera (dove 0 è la volta che mi è sembrata meno bella e 10 la volta che mi è sembrata più bella) – stasera mi sembra bella 7 e questo - lo decido ora - è il modo più “compiuto” che ha di sembrarmi bella (i capelli raccolti, non lucidi ne troppo puliti, ma non tanto sporchi da sembrare appiccicosi, senza trucco, vestita per una giornata fredda, le labbra scure nella luce soffusa della vineria tagliate in due dall’ombra del lampadario) sopra il 7 tutto diventa impegnativo, e la situazione, qualsiasi situazione sia, pare sempre pronta a scivolarmi via di mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Io ti farei salire, ma mi vergogno, è troppo in disordine&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ti capisco&lt;/em&gt; (Non ti capisco proprio, fammi salire!)&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Io ti farei anche…&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dai! Vengo su a vedere solo la stanza della Nonna Belarda&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ la seconda volta nella mia vita che vengo invitato a salire in casa di una ragazza. Ci trovo un fornello sporco, un libro sul dna, e un letto matrimoniale disfatto, salire mi costa la promessa di un contro-invito (quindi due giorni di pulizia preventivi del mio appartamento). Noto che è sempre una sensazione particolare entrare nella casa della ragazza che ti vorresti scopare, soprattutto se la ragazza che ti vorresti scopare l’hai pensata per metà dell’inverno che è appena passato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-7208588218259445577?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/7208588218259445577/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=7208588218259445577&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7208588218259445577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7208588218259445577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/06/fa-talmente-freddo-per-essere-giugno.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-307220943727006865</id><published>2008-05-16T00:18:00.000-07:00</published><updated>2008-05-18T23:49:55.589-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ciao Viola,&lt;br /&gt;la preghiera che mi hai chiesto di scriverti – non ci sono ancora riuscita. E’ difficile scriverla quanto esaudirla, già non sono un granché con la prosa, le poesie proprio non le so fare, e le preghiere sono la cosa più difficile. Devo anche decidere a chi (è questa cosa che mi toglie il fiato), a Dio, a Proserpina, a un eroe privato, al cielo scuro d’Averno? Faccio proprio cilecca e mi sono messa fuori a lisciar cannoni con le preghiere.&lt;br /&gt;Hai detto che ne hai bisogno a breve, perché credi proprio di non riuscire a passare questo giro. Io sono andata ai pazzi, ier sera - per scrivere - ho imbroccato una brocca d’acqua del mio sink e le ho versato fiumi di vodka, già con la bilirubina spanata - tutto mi sembrava d’amianto e dopo un po’ era duro e io ci stavo dentro, ma non mi cascavano le preghiere, e pensavo a te e a questa preghiera.&lt;br /&gt;Allora mi è venuta in mente una cosa di Natalia Ginzburg e una poesia bellissima di Amelia Rosselli, che parla del mal di testa e delle formiche, con quella mi sei venuta in mente fortissima, anche se te non hai il mal di testa ma piangi quando la cucina diventa surreale e un invitato per la camomilla comincia a fare le flessioni, te che ti sei scofanata tanti emmenens quanti ce ne stanno in una piscina olimpionica ( ho pensato che la preghiera doveva parlare degli emmenens, della piscina olimpionica e di un punto fatto a biro sulle labbra, che doveva partire da quanto è piccola una lumaca e doveva finire con un pesce rosso, doveva essere gentile come far passare due dita sulla macchia arancio-mirtillo di una tela cerata, doveva essere una preghiera piano – perché io lo so che quella preghiera ti serviva per quando non ti passa il tempo e allo stesso tempo ti si svuota sotto gli occhi, di quando parli di cucina e dovresti parlare d’arte, di quando vorresti essere in un altro posto e invece sei lì ad aspettare che finisca la serata, di quando aspetti per niente tutto un tempo già sprecato che non fa per te) ho pensato a tutte queste cose per la preghiera, ma erano cose false – perché erano cose mie – te avrai sicuramente bisogno di preghiere per le cose tue, immagino che la vodka era finita, e il trenino rosso parcheggiato nel giardino, e il piumone del letto faceva una esse come “sorriso” (tutti i nomi che iniziano con la esse sono curvi) - e almeno volevo metterci il pesce rosso nella preghiera, una coppia di zombie dentro un drive-in, ma ho riempito tre pagine del mio quaderno di parole e poi di righe (ho fatto uno fotografia), che era una preghiera non venuta – la preghiera finiva con “baciare – affogare” rivolta a Dio per te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ps. Prometto che continuerò a provarci –&lt;br /&gt;– e comunque quando ne avrai bisogno, per salvarti ti dirò la mia preghiera segreta e tornerò mortale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao. Ann.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-307220943727006865?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/307220943727006865/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=307220943727006865&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/307220943727006865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/307220943727006865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/05/ciao-viola-la-preghiera-che-mi-hai.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-7241632629365391752</id><published>2008-05-09T04:50:00.000-07:00</published><updated>2008-05-11T14:44:48.116-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Sono io, Elsa, la tua amica cafona della Francia. Quella che tiene teneramente a te e non te lo dimostra mai in nessun modo, tu lo sai?&lt;/em&gt; (è che io non capisco bene, a volte sotto milioni di strati di pelle a me sembra che tu a me ci tieni, due o tre volte, quella a Boston e poi forse a Parigi, ma di più quella a Boston quando mi aspettavi sotto casa con le valige e avevi i capelli legati in una coda, là, davanti al mio appartamento - sembravi veramente piccola, sembravi una bambina, e mi hai guardato con la forza desolante e con la sorpresa che io continuo testardamente a catalogare nel posto sbagliato. Poi altre volte - il più delle volte – è vero! sembra che mi tieni tra i tuoi affetti, ma come si fa con gli amici lontani o peggio con i “pen friends”, quelli che si scrivono ogni tanto dopo essersi conosciuti in una vacanza studio per imparare l’inglese. Così ti occupi di me come se volessi seguire le buone maniere ed essere semplicemente ospitale facendo ciò che ti chiede di fare tuo padre. Altre volte sei imbarazzata o semplicemente non hai cazzi, e non vedi l’ora che me ne vada, come quando abbiamo fatto le creps nel tuo appartamento e non mi sembravi per niente a tuo agio. Tutto quello che so di te l’ho strappato con le unghie e tu di me non hai mai chiesto niente, sei fredda e completamente distaccata, a volte credo, e più spesso adesso che ti conoscono meglio, che questo sia il tuo modo di stare nel mondo, un atteggiamento che non capisco e che subisco dolorosamente, come una delle cose più meravigliose e misteriose che mi sia mai capitato di trovare in un essere umano, la tua freddezza la scambio per innocenza, la tua superficialità mi sembra mancanza di interesse verso tutto ciò che è volgare, e sei curiosa e piena di talento, eppure così chiusa sempre nel tuo appartamento e in biblioteca, anche questo non lo capisco.)&lt;br /&gt;&lt;em&gt;I francesi hanno la reputazione di essere delle persone maleducate, non è vero?&lt;/em&gt; (da quando ti ho incontrato la lingua francese è un codice da tradurre e la Francia solo una condizione da inseguire – in fondo non posso avere più idee sulla Francia e sui francesi ) &lt;em&gt;Sono veramente desolata di dare così evidentemente ragione ai nostri detrattori, ma bisogna a volte assumersi la responsabilità del proprio carattere, anche quando è evidentemente spiacevole.&lt;br /&gt;Ho un carattere spiacevole&lt;/em&gt; (chissà cosa vuoi dire con questa parola “navrant” non c’è nessuno dei suoi significati “desolante”, “penoso”, “incresciso” “spiacevole” che possa ricondurre alla tua persona, eppure "navrant" è qualcosa che c’è intorno a te, che tu subisci, come se il "navrant" venisse da fuori e non ti permettesse di tirartela, di essere prepotente, smorfiosa, piena di te e fare tutte quelle cose a cui la tua condizione umana e la tua bellezza disumana ti renderebbero naturalmente predisposta) &lt;em&gt;ma bisogna dire che tu non mi aiuti per niente (direi anche che sei tu che mi ci inchiodi a volte…).&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Io non ho saputo rispondere al tuo ultimo messaggio perché diceva molto di più di quello che mi meritavo, che non potevo apertamente protestare, e ancor mano seriamente assentire.. in una parola mi sentivo bloccata. Mi sono accontentata di diventare rossa come un peperone, di ripromettermi di dirti non farlo più, (finisco per crederci e il mio carattere diventa ancora più spiacevole)&lt;/em&gt; ( ogni cosa che ti ho detto, lo giuro, anche quando ti è potuta sembrare stravolta, buffa, e grottesca, anche quando è stata il più possibile deumanizzata per non sembrare troppo romantica, in tutti i casi nasceva da un sentimento assolutamente puro e sincero, anzi proprio l’accanimento postmoderno che ho verso i miei sentimenti, è tanto più vero quanto risulta l’unico modo che ho per difendermi da me stesso, in un certo modo anche da te) &lt;em&gt;e di sperare che tu avresti avuto parole per raccontarmi il più presto possibile queste giornate speciali in un prossimo messaggio al quale avrei potuto rispondere &lt;/em&gt;(bhè diciamo che venerdì sotto casa tua quando ci siamo trovati eri ancora una presenza accettabile, squisitamente bella, dalle movenze divine, con il solito stile, con il solito piglio affettuoso e distante – eri ancora sopportabile, hai espresso delle preferenze, hai fatto qualche domanda, tanto che il giorno dopo siamo andati alla mostra di foto insieme, e li non te l’ho detto ma ho cominciato a morire – sono cose vere: la sensazione di annullamento coatto verso la tua presenza come verso una malattia – vederti camminare tra le stanze bianche, sul legno chiaro, tra le persone che c’erano, è stata una delle cose più intense della mia vita, lo so che detta così fa ridere, ma è tutto il mondo che ti portavi dietro che mi affondava, come quando camminavamo per le vie di Boston, e mi veniva facile pensarci costruiti intorno ad altre vite, vite più adatte ad incastrasi, ma nostre – cinematograficamente nostre, ci sono situazioni in qui sei devastante, soprattutto nei contesti che sanno isolarti e illuminarti: l’ambiente minimal del museo, le strade scure di Boston, palcoscenici in cui tu potresti recitare, e entrare negli sguardi delle altre persone e seguirmi, amarmi, rincasare, ficcarti sotto le lenzuola, con i gesti collaudati di chi lo fa da tempo e si sente casa con me sotto le lenzuola. Domenica siamo andati all’Opera a vedere il Parsifal e lì ho avuto la stilnovistica certezza di essere di fronte a qualcosa di "diverso", che tu fossi veramente una “creatura”, e questo - per quanto mi riguarda - ha spinto la nostra relazione a uno stadio successivo, i cui significati sto ancora cercando di ponderare ).…&lt;em&gt;Come sai non è andata veramente così, ma tutto è poi peggiorato quando ho ricevuto il tuo pacco. Sei stato così gentile che non sapevo come ringraziarti. Poi, ho pensato a svariati modi per farlo ma nessuno ha trovato realizzazione, ma ho buone speranze che non sarà sempre così.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Posso semplicemente cominciare ringraziandoti molto sinceramente perché tutto quello che hai fatto mi ha fatto molto piacere. Ho subito voluto vivere con la mia t-shirt come fosse una seconda pelle, ma ho dovuto fermarmi dopo due giorni, quando mi è ritornata la ragione.&lt;/em&gt; (prima mi dici che la maglietta che ti ho regalato vuoi che sia la tua seconda pelle, questo mi fa pensare certe cose perché mi sembra una frase che abbia un “significato”, non mi pare possa rientrare nel novero delle “gentilezze” che mi riservi, sembra qualcosa di più complicato, di più diretto, qualcosa in cui sei coinvolta, e coinvolta non lo sei mai stata e allora vado indietro e mi chiedo perché non mi hai baciato a Boston, perché non sei venuta mai a trovarmi quando ti ho invitato, perché non mi hai detto niente del cd, poi finisco di leggere e incontro quella parola “ragione” e proprio la parola che mi dovrebbe far capire tutto non mi fa capire niente) &lt;em&gt;Vorrei anche sapere perché non bisogna leggere il libro? E se posso almeno provarci o è una cattiva idea? E come posso sapere se il posto in cui l’ho nascosto è sufficientemente sicuro? Bisogna che me lo dici rapidamente, perchè per tutto questo tempo può essere in pericolo. &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-7241632629365391752?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/7241632629365391752/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=7241632629365391752&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7241632629365391752'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7241632629365391752'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/05/sono-io-elsa-la-tua-amica-cafona-della.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-570274139254099554</id><published>2008-05-08T00:54:00.000-07:00</published><updated>2008-05-08T04:25:37.871-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>NEL MONDO GRANDE E TERRIBILE&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Io, che mi ritengo di sinistra, progressista o che dir si voglia, credo che essere di sinistra voglia significare desiderare uno stato che fornisca educazione, sanità e servizi ai suoi cittadini. A tutti i suoi cittadini. Credo che voglia dire tolleranza e legalità. Certo, pure legalità. E voglia dire uno stato che difenda i "deboli", deboli economicamente e di possibilità, e possa garantirgli tutti i diritti fondamentali e pure le "comodità" minime. Per una vita dignitosa.Significa uno stato che combatte contro i monopoli, visto che questi sono storicamente sfavorevoli al cittadino. E, sì, se il monopolio ci debba essere che sia di stato (visto che lo stato dovrebbe essere pro-cittadini e quindi difendere i loro diritti).Significa avere scuole pubbliche di qualità (e quindi investimenti nelle scuole pubbliche e non sovvenzionamenti alle private; se le scuole private ci sono, che si auto-sovvenzionino, please) e ricerca pubblica, significa avere ospedali pubblici di qualità (stesso discorso), significa avere mezzi pubblici che funzionino.Per tutto questo è necessario che lo stato si finanzi tramite tasse e tramite lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio. E quindi i cittadini hanno il dovere di pagare le tasse. Ognuno in quantità commisurata al reddito.È un'utopia? No, si chiama stato sociale.Bene, questo per me è essere di sinistra&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io credo che essere di destra significhi desiderare uno Stato che sappia educare, curare e proteggere i suoi cittadini. E voglia dire uno Stato che inciti i deboli a diventare forti e che poi li metta in condizione per esserlo (qualsiasi cosa "deboli" e "forti" voglia dire) – senza che i deboli si crogiolino nell’ozio e nell’attesa, o peggio nella pretesa; che vengano educati a credere in loro stessi per prima cosa. Questo per me che sono di destra significa avere una dignità, e la dignità va meritata non va garantita.&lt;br /&gt;Significa uno Stato che tuteli i monopoli in quei settori dove la struttura monopolistica è fisiologicamente necessaria per la sopravvivenza del capitalismo e per una competitiva e efficiente offerta di servizi, che tuteli senza intromettersi la libera concorrenza negli altri settori.&lt;br /&gt;Che creda in un’educazione severa e rigorosa (nel metodo) impostata sul merito e sui risultati, merito e motivazioni devono essere i parametri per selezionare i professori e gli studenti, studiare e insegnare deve essere un lusso (lusso –dico – anche nelle retribuzioni e nella rispettabilità sociale che meritano i professori e gli studenti-ricercatori), credo in un’educazione di elite (ridotta nel personale docente e nelle strutture) finanziata e diretta dallo Stato insieme alle imprese nei settori tecnologici in cui la ricerca è rilevante, una scuola a cui tutti possono accedere solo se lo vogliono e se lo meritano. Credo in una sanità pubblica e di qualità anch’io che sono di destra.&lt;br /&gt;Per tutto questo è necessario che lo Stato si finanzi con tasse e tramite lo sfruttamento delle risorse naturali nel territorio (questo vale anche per me in generale, nel particolare come in Italia per esempio credo che le tasse siano troppe e i principi di tassazioni mal impostati – mi chiedo, per esempio, se hanno ancora senso gli statuti delle regioni speciali e la conseguente tassazione / finanziamento particolare che stabiliscono). Chiaramente i cittadini hanno il dovere di pagare le tasse, ognuno in qualità commisurata al reddito. Bene, per me questo è essere di destra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-570274139254099554?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/570274139254099554/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=570274139254099554&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/570274139254099554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/570274139254099554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/05/nel-mondo-grande-e-terribile-io-che-mi.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-7953630096187162024</id><published>2008-05-05T07:49:00.000-07:00</published><updated>2008-05-05T07:50:21.904-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Viola è Beatrice&lt;br /&gt;Camilla è Beatrice&lt;br /&gt;Isabelle, bè - Isabelle è Beatrice.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-7953630096187162024?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/7953630096187162024/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=7953630096187162024&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7953630096187162024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7953630096187162024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/05/viola-beatrice-camilla-beatrice.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6251875631123523596</id><published>2008-05-05T05:47:00.001-07:00</published><updated>2008-05-05T06:00:06.781-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>sto bene . Lavoro. Amo. Amo una ragazza che non mi ama. Ha la barba e gli occhi blu e un collo bellissimo. Lavoro in una società svizzera - vivo sola in un buco con la cucina dentro l'armadio. Non ci sono bar e gli uomini non hanno fantasia, ma ci sono le puttane e i cani. La gente - in questo posto - scappa di casa o si butta dai ponti e fuma, fuma tantissimo. Si scia d'inverno e si va a scalare in estate. Alla messa la domenica ci andiamo con le sciarpe e i moon-boots, tutti - anche quelli che non ci credono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia è una vita senza cuore. E te? che fai? ti sei sposata, i due yuppie gli hai più visti?. Dove vivi? baci ann.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e Valentina - Valentina come sta? (dalle un bacio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e Viola? &lt;br /&gt;e Camilla?&lt;br /&gt;e Isabelle?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6251875631123523596?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6251875631123523596/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6251875631123523596&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6251875631123523596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6251875631123523596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/05/sto-bene.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-1835751957104317770</id><published>2008-05-05T05:44:00.001-07:00</published><updated>2008-05-05T07:49:21.769-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Isabelle va fatta sparire domani sera&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Tutte le cose nella mia testa, le cose importanti nella mia testa partono per finta. Io prendo un puntino, un appoggio liscio, facile e illuminato, e lo dilato all’infinito. Sono fredda quando parto e ho la situazione sotto controllo, la mia fantasia vortica e scalda. Sistemo tutto e il mondo si dilata, si riempie di bene e di male, faccio diventare tutto molto blu, vivo. Prendo pezzetti e li appiccico, costruisco biografie che intersecano biografie per gioco, gonfio, illumino; così stanotte sul treno Milano - Parigi mi porterò a spasso uno storia fino alla Stazione di Bercy ore 9e45, poi alle 20:00 sui gradini dell’Opera della Bastille, la romperò, con la rabbia che si merita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-1835751957104317770?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/1835751957104317770/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=1835751957104317770&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1835751957104317770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1835751957104317770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/05/isabelle-va-fatta-sparire-domani-sera.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-1490219807598104047</id><published>2008-04-25T17:23:00.000-07:00</published><updated>2008-05-16T00:33:12.861-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;27 Aprile – (Montecarlo)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Quando sento la porta aprirsi e non ti vedo ancora, già credo che sei tu, e la bocca mi si riempie di mosche. Brulica come la primavera, è resinoso il tuo sguardo. Allora ogni volta taccio e ci provo, eppure mi sorprendi.&lt;br /&gt;Bisogna starci attenti, far passare il tempo, arrendersi, per capirlo.&lt;br /&gt;Te ne vai, chissà cosa pensi, com’è pensarlo - e avvicinarsi...non lo farai e io ti sembrerò un po’ scemo, sveglio non lo sono mai stato.&lt;br /&gt;Sarai lontanissima e il rovescio di McEnroe ti farà impazzire, mi manchi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vederlo fa venir voglia di fare l’amore, io lo so e anche tu lo sai, ma hai riso quando te l’ho detto. Chissà quante volte colpirà? Proverò a contarle alla televisione. Vorrei essere lì con te – domenica - davanti alla Medusa perché allora toccherebbe a me, pietrificare. Forse un’altra volta.&lt;br /&gt;Ti porterò a vedere il rovescio di McEnroe con la mia macchina, l’anno prossimo se sarai libera di organizzarti. Tifare McEnroe, trasumanare. Spero sia una bella giornata di sole, mi hai detto. Non si gioca se piove.&lt;br /&gt;Io resto. Tu parti se ce il sole, ma anche se piove a Montecarlo. Nella stanza. Dopo la finale. La sera, o la mattina - che è ancor più bello, con la partita in testa - passata , lo sguardo di McEnroe sulla palla negli occhi, sotto le lenzuola con i rovesci di McEnroe e la stanza sconosciuta, ti sentirai lontana a pensare alla partita, al vuoto della vittoria che fa, al rosso della sconfitta e al sesso furioso del pericolo scampato, della vita finita e poi riiniziata, uguale a quella di tutti i giorni eppure ancora un po’ diversa camminando dallo stadio alla stanza e poi ancora un po’ diversa nelle lenzuola, ancora per un po’, forse con me se io ci fossi, funzionerebbe McEnroe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-1490219807598104047?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/1490219807598104047/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=1490219807598104047&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1490219807598104047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1490219807598104047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/27-aprile-montecarlo-quando-sento-la.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3017293176028012441</id><published>2008-04-23T10:11:00.000-07:00</published><updated>2008-04-24T01:04:10.772-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>IL RAGAZZO DI "LOTTA CONTINUA" FARA’ LO SCRITTORE&lt;br /&gt;Giuliana stava tirando fuori dallo zaino qualcosa. Quando dilà nell’altra stanza Antonio disse che ci sarebbero stati tutti. Avevamo appena sistemato a terra lo striscione, Giuliana con le braccia piene di bombolette ci fece segno “dilà”. “Qui puzza, poi sporchiamo le pareti”. Era l’unica a cui interessavano le pareti dell’università. La segui portandomi dietro il lenzuolo e i pali. “Che giornata di merda” disse. E invece c’era la luce giusta – anche se era febbraio sembrava di un profondo autunno – mi faceva venire in mente Marlowe, era come se ci fosse dentro un inverno che incubava, e si capiva già che qualcosa sarebbe potuto uscire dai binari. Mentre il lenzuolo pian piano si bagnava per la pioggia, lei - con le sue scarpe di vernice cercava di tenerlo diritto. Era alle prese con la T per finire di scrivere “Tibet” quando arrivò quello di Lotta Continua, con i pantaloni infangati. Un tipo altro, magro. Mi sembrava nervoso, ma tutti quelli di Lotta Continua lo erano. Era biondo e parlava con un accento napoletano. Ci disse di non mischiarci con gli Indiani, che dovevamo fare gruppo con Autonomia e con loro, disse anche di tenerci pronti a caricare. Il tipo si allontanò appena vide Alfonso che usciva dal portone dell’aula Magna. Guardai Giuliana e lo striscione sporco di fango, poi provammo ad alzarlo. Disse che non andava bene; era troppo stilizzato e poco impressivo. “Chi cazzo se ne frega, si legge?” Parlava usando parole come quelle: “stilizzato”, “impressivo” parole che mi irritavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;BELLACHIOMA E’ MORTO DAVVERO!&lt;br /&gt;Noi maschi del gruppo ci eravamo fatti dire il nome del ragazzo che era stato ucciso dai fascisti la settimana prima, il ragazzo di Bologna con il maglione rosso che sanguinava a terra nelle foto dei giornali. Bellachiona lo chiamavano. Lo volevamo scrivere sullo striscione, ma Giuliana se ne era uscita con una delle cose sue, aveva detto che la rivoluzione doveva far ridere, dovevamo partire disinteressandoci del male, perché senò il male ci avrebbe fatto diventare come loro, “loro chi?” nessuno la capiva e dal fondo dell’aula qualcuno applaudì ironicamente. Ma Mario accettò la proposta di Giuliana, e così fece copiare sullo striscione il suo bigliettino. Quando ripassò il biondo napoletano, lo guardai bene in faccia, aveva un paio di occhi blu chiaro, sembrava un cow-boy. Lo striscione riuscì a strappargli un sorriso che dedicò a Giuliana, poi si rigirò dalla parte di Alfonso. Lei mi guardò carica di orgoglio e mi fece segno di arrotolarlo. Il cortile dell’università si stava riempiendo di gente, in fondo stavano cercando di tirare un cellophane per ripararsi dalla pioggia. Ci dissero che quelli del sindacato erano partiti e stavano arrivando, che dovevamo cominciare a prendere posto e uscire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GRAMSCI E MAO ZEDONG PUZZANO COME TE&lt;br /&gt;Tutti parlavano di Lama e del sindacato, della distanza tra il paese reale e la politica, Giuliana non avrebbe mai usato parole come “paese reale” o “sistema”, lei aveva le sue parole, un vocabolario irritante, e incomprensibile. “Dobbiamo andare ad affiggere lo striscione” mi disse. Decidemmo di tirare lo striscione tra l’aula 405 e al409 sul lato ovest. Giuliana aveva srotolato il lenzuolo e stava provando a pulire le impronte lasciate dal ragazzo di Lotta Continua. Usava un pezzo di giornale e con la saliva voleva levare la macchia, ma la spandeva senza riuscire a levarla, i compagni che passavano fissavano per un po’ l’ ossessa che fregava sputando sul lenzuolo, poi quando riconoscevano Giuliana riprendevano a camminare. Chiesi se qualcun altro poteva andare con lei, io volevo unirmi al presidio del corteo. Alfonso sorrise a Mario e mi fece segno così con la mano.&lt;br /&gt;“Provo a vedere se qualcuno viene con noi”&lt;br /&gt;“Lascia – ce la facciamo anche da soli”&lt;br /&gt;In aula non trovai nessun che ci poteva aiutare, Chicco e Lucia erano ancora arrotolati dentro il saccoapelo, e c’era l’odore di quel tempo, me lo ricordo bene: chimica e biologia, gas che avevano preso confidenza con in vestiti, con i volantini, con i trucioli di tabacco, con la segatura e i capelli per terra. Si erano fusi in una simbiosi vitale con la politica, con l’ideologia, con Antonio Gramsci e Mao Zedong. Era come se tutto quel mondo di rifugiati si fosse messo a respirare una fotosintesi inversa che ci faceva puzzare miracolosamente come loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TANTE PAROLE, ADRIANO E SANDRO.&lt;br /&gt;Nei giorni che avevano preceduto questo giorno, almeno per una settimana, non avevamo fatto volantini, ne tavole di discussione, Alfonso non aveva provato a mettere in piedi un qualche colletivo per inquadrare “realta e mistificazione” – non si erano bruciati i giornali dei capitalisti e non si era preparata nessuna forma di contestazione, i Comitati Marxisti Leninisti non avevano allestito i loro panelli nell’atrio con frecce rosse per piegare le dinamiche sociali, gli striscioni si erano imbastiti all’ultimo minuto così come venivano, alcuni si erano semplicemente adattati da vecchi lenzuoli che avevamo scritto l’inverno. L’unico nuovo era quello che Giuliana aveva proposto. La contestazione questa volta sembrava si stesse decidendo su un diverso livello – questa volta non centrava la gerarchia ma il “significato”, un significato che la parola lotta non aveva mai avuto. Per noi era misterioso ma eccitante, e tanto più eccitante quanto lo si poteva sentire crepitare intorno, nascosto sotto le cose. Nessun lenzuolo, nessun volantino, nessuno sguardo fisso a chiare lettere sul ghigno superbo di un compagno. Sembrava passare di parola in parola di bocca in bocca, di cuore in cuore, dai Marco dai Luigi dagli Adriano e dai Sandro, sembrava scritta in un codice nuovo che era solo intuibile leggendo labbra e sguardi, bisognava essere pronti, e tutti già lo eravamo – conoscevamo per istinto l’ energia che sarebbe successa, non avevamo bisogno di nessuna “coscienza” , perchè nessuno di noi aveva paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17 FEBBRAIO 1977. SAMPIETRINI VOLANO COME SPILLI&lt;br /&gt;Era così chiaro, ma non riuscivo a spiegarlo a Giuliana. Non ci poteva essere coscienza di classe senza unione mi rispondeva sulle scale, e già il discorso partiva male, commetteva l’errore, lei, come tanti altri compagni di fermarsi, pensare, indottrinare il discorso e cancellare l’istinto. Cercava di tenere diritto il palo e non farlo sbattere sui corrimani mentre salivamo verso l’aula 405. “Lascia lo prendo io”. Come si faceva a parlare di coscienza di classe? Che cos’era questa classe? Ma più che altro che bisogno avevamo di formare una classe? Giuliana proceda a fatica ma non voleva essere aiutata e io la lasciavo fare. Alzandoci il mondo del corteo diventava sempre più piccolo e mi dava un senso di vertigine guardarlo da lassù, si snodava da dietro l’angolo del palazzo di fronte fino al camioncino bianco. “Non credi sia troppo alto, dal quinto piano neanche lo vedono lo striscione”. Una volta girati verso il lato Ovest si vedeva bene il camioncino bianco e il piccolo palco su cui avrebbe dovuto parlare Lama.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3017293176028012441?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3017293176028012441/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3017293176028012441&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3017293176028012441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3017293176028012441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/il-ragazzo-di-lotta-continua-fara-lo.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8822870996093571402</id><published>2008-04-21T09:38:00.000-07:00</published><updated>2008-05-29T08:42:16.531-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>No .... come le ho già detto è stata una coincidenza, non avevamo nessun appuntamento. Io sono tornato da una cena.... è la trentesima volta che glielo racconto. Come vuole...sono calmissimo. Si è una mia collega. Allora, ritornavo da una cena, avevo il telefonino scarico, volevo rispondere a un messaggio, non suo, non ho il suo numero, vado a fare una ricarica al bancomat vicino a casa mia...si, mi ricordo, ma è anche vicino a casa mia: io e lei abitiamo sullo stesso lato della strada a trecento metri. Va bene, come vuole: vicino a casa sua – scriva vicino a casa sua. Il bancomat è proprio sotto casa sua. Parcheggio e vado a prelevare, all'uscita la incontro, la incontro quando ho già prelevato, si facevo per dire: caricato il telefono, caricato il telefono. No, non mi ha detto dove andava e io non glielo chiesto, non mi ricordo come era vestita. Si aveva la giacca e le scarpe, comunque l'ho salutata mi ha detto che abitava lì sopra, ha indicato la finestra, non si capiva bene, io ho pensato fosse quella spenta .Lo sapevo già che abitava lì, ma non me lo aveva detto lei, me lo aveva detto una collega. Ve l'ho già detto: mi piaceva - così avevo chiesto un po' di cose in ufficio sul suo conto, no - non ci frequentavamo, no nemmeno professionalmente, non so se lei lo aveva capito - forse, una volta le ho detto che l'avevo sognata, anche lei – anche lei mi aveva detto che mi aveva sognato, no, a una collega, lei lavora nei laboratori io negli uffici, la vedevo qualche volta all'uscita o in pausa pranzo, Si sarà due anni, lei è arrivata da pochi mesi. A Morbegno. Non non so dove. Le parole precise non me le ricordo, le sue.. ma non credo. Non capisco cosa c'entra il nostro incontro in strada. No, va bene – vorrei finire stasera. Lei mi si avvicina. Ci salutiamo. Mi dice come va, o una cosa del genere, poi si siede sul corrimano per i portatori di handicap, quello che hanno i bancomat per facilitare la salita delle carrozzelle, anch'io - ma quel bancomat ce l'ha. Mi dice se non mi sembra triste e vuota la città, se non mi annoio a stare lì, mi chiede dove abito esattamente. No non mi invita a salire ancora. Se vuole passo direttamente a quando. Non voglio tralasciare niente nemmeno io, ma questa è la quinta volta. Non riesco a ricordare cosa . Come? Si è vero.....questa parte gliela raccontata lei? e va bene ci siamo baciati prima di salire. No, non ho mentito, no mi andava di dirlo.....non mi sembrava rilevante. Avevamo forse iniziato a parlare dei colleghi, o della primavera che non arrivava e che lei aveva voglia della primavera, io non mi ricordo, nel frattempo anch'io mi ero messo seduto sul corrimano vicino a lei, no, non c'era nessuno, passava qualche macchina dietro la strada ogni tanto. Si che ci vedevano eravamo li sul marciapiede. A un certo punto lei mi ha chiesto se volevo uno gomma - così è andata, e poi ci siamo baciati. L'ho baciata io. No, la gomma non me l'ha data. Mi ha guardato e mi a sorriso, tenendo la sua gomma masticata tra i denti e mi ha chiesto se volevo una gomma. Va bene così? E' chiaro? Non lo so, cinque, dieci minuti forse. No, no, me lo ha chiesto lei. Per una camomilla, e anche per vedere la casa. Avevamo parlato anche della nostra casa, e di come era vivere da soli. Si poi siamo saliti, tutto normale. Va bene, abbiamo attraversato la strada, abbiamo preso l'ascensore, no - non ci siamo baciati sull'ascensore, in quel senso lì. Quale? Io le tenevo la mani, e le baciavo le guance, lei aveva gli occhi chiusi, è durato poco, abita al terzo piano. Non nient'altro, cosa le ha detto? La porta era aperta, mi ricordo che non era chiusa a chiave e questo mi è sembrato strano. Ci siamo messi sul divano, abbiamo parlato di cose che ci venivano in mente li sul momento, soprattutto ci siamo baciati, ho visto il corridoio e la sala dove c'era il divano bianco, la sala, ma tutta la casa era molto luminosa, il bianco era dappertutto. Non lo so per quanto tempo, siamo andati avanti per un ora due, non solo baci, certo baci, no - non ci siamo tolti i vestiti, ci siamo toccati dappertutto, anche sotto i vestiti, ci siamo baciati per due ore, non ci ho pensato, a - credo di si, anzi sicuramente, me ne sarei accorto. A me? a me si, ma non abbiamo detto niente, ci siamo guardati per dei momenti lunghi senza dire niente, poi riprendevamo. Non mi ricordo cosa abbiamo detto quando abbiamo parlato, no - non ho notato niente di strano, eravamo senza scarpe e senza calze, lei mi ha chiesto di togliermi le calze. No, ma le pare! C'erano le tende aperte, completamente aperte e poi mi ha detto “finalmente” e che non vedeva l'ora. Ero contento. L'una, l'una e mezza. Poi, è lì che ho cominciato a sentirlo, qualcuno ha cominciato a cantare, la voce arrivava dall'altra stanza, era la voce di un uomo, e mi è gelato il sangue, sono saltato su e le ho chiesto se c'era qualcuno. Lei come se fosse la cosa più normale del mondo mi ha detto si. Me lo ha detto lei quando le ho chiesto chi era, mi ha detto che era il suo ragazzo. Poi non diceva più niente, ne parlava ne mi baciava, mi guardava, Io? Io cercavo di capire, e la guardavo. Ero imbarazzato. Si, si capiva che era la voce di maschio. Cantava, continuava con quella vocina a cantare “&lt;em&gt;Pasolini è morto per te – è morto a bastonate per te&lt;/em&gt;” "&lt;em&gt;Pasolini è morto per te – è morto a bastonate per te&lt;/em&gt;”. Non sapevo cosa dire e lei non diceva niente. Poi le ho chiesto cosa, lei non mi ha risposto. Allora io ho provato a chiederle se me ne dovevo andare, lui intanto continuava a cantare quel ritornello in sottofondo, lei mi ha sorriso e mi ha detto di no. E' a quel punto che mi è sembrata spaventa e io mi sono sentito ancora di più. Poi il suo ragazzo di là l’ha chiamata e lei mi ha detto "vieni", si è alzata e mi ha tirato per una mano dilà. No, che non volevo andare, è che io non capivo neanche bene cosa stava succedendo, adesso quello che continuavo a pensare era di non sembrare un cagasotto, così l'ho seguita, per quello l’ho seguita. “&lt;em&gt;Pasolini è morto per te, Pasolini è morto a bastonate per te&lt;/em&gt;”, continuava. La cucina era ancora più bianca e luminosa del resto della casa, impressionante, facevo fatica a tenere aperti gli occhi, e cosa? “&lt;em&gt;Pasolini è morto per te, Pasolini è morto a bastonate per te&lt;/em&gt;” Come cosa? C'era lui, questo ragazzo seduto sul tavolo, teneva un bicchiere vuoto e una bottiglia di vino. Cioè la bottiglia era completamente trasparente, di quelle con il tappo incorporato e dentro c'era del vino. Si sono sicuro, vino. Non mi pare perchè il suo bicchiere fosse vuoto. Non l'ho visto bene in faccia, c'era troppa luce. Si andiamo con ordine. Lui l'ha salutata e non mi guardava, e le sorrideva, lei prima si è guardata le punte dei piedi scalzi poi,le ha detto chi ero. Allora lui mi ha guardato sempre con quel sorriso “&lt;em&gt;Pasolini è morto per te, morto a bastonate per te&lt;/em&gt;” e mi ha detto che lei gli aveva parlato di me. Niente, mi guardavo le punte dei piedi. Freddo e luminoso. Poi lei è andata verso di lui, gli è andata dietro le spalle e con mani, stando in piedi, ha cominciato a massaggiarlo sulle spalle. Io, io niente sono stato lì. Non sapevo cosa dire. L'avrei detto, stavo solo pensando se era una soluzione da codardo. Magari non ci aveva sentiti. No io non l'avevo sentito, si per due ore – credo sia stato in cucina per due ore, l'avrei visto se fosse entrato o uscito, non lo so se ci ha sentito, concitati? Si credo fossimo concitati, si eravamo molto concitatiti. Mi ha chiesto se volevo un bicchiere di vino intanto versava. L'ha riempito fino all'orlo. Volevo dire di no, perchè la prima cosa che ho pensato era che fosse vino avvelenato, ma poi, non lo so - mi sembrava una soluzione troppo scontata, come se fosse proprio quello che voleva pensassi, cioè che io pensassi che fosse avvelenato e non lo prendessi, allora l'ho accettato, si forse è proprio così, non volevo sembrare un cagasotto, o forse era un modo per convincermi che tutto fosse sotto controllo, che fosse una situazione normale. C'era questo bicchiere rossissimo dentro la cucina bianca e io e lei e lui. Poi lui versava a una velocità che quasi usciva, come se volesse far finire tutta la bottiglia nel bicchiere, e mi ha detto se non mi faceva venire in mente niente. Bevi, bevi mi diceva. Quando ho finito? Me ne ha riempito un altro,guardandomi con un ghigno che mi cominciò a mettere paura. No no lo saprei descrivere, c'era troppa luce, aveva i capelli neri, era anche lui scalzo, ho provato a rendere quella situazione normale chiedendogli se vivevano insieme, mi ha risposto, si che mi ha risposto, mi ha detto di no e intanto si sono guardati, allora, allora cosa? gli ho detto che non volevo più vino ma lui insisteva, il bicchiere era completamente pieno, strabordava quasi. E allora a tirato su da sotto il tavolo la mazza. Stavo per alzarmi correre fuori, ma non c’è lo fatta. Come? No, non ce l’ho fatta ero come incollato alla sedia. E lui si è alzato mi è venuto incontro, poi mi ha guardato da vicino, e io l’ho visto. Mi ha dato uno schiaffo piangendo, si era messo a piangere, piangeva le dico, inequivocabilmente - aveva gli occhi tutti rossi e circondati di lacrimoni e singhiozzava, io l’ho guardato e poi ho guardato lei, lei mi guardava e piangeva, piangeva anche lei. Si, forse si aspettava qualcosa, che ne so? Mi guardava come se si aspettasse qualcosa da me, allora? Allora io non ce l'ho fatta e sono scappato, sono corso via, giuro, e non gli ho più visti e non so cosa sia successo dopo, sono corso via e non ho più visto niente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8822870996093571402?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8822870996093571402/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8822870996093571402&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8822870996093571402'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8822870996093571402'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/no.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8476085677091956828</id><published>2008-04-17T08:12:00.000-07:00</published><updated>2008-07-22T07:55:45.350-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Oggi l'ho persa che andava via dall’ufficio, che apriva la macchina facendo illuminare le quattro frecce da lontano, che entrava nella macchina e poi scendeva la strada lentamente fino alla curva dove la strada diventa asfaltata, non ho visto la sua macchina arancione prendere velocità e girare dietro la grande casa bianca e sparire. Tra il punto in cui comincio a vederla e la macchina ci sono circa 80 metri che lei percorre in meno di un minuto. Spunta da sotto l’edificio e le vedo la testa, sta proprio sotto di me, supera il cancello e cammina ancheggiando. Quando piove non usa l’ombrello, ha una giacca con il cappuccio, fa quei metri con il cappuccio, e io mi sento veramente male quando sale sulla macchina e sta piovendo . Poi sparisce dietro la casa bianca e allora io scendo dal bidè dove mi sono messo in piedi per arrivare alla finestra. Apro la porta e esco dal bagno. Sono sempre circa le cinque e un quarto. Lo faccio da otto mesi. Quando lei è un po’ in ritardo aspetto anche dieci minuti, finché lei non arriva. Oggi però ha tardato venti minuti e io ho aspettato chiuso in bagno solo quindici minuti, così l’ho persa. A volte capita che la sento parlare con i colleghi prima che riesca a vederla, passano decine di secondi a volte. Poi finisco io di lavorare e tutte le sere - da più di nove mesi - passo sotto casa sua e vedo ancora la sua macchina arancione parcheggiata nei parcheggi pubblici, a volte lungo la strada a volte nella piazzetta. Quando non la vedo mi chiedo dove sarà e mi sento triste. Anche quando la vedo però non mi sento soddisfatto perché vorrei fare qualcos’altro, non proseguire e prendere la strada che mi porta a casa. Dopo cena verso le undici prendo la macchina e faccio il giro dell’isolato per vedere se la macchina  è parcheggiata ancora lì, mi sento ancora triste, ma non così triste come le altre volte perché so che il giorno è ormai finito e mi sembra che non ci sia poi così tanto tempo ancora.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8476085677091956828?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8476085677091956828/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8476085677091956828&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8476085677091956828'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8476085677091956828'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/oggi-mi-sono-perso-camilla-che-andava.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6225285280252077813</id><published>2008-04-15T16:58:00.000-07:00</published><updated>2008-04-17T00:12:28.656-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Queste sono le cose che più o meno dice Orazio, cose vecchie, cose sentite e risentite, però Orazio fa il professore, e dopo non è mai più cresciuto. Credo che sia vero come dice lui che il risultato di queste elezioni sia storico (lui ha usato anche due volte la parola “rivoluzionario”, ma io non ci credo). Le elezioni politiche dell’aprile 2008 hanno “ufficialmente” sancito (che brutta parola Orazio!) con vent’anni di ritardo la morte della sinistra italiana, quella sinistra che ci ha costituito come nazione moderna/fordista /capitalista quando noi non eravamo ancora nati ( per fare il capitalismo ci vogliono gli operai e i sindacati e la dialettica – e Orazio si impenna). La sinistra comunista, anticapitalista, quella che odia il denaro e fa la morale,la sinistra per vocazione “proletaria”- la sinistra dell’Unità e di Michele Serra (guarda che Michele Serra è cambiato!), che ha fatto la guerra civile, che ha vinto la guerra civile, che ha fondato la Repubblica, e che ha scritto la costituzione insieme alla nostra storia civile e ideologica per cinquant’anni. La sinistra del comunismo, delle anime belle, delle case editrici, della politica fatta coi nervi e col cuore. Ma sei sicuro? Si dai, fino a ieri faceva ancora i girotondi e iscriveva i figli ai centri sociali. Il tessuto vivo e pulsante di cinquant’anni di Repubblica, insomma. E' stato un processo lungo dice Orazio iniziato tardi e male (ti ricordi Occhetto e la Cosa?), iniziato troppo tardi: quanti anni sono passati dall’89 e dal ‘56 quanti anni sono passati e dal '68, quanti? Ma oggi è ufficialmente finito, con un bel colpo di scena: l’ultimo comunista gentiluomo da presidente della camera a ectoplasma politico, mi dice Orazio. Quello che non è riuscito a fare tangentopoli lo ha fatto il tempo, il tempo è venuto…Si va beh Orazio, ma oggi che tutto questo è finito cosa è rimasto? E’ rimasta la possibilità alla destra di ricostruirsi come idea, se la sinistra diventa un’altra cosa allora anche la destra lo può diventare, se il comunismo se ne va se ne va anche il fascismo, allora si può votare un’idea senza averne più paura, senza bisogno di mascherarla (forse non ti ricordi, ma ci ha già pensato Berlusconi, la destra è già diventata "qualcosaltro" nel '94 con ForzaItalia e la Lega, quando è finita la DC e Berlusconi si è mangiato Fini) – e appunto questo che ti voglio dire, Berlusconi ha anticipato tutti già due volte; e allora mi chiedo a cosa serve che finiscono le disgrazie, che ci siano dei rivolgimenti ideali che i cicli temporali portino a tabule rase su cui saremmo portati a costruire di “meglio” , se poi in quel momento “giusto” ci sono gli uomini nel posto sbagliato&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6225285280252077813?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6225285280252077813/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6225285280252077813&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6225285280252077813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6225285280252077813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/queste-sono-le-cose-che-pi-o-meno-dice.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5820337918803113868</id><published>2008-04-09T10:25:00.000-07:00</published><updated>2008-04-09T02:58:23.358-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Sono seduto sul muro che costeggia il fiume che attraversa la mia città. Sto aspettando una telefonata. Lei mi ha chiamato dieci minuti fa e mi ha chiesto per chi avrei votato domenica. Io non ho saputo risponderle subito, allora lei mi ha chiesto se sapevo chi era Turati. Io non sapevo chi era Turati. E Gobetti sai chi è Gobetti?. No. Allora mi ha detto di pensarci e poi richiamarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre aspetto che Andrea mi telefoni per dirmi chi sono Gobetti e Turati, mi chiama un altra ragazza: mi dice che è stufa – e se non l’ho ancora capito posso andare al diavolo! Siamo usciti tre volte questa settimana. Mi ricorda dell’uovo di pasqua e di altri piccoli oggetti costosi che mi ha regalato. Ci sono oggetti e ci sono sguardi che avrebbero dovuto fartelo capire! Poi mi chiede se io la vedo solo come un’amica o invece come qualcosa di più. Non rispondo immediatamente, tentenno alla ricerca del modo migliore per dirglielo. Allora lei mi dice di pensarci e richiamarla.&lt;br /&gt;Poi Andrea mi chiama e mi dice che Turati era uno che stava con una russa e che era amico del papà di Natalia Levi e che Gobetti era un mingherlino preso a botte dai fascisti e che era morto non si sa bene se per le botte dei fascisti o perché era mingherlino e tisico. Faccio un sospiro di sollievo. L’ultima parte è forse meglio non dirla. Io gli dico che mi interessava proprio quella perché devo sapere per che partito votavano. La domanda ha tutta l’aria di essere sulle elezioni di domenica. Guarda che quei due sono morti. Lo so, ma deve essere una specie di gioco - devo sapere per chi votavano perché credo lei si aspetti che io voti quella parte lì. Quelli erano due fascisti, quindi votavano per Mussolini. Cioè adesso voterebbero per Forza Nuova. Ma se mi hai detto che uno è stato ammazzato dai fascisti! Si ma era un dissidente interno che aveva fatto un giornalino che andava contro le idee sul cinema del fratello di Mussolini, oppure si voleva fare la Duse, non me lo ricordo – ma fidati, quelli l’hanno ammazzato ma non lo volevano ammazzare era una specie di scazzotta nel cortile. Akey. Okey. Mi ha anche chiamato quella ragazza di cui ti ho parlato ieri. Quella! Si, quella. Vuole sapere se la vedo come un’amica o come qualcosa di più. E’ allora? Allora cosa? Allora lo saprai. Si che lo so, ma ho paura di farla soffrire – non ce un modo per dirle che mi fa schifo senza farla soffrire? Chiedile chi erano Gobetti e Turati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5820337918803113868?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5820337918803113868/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5820337918803113868&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5820337918803113868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5820337918803113868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/sono-seduto-sul-muro-che-costeggia-il.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6215197383879970772</id><published>2008-04-07T13:37:00.000-07:00</published><updated>2008-04-10T09:01:34.051-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ieri ho incontrato la ragazza che ha avuto un tumore. La ragazza che ha avuto un tumore mi guardava con gli occhi sbarrati, e tutto il fard non riusciva a coprirle le rughe intorno agli occhi che le ha lasciato il tumore. Mi sorrideva e tossiva. Per quanto la guardavo e facevo finta di niente, dentro - mi sentivo imbarazzato, imbarazzato e fortunato. Sembra che la ragazza che ha avuto un tumore adesso stia meglio, anche se le si legge una certa precarietà addosso, una luce più scura negli occhi, la malinconia che ti porta la vecchiaia nel sorriso. Eppure una forza nuova nella voce. La ragazza che ha avuto un tumore mi fa paura. Qualcosa di misterioso, leggero e impalpabile l’ha avvolta. Non c’è niente di diverso in lei a parte le rughe intorno agli occhi e un certo rigonfiamento dei tessuti, eppure - anche se i capelli le sono cresciuti e il pallore è svanito - la ragazza che ha avuto un tumore non sarà mai più la stessa ragazza di prima. Mi fa paura eppure vorrei parlare con lei, ma non come ho fatto ieri – vorrei guardarla negli occhi e chiederle del tumore. Vorrei che mi facesse parlare con lui. So che se dovesse farmi parlare col tumore io comincerei a piangere. La ragazza che ha avuto un tumore ogni volta mi dice che qualcosa mi potrebbe accadere, qualcosa che -per carità! - accade, e a cui io non mi sento assolutamente pronto. La ragazza che ha avuto un tumore ogni volta che mi guarda mi dice che sono un uomo senza coraggio, che sono un uomo egoista senza una vita interiore. Me lo dice anche quando muove la mano e mi tocca per allacciarsi la cintura di sicurezza. Lei non parla mai del tumore, so che lo fa per tenerlo lontano da noi, ha imparato - ormai , che bisogna tacere perché il suo nome è come la malattia. La ragazza che ha avuto un tumore parla ancora tutti i giorni con il tumore. Quando era appena arrivato tutti le chiedevano “come stai?” – lei non lo sapeva ancora bene, ed erano terribili gli occhi e le facce della gente che voleva stare lontana dal tumore e sarebbe corsa via perchè sentirne il nome faceva così male. Vorrei chiederle come faceva e se le faceva più male la violenza che il tumore esercitava sugli altri attraverso di lei, oppure la pietà che gli altri provavano per lei. Vorrei non essere come gli altri. Ma mi sento più meschino. Vorrei avere una risposta e stringerle la mano così forte da sentirlo, poi guardarla, ma - in ogni modo in cui me la giro - continuo ad avere paura e non la guardo. E per quanto ne so, l’unica cosa che riesco a mettere tra la paura e il dolore è qualcosa che mi fa dire “&lt;em&gt;io&lt;/em&gt;”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6215197383879970772?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6215197383879970772/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6215197383879970772&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6215197383879970772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6215197383879970772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/ieri-ho-incontrato-la-ragazza-che-ha.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6637056967705659715</id><published>2008-04-03T16:42:00.000-07:00</published><updated>2008-04-04T07:33:04.942-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="MARGIN: 0px auto 10px; TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_1llnRvjfip8/R_YUKJ6LSuI/AAAAAAAAABA/8N02K6oq5m8/s1600-h/IMG_2767.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_1llnRvjfip8/R_YUKJ6LSuI/AAAAAAAAABA/8N02K6oq5m8/s400/IMG_2767.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="CLEAR: both; 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linguaggio, le parole sono tue e si sente quando le dici e sai fare discorsi sgraziati irritanti detti a metà , e le tue parole non luccicano ma sanno sempre di qualcosa, non le potrebbe usare nessun altro e allora potresti sembrare insicura ma io so che in politica tutti quelli che non lo sono mentono, e voglio che vinci perché tu sei sincera e non hai nessun brio nella voce e ti fanno paura le responsabilità che ti sei presa, come se non ti sentissi pronta verso di te quindi nemmeno verso di loro, voglio che vinci perchè ci sai fare con i bambini e perché i bambini ti ascoltano, e sai cos’è il PIL e la Bilancia Dei Pagamenti, conosci la legge di Say e Amelia Rosselli, ami Pina Bausch e il colore delle pastiglie di Viagra, e non hai paura a nominare il “cazzo” durante una cena in casa di altri e perché abbiamo fumato insieme e ci si è increspata la voce leggendo i giornali dell’81 quando abbiamo pensato a Berlinguer e al suo tempo e perché dicevi saresti andata al suo funerale, e ti piaceva, e abbiamo parlato spesso di cosa non ci piace della nostra città, del nostro quartiere e non è una questione ne di cultura ne di piste ciclabili ma di persone e hai detto che le persone non si possono cambiare, così basterebbe provare a smuoverle, che tu non ci pensi proprio a cambiare il mondo e a rendere questa città più bella, vuoi solo fare capire che il mondo è più grande di questa città e che è meglio perdersi nel mondo che suicidarsi qui in questa città, e ti irritano tutti i discorsi sul rispetto della tradizione e la valorizzazione del territorio, perché non hai mai ben capito cosa sia la “tradizione” ne il “territorio”, se esiste una tradizione è una cosa molto più semplice che parte dal colore con cui si pitturano le case, voglio che vinci le elezioni perché vai in piazza il sabato sera e poi vai a ballare in discoteca vestita bene e ti piace la Francia lo ska e i centri sociali, e mi hai portato a ballare fino a diventare nera, voglio che vinci le elezioni perché ti sei fatta un acido, hai bevuto finchè sei andata ai pazzi, odi l’espressione “problematiche giovanili”, e mi hai sottolineato i libri di Natalia Ginzburg e di Sylvia Plath, e tra Pasolini e Calvino dici tutta la vita Pasolini e tra Manzoni e Leopardi dici tutta la vita Leopardi, e non ti piacciono le femministe ma neppure Elsa Morante, Rita Levi di Montalcini la odi, Daria Bignardi invece ha un’intelligenza che ti piace, e sai quello che manca qui perché hai vissuto a Barcellona a Berlino e a Londra eppure sei sempre tornata qui e ti piace vivere qui e fare quello che fai, e non odi Berlusconi e non lo insulti, non lo chiami “Nano Malefico” ma lo osservi e credi sia una persona divertente e generosa a suo modo, non provi rancore verso gli altri, non credi nel “dialogo” ne nel “confronto” – anzi ci credi ma non lo dici, e vuoi che sia chiara la distanza tra te e Michele Santoro per esempio, tra te e Eugenio Scalfari per esempio, ho capito che ti avrei votato quando alla presentazione della lista hai raccontato il peggio di te e nessuno sembrava crederci, e hai aperto un blog per presentarti in cui parli di politica e non parli di te, ma si capisce chi sei e la politica di cui parli non sembra la dispensina di quella del primo banco, quando hai deciso di candidarti con il PD hai detto che ci sono tante cose che non ti piacciono del PD, ma che in fondo è la tua gente, e sapevi che dalla politica non si può uscire completamente puliti, e sai di essere nel posto giusto, e da quando è iniziata la campagna elettorale che ho deciso di votarti e lo avrei fatto anche solo perché di mestiere fai la ballerina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8801139863259460387?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8801139863259460387/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8801139863259460387&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8801139863259460387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8801139863259460387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/il-13-14-aprile-2008-nella-mia-citta.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5680456950120210687</id><published>2008-04-02T02:31:00.000-07:00</published><updated>2008-04-02T05:52:14.971-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>WRITERS GUILD OF AMERICA 2&lt;br /&gt;Marcello Mastroiani è in Italia, e sta girando “Amanti” con De Sica, insieme a lui recita un’attrice americana bionda non ancora famosa. La sceneggiatura che gli ha dato Flaiano la leggerà tra il mese di gennaio e febbraio del 1968. Un inverno freddo di cui Marcello ricorderà l’immagine dei fogli appoggiati sui vari comodini degli alberghi in cui ha passato la notte. Alla fine di febbraio Flaiano e Mastroianni si incontrano a Roma, l’attore si dimostra più che entusiasta e dice di avere sotto mano l’attrice perfetta per la parte di Liza (adesso Flaiano pensa a qualcosa a cui aveva già pensato, qualcosa tipo: “due piccioni con una fava”). Sono rilassati, fumano e la loro conversazione si conclude molto dopo le 9. Sono passate 2 ore da quando Mastroianni ha pronunciato le parole più importanti di tutta la serata, parole così care a Flaiano che nei giorni successivi sfileranno davanti a Il Progetto, dentro la testa di Flaiano, divenendone la sigla d’apertura:“ il ruolo di Liza sembra scritto apposta per Faye” - “ il ruolo di Liza sembra scritto apposta per Faye”.&lt;br /&gt;Nel mese di settembre dell’anno 1969 Faye Dunaway, Marcello Mastroianni, e Ennio Flaiano si incontrano a Roma. Faye beve cioccolata calda con panna, Flaiano la guarda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(continua altrove…)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5680456950120210687?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5680456950120210687/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5680456950120210687&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5680456950120210687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5680456950120210687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/04/writers-guild-of-america-2-marcello.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-7870029709412153108</id><published>2008-03-31T00:15:00.000-07:00</published><updated>2008-03-31T00:16:37.749-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>WRITERS GUILD OF AMERICA 1&lt;br /&gt;E’ il colore del divano che rende particolare ciò che vede. Sarà per questo che non sposta lo sguardo? L’avrà capito? (Central Park inquadrato dilà dalla finestra: rosso sul bordo, e sfumature di grigio a salire). Rimane bloccato con la retina impressa. Poi sbatte gli occhi, ruota la testa e un riflesso di luce gli scorre sugli occhiali. La finestra va fuori fuoco. Altri colori entrano nella roba di tutti i giorni. Un posacenere color ambra. Un mazzo di tarocchi tenuto da un elastico. Dei libri di foto. Una macchina incorniciata dentro una struttura di metallo e legno.&lt;br /&gt;Quattro minuti fa Ennio Flaiano si è alzato dopo aver scritto l’ultima frase di un lavoro a cui tiene molto. Erano le 14:08.&lt;br /&gt;La moquette color panna aderisce perfettamente al telaio della finestra diffondendo subliminalmente un senso si sicurezza per tutta la stanza. E’ venerdì 13 dicembre 1967.&lt;br /&gt;Mario Capanna ha vent’anni, Giampaolo Pansa ha più di vent’anni – le foglie a Centra Park sono grigie come quelle di piazza Fontana: Ennio Flaiano, Giampaolo Pansa e Mario Capanna non si sono mai incontrati.&lt;br /&gt;Carlo Lucarelli nel 1967 ha sette anni, e non è poi così detto che quello che sta succedendo qui abbia una relazione con il ’68 anche se siamo precisamente nel ’67. Questa è la storia di una sceneggiatura che non è mai riuscita a diventare un film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ennio Flaiano vive da qualche anno a New York, porta spessi occhiali dalla montatura nera, ha scritto per Fellini, per casa gira scalzo e fuma delle sigarette impossibili. L’80% dei suoi pensieri degli ultimi tre giorni sono stati concentrati sulla sceneggiatura, pensieri asfissianti, privi di qualsiasi tormento artistico e per il loro 60% fatti solo di ripugnate fregola organizzativa: trovare i soldi , trovare qualcuno che mi faccia fare questo benedetto  film !!! (Ennio Flaiano ha quasi 60 anni e tecnicamente non ha mai preso in mano una macchina da presa). Sulla capacità di sedurre della sceneggiatura non ha dubbi, i dubbi gli ha su tutto il resto, su tutto ciò che nella sua testa a partire da adesso è Il Progetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Progetto – fase 1:  prendere contatto con gli attori principali (personaggio maschile e personaggio femminile), presentare loro la sceneggiatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Progetto – fase preliminare (come ho fatto a non pensarci prima!): telefonare a Marcello, per prendere due piccioni con una fava.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-7870029709412153108?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/7870029709412153108/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=7870029709412153108&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7870029709412153108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7870029709412153108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/writers-guild-of-america-1-e-il-colore.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-437124600161715439</id><published>2008-03-27T10:18:00.000-07:00</published><updated>2008-03-27T02:22:18.198-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;THREE DAYS IN PARIS. (21-22-23 III 2008)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cara Elsa,&lt;br /&gt;speravo che le cose andassero diversamente, speravo che Isabelle comunque riuscisse a tenerti lontana – viva ma lontana, che in questi tre giorni lei riuscisse a prendere ancora più terreno su di te occupando i tuoi vuoti e facendoti sentire più mia, più controllabile. Lo sai: Isabelle è il mio gioco sporco per sopravvivere a Parigi.&lt;br /&gt;Poi ci siamo incontrati dove dovevamo incontrarci, hai attraversato la strada e mi sei sembrata ancora più bella.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-437124600161715439?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/437124600161715439/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=437124600161715439&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/437124600161715439'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/437124600161715439'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/three-days-in-paris.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3048826279482687832</id><published>2008-03-18T23:52:00.000-07:00</published><updated>2008-03-19T01:41:15.340-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="MARGIN: 0px auto 10px; TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_1llnRvjfip8/R-DGMQvvWAI/AAAAAAAAAAo/mWKKOgjWgoo/s1600-h/collage14.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_1llnRvjfip8/R-DGMQvvWAI/AAAAAAAAAAo/mWKKOgjWgoo/s400/collage14.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="CLEAR: both; TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a href="http://picasa.google.com/blogger/" target="ext"&gt;&lt;img style="BORDER-RIGHT: 0px; PADDING-RIGHT: 0px; BORDER-TOP: 0px; PADDING-LEFT: 0px; BACKGROUND: 0% 50%; PADDING-BOTTOM: 0px; BORDER-LEFT: 0px; PADDING-TOP: 0px; BORDER-BOTTOM: 0px; moz-background-clip: initial; moz-background-origin: initial; moz-background-inline-policy: initial" alt="Posted by Picasa" src="http://photos1.blogger.com/pbp.gif" align="middle" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3048826279482687832?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3048826279482687832/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3048826279482687832&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3048826279482687832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3048826279482687832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/blog-post_19.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_1llnRvjfip8/R-DGMQvvWAI/AAAAAAAAAAo/mWKKOgjWgoo/s72-c/collage14.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3371755651740536969</id><published>2008-03-10T10:03:00.000-07:00</published><updated>2008-03-19T00:58:55.778-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div style="MARGIN: 0px auto 10px; TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_1llnRvjfip8/R91S5wvvV_I/AAAAAAAAAAg/3lIt1hQzY3Q/s1600-h/collage13.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_1llnRvjfip8/R91S5wvvV_I/AAAAAAAAAAg/3lIt1hQzY3Q/s400/collage13.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="CLEAR: both; TEXT-ALIGN: center"&gt;&lt;a href="http://picasa.google.com/blogger/" target="ext"&gt;&lt;img style="BORDER-RIGHT: 0px; PADDING-RIGHT: 0px; BORDER-TOP: 0px; PADDING-LEFT: 0px; BACKGROUND: 0% 50%; PADDING-BOTTOM: 0px; BORDER-LEFT: 0px; PADDING-TOP: 0px; BORDER-BOTTOM: 0px; moz-background-clip: initial; moz-background-origin: initial; moz-background-inline-policy: initial" alt="Posted by Picasa" src="http://photos1.blogger.com/pbp.gif" align="middle" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3371755651740536969?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3371755651740536969/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3371755651740536969&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3371755651740536969'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3371755651740536969'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/blog-post_6149.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_1llnRvjfip8/R91S5wvvV_I/AAAAAAAAAAg/3lIt1hQzY3Q/s72-c/collage13.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5032326213217129160</id><published>2008-03-06T20:56:00.000-08:00</published><updated>2008-03-09T10:42:03.758-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Gentili lettori,&lt;br /&gt;pubblico di seguito un breve estratto di un mio scritto. Lo faccio perchè proprio ieri una rivista americana, di cui adesso non ricordo il nome, ha comprato (comprato) questo mio scritto. Probabilmente in America comprano gli scritti e li pubblicano sulle riviste. (You write great stuff!) La rivista americana ha poi versato un acconto pari a 120 Us Dollar (bucks!), per questo articolo – che è anche un saggio (essay!) sulla vita, e deve essere una rivista famosa e di tendenza. Ha un nome che sembra il cognome di una dottoressa, se non ricordo male. Behe mi telefona questa tipa bionda ( tira le esse e pronuncia “destrosio” per ben due volte) – dice che scrivo cose grandiose e vuole il pezzo e mi chiede se glielo traduco anche. Bhe Vida (è questo il cognome della ragazza) certo! Vida deve essere una tipa che se ne sta in alto, in cima all’organigramma, perché mi parla della rivista come fosse casa sua (ma potrebbe essere anche un modo “americano” di relazionarsi) , io onorata, ricevo i soldi e mi metto al lavoro. Mi dice anche che sarebbe contenta di conoscermi, che abita a San Francisco con Dave, e se passo di lì (mi parla di molte altra cose, tra queste anche del fatto che è bionda) (BLONDE!)…forse diceva così per dire, ma io comunque ho avuto - nel pomeriggio - la sensazione di stare vivendo momenti di grande importanza. E questo mi aiuta. (Vida vorrebbe che scrivessi qualcosa solo guardando dentro il mio frigorifero (just looking into the fridge!!) Per il prossimo numero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto quello che segue è roba (stuff!) per rivista americana di tendenza quindi “io non c’entro niente”, “mi manca chiunque” e “avanti così, amico!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima una piccola introduzione o precisazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio articolo parla dei miei compagni del liceo, li mette in fila come erano nel registro delle assenze, avete presente quella litania in ordine alfabetico che ha scandito cinque anni della vostra vita, è successo più o meno a tutti voi, anche se non avete fatto il liceo ma solo le professionali o ragioneria, non fate finta di niente, adesso! Ecco io ho ripreso quei nomi che poi erano delle vite, vite che adesso sono diventate altre vite. L’idea dell’articolo era di unire i due punti per colmare quindici anni di silenzio, senza appello (si capisce il gioco linguistico?). Dai, la cosa è divertente, no? il mio sospetto è che dentro quelle vite ( le vite del punto 1, cioè quindici anni prima, adolescenti) ci sono già le vite del punto 2 a patto di guardarle dal punto 1. La Funzione che traccia le linee è percorribile nei due sensi ( Funzione = corrispondenza biunivoca che and ogni elemento di un insieme o punto fa corrispondere uno e un solo elemento di un altro insieme o punto) voglio dire che il punto 2 non c’era ancora ma c’è già. Questa cosa l’ha detta anche Muccino Silvio in un film in cui recitava ancora con una "zeppa" invidiabile, ma messa come l’ho messa io è un po’ diversa (cool!). Bhe è anche un gioco malinconico unire i punti, sembra sempre di vedere le riprese sgranate in Super8 della famiglia Kennedy che gioca nel prato quando ancora tutti non hanno fatto la butta fine che hanno fatto, il futuro è ancora pieno di bellezza di aspettative e di gloria (note: in effetti il futuro non è più così adesso che è passato, ma il ricordo e la sua immagine lo rendono ancora qualcosa che “è” nella possibilità di passare dal punto 2 al punto 1 e da lì gettare uno sguardo di nuovo sul punto 2 che però risulterà trasformato, come il punto 1 a cui siamo arrivati grazie la punto 2 – in un’operazione affatto dolorosa) Ho intitolato il pezzo “I Kennedy e la mia vita” , mi è sembrato un gran bel titolo.&lt;br /&gt;Nell'articolo c’è, ad esempio, quel mio compagno di classe che indossava scarpe da ginnastica Madigan, quelle con la pelle fatta con il cartone bianco, quello era il compagno più strano, il primo della lista, Bono si chiamava. Troverete lui e gli altri nel mio articolo, poi Nitrucco (‘Nit), lui veniva prima di me sul registro e ha fatto certe cose nella vita che a ripensarle adesso mi fanno piangere e mi fanno ridere, vi invito caldamente a leggerle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ehi 'Nit, te ne vai di casa, ti metti a fare lavori santuari senza futuro (il parcheggiatore il barista, cosaltro?), ti compri una tavola da surf, passi lunghe ore sulla spiaggia con la chitarra, quanti anni hai 'Nit? suoni la chitarra, hai 33 anni – hai trentatre anni. Va bene il rifiuto del grigiore borghese dell'ufficio e di questa schifosa sicurezza che è la pensione, poi ti metti a scopare, scopi negli snack bar, rifiuti anche tutto quello che la pensione rappresenta. Se avessi ancora i capelli te li saresti fatti crescere i capelli: pensa ad avere ancora tutti i capelli da poterti ossigenare! Forse ti sei messo una di quelle collane di corda al collo, va bene, noi ti vogliamo bene, ti sei comprato un paio di bermuda larghi che arrivano fin sotto il ginocchio, li metti tutti i giorni con le infradito, noi ti volgiamo bene lo stesso, ma il pippone filosofico, quello NO, il pippone filosofico sull’esistenza di Dio, no, va bene tutto, ma il pippone NO”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Quella del frigorifero, secondo voi era una metafora?)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5032326213217129160?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5032326213217129160/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5032326213217129160&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5032326213217129160'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5032326213217129160'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/gentili-lettori-pubblico-di-seguito-un.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3423429496060746137</id><published>2008-03-05T20:45:00.000-08:00</published><updated>2008-03-09T11:08:48.620-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>SOLO DIO CONOSCE IL TUO FUTURO 2_GIULIANO FERRARA. (D)&lt;br /&gt;I cammini verso la luce, i percorsi di conversione, le cavalcate dall’inferno al paradiso sono puntellate di ostacoli, ripensamenti, e soste nell’orto degli ulivi. Giuliano ci finì in mezzo, nel più classico degli orti, più o meno il ventisette febbraio duemialaeotto. Intuì di essere dentro qualcosa di “politicamente scorretto”, qualcosa che non era da farsi così, con la politica.&lt;br /&gt;Giuliano era il combattente, il folle che toccava di scherma dentro un campo da football, e questo Dio lo sapeva – rosicava Giuliano “No si può fare” non funziona. Ma non era forse quella la cosa giusta? Se ne parlava – la gente si muoveva – i gruppi si raccoglievano, il mito nasceva dalle chiacchere e dai pettegolezzi, faceva il mormorio delle piazze, dei bar, nei supermercati, negli anfratti virtuali del web, sponda su sponda, parola su parola – e poi tutti quei malintesi. Una sconfitta elettorale della lista per la vita non sarebbe stata anche una sconfitta della stessa idea per la vita? – (intervistato da Lanfranco Pace il 4marzo duemilaeotto a OttoeMezzo Giuliano disse di no, ma intimamente pensava di si) in Italia non ci vanno tanto per il sottile su queste cose. Continuare o fermasi? forse continuare proprio perché il “buon senso” ti dice di fermarti (il “buon senso” bella fregatura, pensa Giuliano, il pomeriggio del 28 febbraio fuori dalla redazione del Foglio con le sigaretta di metà mattina) , perché si sa che da certe cose non si può uscire completamente puliti.&lt;br /&gt;Perse il sonno per qualche giorno, cotto nel suo orto. E lì asserragliato chiese aiuto via web, per sapere cosa ne pensavano gli ascoltatori, gli elettori, la gente. Sciolse la riserva colpito a mezzanotte da una mail con in allegato un video. Il video era uno stralcio della scena in cui Al Pacino allenatore in “Ogni maledetta domenica” arringa la sua squadra di football, il discorso è il Discorso tra primo e secondo tempo fatto a un gruppo che ha smesso di crede in se stesso e che per vincere ha bisogno di un miracolo. Ti vengono i brividi se hai meno di quindici anni: “la vittoria è qualcosa che va guadagnata centimetro dopo centimetro”, e così via, il miracolo sarà lottare e credere in se stessi. A questo punto, nottetempo, davanti al sito di YouTube, l’America Dream si prende Giuliano Ferrara rigettandolo nel suo sogno. Giuliano vede il video in quella notte travagliata di dubbi, ne parla sul suo diario on-line, apparentemente il motivo della “fermezza”è quello, il video, ma lui sa che la verità è un'altra. Centra sempre il cinema americano, ma il film giusto ha la faccia di Lord Fener e Yoda, e parla la lingua di Guerre Stellari. La stessa sera Giuliano legge un lungo articolo in cui viene riassunto tutto il pensiero di un politico-medico sui temi della vita, Giuliano capisce di essere davanti a Lord Fener, e sente che il Lato Oscuro sta diventando ogni giorno più forte. Capisce allora che non può tirarsi indietro. Il medico-politico è Umberto Veronesi e rappresenta l’idea dominante patrocinata dalla scienza sui temi della vita. Si continua allora a tirare di fioretto dentro un campo da football, come giocatori del gioco sbagliato. La politica che si scontra con la metafisica e quest’ultima che oscilla - fragile com’è, pronta ad essere scambiata per ideologia o fanatismo. Poi ci saranno le elezioni ma questa e un'altra storia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3423429496060746137?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3423429496060746137/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3423429496060746137&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3423429496060746137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3423429496060746137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/solo-dio-conosce-il-tuo-futuro_05.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-9010771005248734194</id><published>2008-03-04T20:41:00.000-08:00</published><updated>2008-03-09T11:09:14.093-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>SOLO DIO CONOSCE IL TUO FUTURO 2_GIULIANO FERRARA. (C)&lt;br /&gt;Giuliano seguiva Dio e la redazione seguiva Giuliano. Una delle cose belle di questa storia fu il modo in cui il Foglio rispose alla folgorazione del suo direttore. Il giornale si annichilì pur di stare con lui sotto i mulini a vento. I più cinici del suo giornale-cinico abbandonarono l’ironia e lo sberleffo per mettere i piedi dentro una lista che si chiamava Pro-Vita. Gente che fino a quel momento aveva trattato la morale con cialtroneria e il discorso sui valori alla maniera di un corsivo o di una pernacchia, si fecero portavoce del partito della Vita. Risposero tutti i buoni e i cattivi – non un solo giornalista si tirò indietro. Il giornale divenne barboso e monotematico, perse la sua sfiziosità intellettuale, liberale, “antiprofessionale” e si trasformò nel ciclostile allungato di un’esperienza di collettivo giornalistico. Ancora una battaglia per la cultura, ancora qualcosa per cambiare il mondo, fuori dal coro, un po’ di utopia, un po’ di pazzia, tutti affilarono le unghie: via alle esperienze personali di maternità delle redattici che inneggiavano alla vita, via ad articoli che infilavano insieme alla propria visione del mondo e dell’amore grandissime foto in cui erano ritratte da giovani in vacanza al mare, in montagna: lo zaino sulle spalle, gli occhiali da sole tra le dita.&lt;br /&gt;Si mischiarono le carte ancora di più, dentro un paese in cui i confini culturali e d’appartenenza sono sempre stati tracciati nel segno del trasformismo e della trasversatilità, un giornale di destra liberale, conservatore, berlusconiano abbracciò per la prima volta un sentimentalismo culturale destabilizzante da ultima spiaggia (“viva la vita, viva l’amore!”), in un paese intellettualmente sfatto in cui se credi che qualcosa di destra possa avere a che fare con la cultura ti mettono dentro, in quest’Italia - nel 2008 il giornale di Ferrara riportò la politica all’etica e poi tentò di buttarla in metafisica.&lt;br /&gt;Radicali e post-comunisti non ci videro più dalla rabbia, come dei bambini invidiosi, si sentivano rubati del loro stesso charm della loro stessa identità, e furono loro i più colpiti, mossi da schizofrenia si lanciarono contro Ferrara in una contraddittorio puerile di pochi argomenti.&lt;br /&gt;Giuliano non si spaventò della male fede e della scarsa voglia di capire, e ripetè ripetè le sue idee a gente infuriata, istupidita , a gente che non voleva vedere, a donne con i tacchi e uomini con la cravatta di pezza, a chi lo considerava un fanatico,a Dolce e Gabbana ma anche a quelli che andavano alla Upim. Parlava e ripeteva agli uomini alle donne e ai bambini di questo mondo.&lt;br /&gt;Poi c’erano i numeri, le cose concrete, le faccende burocratiche e le procedure legislative, fece anche quelle. Rinnovò il sito del Foglio e cominciò a scrivere giornalmente un diario: “Il Diario della Gioia”. A volte si lasciava andare ad un linguaggio da predicatore – usando paroloni grossi, fuori moda, ma era pur in atto una conversione, e qualcosa gli bisognava pur perdonare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-9010771005248734194?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/9010771005248734194/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=9010771005248734194&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9010771005248734194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9010771005248734194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/solo-dio-conosce-il-tuo-futuro_04.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5689174844932857143</id><published>2008-03-03T20:47:00.000-08:00</published><updated>2008-03-09T11:09:45.285-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>SOLO DIO CONOSCE IL TUO FUTURO 2_GIULIANO FERRARA. (B)&lt;br /&gt;Lasciò la trasmissione di approfondimento politico che teneva giornalmente sul canale 7, e letteralmente cambiò lavoro, cominciò a fare tutto quello che deve fare un politico folgorato sulla via di Damasco: credeva in quello che diceva, creava diffidenze, incomprensioni e stimolava il dibattito. Giuliano organizzò cortei, interventi pubblici. Andava in televisione non più come conduttore, ma come ospite. La nuova missione gli fece cambiare tono e postura, affrontava il confronto verbale con una diversa calma, non lasciandosi trascinare nell’invettiva, nello scontro personale, ripetendo le sue idee quasi sempre senza essere capito. Ripeté e ripeté fino a svenire. La sua missione era semplice e impossibile. Semplice perché voleva fare una sola cosa: eliminare l’aborto come pratica sociale condivisa senza eliminare la legge 194 che tutelava in Italia questa pratica. Impossibile perché - per farlo - voleva smuovere l’Occidente dalla "posizione metafisica" in cui era stato cacciato da Cartesio e Galileo. Giuliano Ferrara guidato da Dio aveva preso posizione nel bel mezzo dell’Ente e tentava di rimetterne in gioco quel senso che si era chiuso con Nietzche ormai in secolo fa. Di più - Giuliano voleva ribaltarlo, in Italia, durante le elezioni del 2008. Mancava qualche passaggio. Diceva che l’aborto è una pratica assassina, ma che assassine non sono le donne (vittime). Gli assassini siamo noi (Società/Mondo/Occidente) che abbiamo “ridotto” la vita a forma di energia manipolabile, sostituibile controllabile. Roba da pazzi e Dio lo sapeva, Giuliano forse agiva di riflesso, diversamente si sarebbe fermato o sarebbe impazzito. La tribuna politica non era pronta per sottigliezze verbali che implicavano una distinzione tra coscienza personale e Coscienza Assoluta tra decisione/responsabilità personale e Senso dell’Essere. Giuliano si riferiva ad uno tutti intendevano l’altro. Giuliano aveva le sue ragioni culturali, astratte, di merito e di senso, tutti gli altri guardavano ai propri diritti, alla vita pratica, alle conquiste civili: era un dialogo tra sordi. Provò a spiegare che abortire un feto potenzialmente malato non significa dare valore zero solo a quel feto (a quella vita), ma anche abbassare il valore di tutte le vite sane e venture. Gli risposero che invece di rischiare di vivere da deformati era meglio non nascere. Giuliano stava parlando del senso della vita, gli altri di un ipotetico caso particolare, di una vita, di quel bambino lì. Alla fine, anche se aveva ragione Ferrara, avevano ragione gli altri, perché in politica si discute di fatti o di idee, ma non si mette in discussione l’ontologia delle idee e dei fatti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5689174844932857143?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5689174844932857143/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5689174844932857143&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5689174844932857143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5689174844932857143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/solo-dio-conosce-il-tuo-futuro_03.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3131402484289208636</id><published>2008-03-03T09:02:00.000-08:00</published><updated>2008-03-09T12:48:01.305-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>SOLO DIO CONOSCE IL TUO FUTURO 2_GIULIANO FERRARA. (A)&lt;br /&gt;E’ successo più o meno alla fine dell’anno passato, con l’arrivo del ghiaccio, dell’inverno, e con il solito odore di morte che si porta dietro la stagione. Era novembre, forse era il tre novembre, ma questo ormai non ha più molta importanza. Si sa che stava giocando con i suoi cani, che teneva in mano un libro, ed erano da poco passate le sette. Giuliano Ferrara cercava di liberarsi dal morso della Fufi che lo voleva fuori ad annusar odori. Dio gli si presentò in quel momento: un’ombra senza sostanza. Tre rami e un frutto rotondo che macchiavano il parquet. Era solo, tolse lo sguardo dai piedi, la cagnetta si chetò, e il corridoio parve risucchiarlo. Fece qualche passo in avanti attratto/spaventato dall’albero che gli strisciava sul pavimento. L’ombra del frutto cominciò a tremare passo dopo passo e quando Giuliano fu abbastanza vicino cadde rotolando in un effetto speciale: l’ombra di una mela senza mela che rotola per il corridoio. Furono i minuti più lunghi ad intensi della vita di Giuliano, era dio che gli stava parlando, con una voce codificata che Giuliano Ferrara miracolosamente adesso sentiva.&lt;br /&gt;Non è possibile dire quanto durò e se durò &lt;em&gt;veramente&lt;/em&gt;, quello che si sa è che Giuliano Ferrara finì di attraversare il corridoio si sedette, appoggiò i gomiti sul tavolo di ciliegio della cucina e decise di rientrare in politica, combattere una battaglia culturale, smuovere le coscienze, amare la vita e difenderla dai soprusi scientisti di quest’epoca senza Verità.&lt;br /&gt;La strada era veramente in salita, roba da cambiargli la vita – la vita di Giuliano Ferrara cambiò. Lui disse di aver acquistato molte cose, ma altre certamente ne perse: la stima di quelli che lo credevano cinico, l’amicizia degli amici ubriachi di diritti civili, l’interresse dei suoi lettori più atei e disincantati. Giuliano si era convertito, illuminato dalla disponibilità religiosa che è propria delle persone sensibili, da quel senso di meraviglia di fronte alla vita che è pane dei poeti, dei preti, dei filantropi, e da oggi anche dei giornalisti.&lt;br /&gt;Cominciò con un digiuno simbolico a favore di una moratoria contro l’aborto, che poi non era altro che un rifiuto dell’aborto come pratica criminale contro la vita umana. Qualcuno sospettò delle sue buone intenzioni. Fino ad allora Giuliano aveva sostenuto Berlusconi, grado zero di qualsiasi approccio culturale verso la politica e più in generale verso la vita, difeso l’attacco militare all’Iraq, sostenuto, anche dopo anni di guerra, le ragioni di quella guerra e in generale le ragioni della Guerra.&lt;br /&gt;Giuliano cominciò a digiunare per l’aborto tra Natale e Capodanno, scrisse un diario on-line su quei giorni di rinuncia parlando della sua vita nella casa di campagna, mettendo in gioco i suoi affetti, e aprendo le quinte delle sua anima. La vita privata cominciò a sovrapporsi a quella pubblica, ed entrandoci pian piano la mescolò – restituendo ai lettori un’immagine diversa, più domestica e vulnerabile dell’uomo: un uomo che si metteva in gioco tutto nella battaglia che aveva deciso di compiere. Prese il suo giornale e lo aprì in due, facendolo divenire l’organo propulsore di questa battaglia, lo infarcì con lunghi inserti in cui si discuteva del “pro life”, aprì una campagna di sottoscrizioni per la moratoria, il giornale cominciò a ospitare lunghe pagine di lettere monotematiche e martellanti, liste di nomi che si dicevano per la vita, esperienze di donne che avevano dato alla luce bambini nati prematuri ma sani, opinioni di medici e luminari d’accordo con le tesi del direttore, farcì il giornale anche di parei contrari: femministe che si sentivano usurpate del proprio diritto ad abortire, puntualmente incalzate in un contradditorio serrato. Arrivarono i preti e i vescovi, e addirittura un’antologia di articoli dall’Avvenire. Il giornale era cambiato come la vita stessa di Giuliano, la redazione - giovane e innamorata del suo direttore - lo seguì e il passo fu breve: Giuliano decise di fondare una lista e di candidarsi alle elezioni politiche dell’aprile duemilaeotto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3131402484289208636?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3131402484289208636/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3131402484289208636&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3131402484289208636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3131402484289208636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/03/solo-dio-conosce-il-tuo-futuro.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2728170149369345104</id><published>2008-02-28T20:52:00.000-08:00</published><updated>2008-02-28T23:54:10.255-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin 0&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi sono fatto male, non vedi! Tenevo la testa con un fazzoletto e Andrea mi guardava come se fosse lui a sanguinare.&lt;br /&gt;Sentivo il sangue scorrermi sulle guance. Dovevo avere da qualche parte un altro fazzoletto, ci pensavo - ma non mi ricordavo dove.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2728170149369345104?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2728170149369345104/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2728170149369345104&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2728170149369345104'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2728170149369345104'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-0-mi-sono-fatto.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4961933148942692281</id><published>2008-02-28T20:48:00.000-08:00</published><updated>2008-02-28T03:05:11.929-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-1&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;C’eravamo io e lei seduti dentro il giardino. Mi disse se volevo riprovare, che lo potevamo fare, potevamo riprovare – era la sua magia (provare a sparire). La pregai allora, ancora una volta.&lt;br /&gt;Andò verso l’aiuola, la liberò dalla neve, ci frugò dentro e ne uscì con un sasso. Si avvicinò brandendolo come un’arma, un sorriso da puttana. Avrei voluto che tutto il mondo la potesse vedere. Si mise davanti a me ferma come un soldatino, lasciò cadere il braccio, mi baciò. Poi vidi il sasso prendere quota, sentii il colpo, poi non sentii più niente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4961933148942692281?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4961933148942692281/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4961933148942692281&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4961933148942692281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4961933148942692281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-1-ceravamo-io-e-lei.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6310809657261712665</id><published>2008-02-27T23:45:00.000-08:00</published><updated>2008-02-27T23:53:39.666-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-2&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi passò la sigaretta che sapeva di neve, le chiesi cosa non aveva funzionato l’ultima volta. Se non lo sai tu bibo (smettila di chiamarmi bibo!). Almeno i biglietti quelli ce li potevi lasciare. Erano il mio regalo d’addio, la mia buonuscita, disse (me li hai dati tu, bibo!). Allora mi toccai le tasche dietro dei jeans e tirai fuori i due biglietti ancora intatti con il nome di Andrea scritto sopra, mi venne da piangere. Cosa facciamo adesso bibo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6310809657261712665?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6310809657261712665/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6310809657261712665&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6310809657261712665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6310809657261712665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-2-mi-pass-la.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4326874526918270444</id><published>2008-02-26T20:20:00.000-08:00</published><updated>2008-02-27T23:53:05.283-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-3&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ebbene? (…..) Proprio non ce la fai a liberarti di me, ehe bibo! Quello che cominciavo a temere era la mia memoria, si riaccendeva e mi diceva che dovevo correre via (ehe bibo!), mi stava dicendo chi era e io com’ero. Era una storia che avevo già sentito! Adesso lo sapevo che non era vera, che era una malattia, o la cocaina che mi ero fatto in casa, o questi libri che avevo divorato (il latte i biscotti e il sangue rappreso). (Elsa: l’amore inventato- una scarica di parole sulla punta della lingua, un foglietto appiccicato sulla schiena).&lt;br /&gt;Stava in silenzio, fumava.&lt;br /&gt;Io non so più cosa devo fare? Ci possiamo riprovare! Voglio guarire, io non ti voglio più vedere! Ti prego! Riprovare a sparire dicevo. Quante volte ci abbiamo già provato?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4326874526918270444?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4326874526918270444/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4326874526918270444&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4326874526918270444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4326874526918270444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-4-ebbene.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4157581606780595441</id><published>2008-02-25T00:10:00.001-08:00</published><updated>2008-02-25T04:50:16.588-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-4&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Aspettai lì dov’ero, sui gradini. La città era completamente deserta di rumori. Le macchine e i mezzi pubblici avevano smesso di passare. Cominciò a uscire la gente, si arrestava sul viale colpita dal paesaggio ridotto ai minimi termini. Io non riuscivo a vedere niente in mezzo a quella calca, poi la folla riprese a muoversi e pensai d’averla persa. Cercai di farmi largo, andai avanti e indietro un paio di volte, finchè la gente si disperse. Sembrò finita. Poi mi accorsi che qualcuno usciva ancora. Guardai su verso i gradini e la vidi: si sistemava i capelli dentro il capotto, camminava con la testa bassa, mi arrivò vicino così, senza guardarmi, continuando a sistemarsi i capelli dentro il cappotto, . Le dissi ciao, mi disse ciao.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4157581606780595441?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4157581606780595441/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4157581606780595441&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4157581606780595441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4157581606780595441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-4-aspettai-l-dovero.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5363166274302463137</id><published>2008-02-24T00:09:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:10:09.788-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-5&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il tratto di strada fino alla filarmonica lo percorsi tutto correndo, d’istinto. Sembrava dovesse nevicare per sempre.&lt;br /&gt;Arrivai, feci fuori il vialetto alberato e guardai dentro: il foyer  era calmo, tutto ancora acceso, sulla neve non c’erano impronte oltre le mie. Mi lascia cadere sui gradini. Avevo voglia di rivederla e nel contempo paura di scomparire se l’avessi rivista. Volevo capire e volevo ringraziarla, ero stato bene con lei e non avevo mai potuto dirglielo, tutto questo pensai dopo la corsa. Adesso ero sicuro di conoscerla – come se appartenesse alla mia vita, o alla mia famiglia, mi convinsi anche che aspettasse solo un mio gesto per rivelarsi. Mi sentivo bruciare come un bambino sopra un regalo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5363166274302463137?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5363166274302463137/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5363166274302463137&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5363166274302463137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5363166274302463137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-5-il-tratto-di.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4975829531678946660</id><published>2008-02-23T23:40:00.000-08:00</published><updated>2008-02-24T23:42:21.290-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-6&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;A casa Karolin ci offri della zuppa di mandorle, una cosa schifosa che Andrea neanche guardò. Andò subito dilà a buttarsi sul letto. Karolin sembrava imbarazzata, il suo sguardo mi fece sentire colpevole, come fossi io il responsabile, la persona crudele della coppia. Pensai ad Elsa, e chiesi dov’era. Karolin curvò un po’ la testa come per capire, poi mi disse che la sua amica non si chiamava Elsa e che adesso era al corso di yoga. Curvai anch’io la testa, le raccontai della mattina a colazione, e lei mi corresse su molti punti. Allora andai dilà nelle stanza dei quadri più che per mostrargli Elsa, per scoprire quello che già sapevo. I quadri c’erano ma avevano un’altra faccia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4975829531678946660?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4975829531678946660/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4975829531678946660&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4975829531678946660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4975829531678946660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-6-casa-karolin-ci.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8988755061001400276</id><published>2008-02-22T20:40:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:08:20.701-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-7&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Potevamo sempre ascoltare il concerto alla radio seduti sulle poltrone arancioni di Donuts. Andrea bestemmiò. Mi disse che non aveva nessuna voglia di quella cazzo di musica. Pensai ad Elsa, ancora più intensamente. Andrea non capiva la mia indolenza di fronte a quella sventura, disse proprio così. Lasciò tutto e uscì.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8988755061001400276?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8988755061001400276/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8988755061001400276&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8988755061001400276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8988755061001400276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-7-potevamo-sempre.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8763271310083418919</id><published>2008-02-21T21:56:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:07:58.785-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-8&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Andrea si trascinava con l’ombrello chiuso, lo sguardo reso - dissi di aspettare, di tornare indietro. Ormai, non vedi? Non entra più nessuno. L’unica possibilità è che ci diano due biglietti premio….per la sfiga!!!.&lt;br /&gt;Lo vidi piangere, le lacrime si mescolavano all’acqua che gli colava dai capelli. Non dissi niente di Elsa proprio adesso che tutto sembrava finito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8763271310083418919?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8763271310083418919/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8763271310083418919&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8763271310083418919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8763271310083418919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-8-andrea-si.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8319358855426032998</id><published>2008-02-20T20:47:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:07:39.441-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-9&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Fuori dalla Filarmonica la neve cadeva abbastanza grossa, l’unico ad avere l’ombrello era Andrea, tutti gli altri non si riparavano. Nessuno era lì per lo spettacolo. Mancava un’ora e mezza all’inizio. Mi appoggiai ai vetri dell’entrata preparandomi all’attesa.&lt;br /&gt;Poi arrivarono. La gente si mise fila, entrava alla Filarmonica con un’allegria postdatata, come fosse Natale. Era una fila che non aveva niente a che fare con tutte le altre file che avevo visto. Una fila di berlinesi che andavano ad ascoltare la miglior musica del mondo mi disse Andrea e questo mi doveva bastare. Noi rimanevamo ai lati della porta d’entrata proprio come se stessimo aspettando qualcuno. Non era difficile concentrarsi sui visi giovani, erano pochi, ma tra loro non c’era nessuna ragazza che mi illuminava. Andrea provava ad indirizzarmi, ma sempre inutilmente. Più passava il tempo, più la fila si assottigliava, più lui regrediva a uno stato infantile. Ormai lo spettacolo stava per iniziare. Intorno alle ultime persone – sotto i lampioni, la neve. Il cielo sembrava animato, non faceva freddo. Il giardino, con un po’ di fantasia, sarebbe potuto anche essere un presepe. A un certo punto Andrea si scostò dalla soglia e si incammino verso la strada, fu allora che vidi Elsa venirmi incontro, sorpassarmi, e entrare. Mi girai appena in tempo per vederla inghiottita dall’oro della festa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8319358855426032998?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8319358855426032998/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8319358855426032998&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8319358855426032998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8319358855426032998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-belrin-9-fuori-dalla.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8607525341165131470</id><published>2008-02-19T20:59:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:07:19.087-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-10&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi venne da piangere, Andrea si mise le mani nei capelli e provò a consolarmi, ma non disse mai di lasciar perdere, non disse quello che volevo sentirmi dire, cioè che domani tutto sarebbe finito, che ce ne saremmo tornati in Italia, e che adesso tutto quello che dovevamo fare era andare a casa farci una bella dormita e di non pensarci più.&lt;br /&gt;Mi disse che mancavano solo due ore allo spettacolo e che se volevamo andare dovevamo andare adesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8607525341165131470?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8607525341165131470/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8607525341165131470&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8607525341165131470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8607525341165131470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-11-mi-venne-da.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-644307449757373202</id><published>2008-02-18T20:48:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:06:23.801-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-11&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Confidai ad Andrea l’unica cosa che mi sembrava di ricordare, cioè che il tatuaggio sulle spalle di Elsa io lo avevo già visto, e non ci avrei giurato, ma più passava il tempo più mi sembrava lo stesso tatuaggio che aveva la ragazza che mi aveva colpito.&lt;br /&gt;Punto primo: chi era Elsa? Andrea non vide nessuna ragazza quella mattina. Punto secondo: se c’era, ero stato un coglione a non averlo detto prima. Punto terzo: mi stai prendendo in giro o sei diventato pazzo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-644307449757373202?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/644307449757373202/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=644307449757373202&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/644307449757373202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/644307449757373202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-belrin-11-confidai-ad.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-690678593146708226</id><published>2008-02-17T12:46:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:05:58.120-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-12&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Lo dissi con tranquillità ad Andrea, che non mi andava, che era una violenza psicologia a cui non volevo sottopormi, devo avere usato proprio questa espressione “violenza psicologica” ed era esattamente quello che volevo dire. Gli avrei ripagato il biglietto. Si prese male, mi disse se ero scemo: che cazzo gli e ne fregava a lui dei soldi, i Berliner diretti da Rattle non avevano prezzo a questo punto. Cercai di fargli capire che era inutile, che non mi sarebbe venuto in mente niente – comunque. Non avevo voglia di andare, lui sosteneva che non mi costava niente provare, che proprio non mi riconosceva più. Gli dissi invece che ero preoccupato e che volevo solo tornare a casa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-690678593146708226?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/690678593146708226/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=690678593146708226&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/690678593146708226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/690678593146708226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-12-lo-dissi-con.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2742773443710022808</id><published>2008-02-16T14:43:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:05:30.302-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-13&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Avevo in mente il tatuaggio di un angelo che occupava tutta la schiena, la ragazza aveva due ciocche che le scendevano dalle orecchie fino al seno, teneva in mano una forbice, le orecchie erano affilate e il mento così appuntito che più che un angelo sembrava una creatura per bambini. Mi ricordai che indossava una canottiera nera, e beveva con me tequila, offrendomi sale e limone sulla mano. Sono sicuro che a un certo punto ci siamo presentati perché quando le ho detto il mio nome mi ha sorriso, ma io il suo proprio non me lo ricordavo.&lt;br /&gt;Quando pisciai mi guardai il cazzo, scoprii di essere circonciso. L’effetto di amnesia post-caduta sarebbe rientrato gradatamente, così mi avevano detto, eppure il mio passato non si muoveva di una virgola, c’erano solo quelle maledette dodici ore a riempirlo. Via via scoprivo delle novità, per conto mio, o parlando con Andrea, e ogni volta, mi lasciavano una cattiva impressione. Decisi che dei biglietti e della ragazza a me non fregava niente, forse era il caso di lasciare perdere, lasciare che la mia memoria si ristabilisse da sola, senza forzare, senza costringerla a quella caccia all’uomo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2742773443710022808?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2742773443710022808/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2742773443710022808&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2742773443710022808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2742773443710022808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-13-avevo-in-mente.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4624543522234814483</id><published>2008-02-15T23:53:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:04:39.001-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-14&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Al pomeriggio con la nuova fasciatura ben fissa in testa bazzicammo il quartiere sotto casa. Andrea era troppo concentrato sui piani della sera per riuscire a pensare ad altro, così passammo le ore di maggior luce in un bar a qualche isolato dalla Filarmonica, lontani dal centro. Guardammo la neve cadere sull’asfalto prima lenta e poi veloce. La osservammo ricoprire di uno strato zuccheroso la superficie delle cose, e ci sembrò di buon auspicio. Tenevamo gli occhi appiccicati alla vetrata. Il fumo e l’andirivieni ci rendeva pazienti togliendoci le parole di bocca. Quando il cielo cominciò a farsi veramente scuro i fiocchi si stagliarono ancor più nitidi per via della luce dei lampioni. Allora mi prese un po’ di malinconia, mi alzai e feci qualche passo verso bagno. Lungo il corridoio pensai di vedere Elsa, ma era solo un abbaglio. Cominciò a venirmi in mente qualcosa della sera prima – erano ricordi sfilacciati, che meditavo meglio da solo nell’aria gelata del cesso. Chiusi la catenella, e abbassai l’asse, mi sedetti guardando la neve che si posava sul telaio della finestra e lì accovacciato pensai a qualcosa di poetico che è difficile da dire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4624543522234814483?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4624543522234814483/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4624543522234814483&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4624543522234814483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4624543522234814483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-14-al-pomeriggio.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-338213512130824388</id><published>2008-02-14T09:09:00.000-08:00</published><updated>2008-02-25T00:05:00.237-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-15&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Prima che venisse chiamato il mio numero, io e Andrea avevamo già buttato giù il nostro piano. Presentarsi all’entrata della Filarmonica, sperare di ricordare la faccia della ragazza, bloccarla, prendere i nostri biglietti e farci spiegare due o tre cose.&lt;br /&gt;L’ipotesi che la ragazza non avesse trovato i biglietti, o che li avesse venduti per ricavarci quei quattrocento euro, non la prendemmo nemmeno in considerazione.&lt;br /&gt;Andrea aveva già il coltello tra i denti, io rivolevo solo le mia felpa, la mia memoria e un po’ di pace. Finalmente toccava a noi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-338213512130824388?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/338213512130824388/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=338213512130824388&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/338213512130824388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/338213512130824388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-15-prima-che.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4069595537887656639</id><published>2008-02-13T01:07:00.001-08:00</published><updated>2008-02-25T00:03:38.024-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-16&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Davanti a me un uomo si premeva il fazzoletto sulla bocca e con l’altra mano teneva un cane al guinzaglio, l’animale non dava segni di vita: era steso a terra per tutta la superficie della pancia come un tappeto peloso. Scendevano dei lacrimoni sul viso dell’uomo. La situazione non era completamente chiara, chiesi ad Andrea se era sicuro che fosse il pronto soccorso, disse di non preoccuparmi. Il mio numero di accettazione era il 142, fuori non pioveva ancora, e l’unica cosa che mi distraeva dalla tristezza dei visi sovietici era un cinese alle prese con i suoi bambini davanti alla vetrata dell’accettazione. Cercammo di ripercorrere per la quinta volta i fatti della notte prima, ogni volta nella speranza che un’illuminazione mi permettesse di colmare i buchi. Andrea ricominciò: alla festa avevo conosciuto una ragazza (in effetti avevo una sua immagine in testa che, però tralasciai di riferire ad Andrea), sparii con lei, dopo aver bevuto della tequila al bancone della discoteca. Passarono due ore in cui nessuno ci vide, quando Andrea mi ritrovò ero già sanguinate e ferito, abbastanza graffiato in viso, e così messo da riuscire solo a dirgli poche cose prima di svenire, cadere e perdere la memoria.&lt;br /&gt;Quello che Andrea riuscì a sapere da me prima della caduta fu che la ragazza aveva bisogno di connessione immediata, connessione che io non le diedi ne subito ne poi. Lei si incazzò, mi prese a pugni e mi finì con una bottiglia in testa. Sparì con la felpa che le avevo offerto al momento di uscire dalla discoteca. Proprio quella felpa in cui c’era una tasca, e dentro la tasca una busta, e dentro la busta i nostri biglietti per il concerto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4069595537887656639?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4069595537887656639/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4069595537887656639&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4069595537887656639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4069595537887656639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-16-davanti-me-un.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-9056037089578736367</id><published>2008-02-12T20:54:00.000-08:00</published><updated>2008-02-24T23:47:49.624-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-17&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Andrea si stava lavando in bagno. Entrai per fargli fretta, era nudo come un verme e si fregava i denti avanti e indietro. Guarda mi si è riaperta la ferita. Mmmh, mmmh. E’ meglio che vada a farmi vedere. Mmmh. All’ospedale? (….). Cercai Karolin e la sua amica, ma sembravano sparite, non c’era nessuna traccia in giro, la cucina era perfettamente sistemata. Controllai in tutte le altre stanze, tranne in camera da letto. Pensai per un attimo d’aver avuto un’allucinazione, ma non lo dissi ad Andrea. C’era ancora un odore buonissimo vicino al lavandino dove avevo visto Elsa fiancheggiare le ombre della mattina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-9056037089578736367?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/9056037089578736367/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=9056037089578736367&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9056037089578736367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9056037089578736367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-18-andrea-si-stava.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2073557383358263865</id><published>2008-02-11T09:28:00.000-08:00</published><updated>2008-02-19T00:07:56.849-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomare in Berlin-18&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il risveglio della mattina dopo fu allucinante. Trovai una ragazza in cucina a limonare davanti a una tazza di latte. Il ragazzo non si girò quando entrai, e lei mi fisso per qualche secondo con gli occhi aperti mentre ancora aveva la bocca impegnata. Sembrava impacciata – e mi diede l’idea di soffocare, poi mollò la presa; solo allora lui si girò e scoprii che lui era lei, la stessa che avevo visto la notte prima ritratta sulle tele. Mi dissero “Hi”, si allinearono con i visi, una stava sulle ginocchia dell’altra e – contemporaneamente – si illuminarono. Pensai ai loro denti come a due ghiere d’avorio e sentii una fitta allo stomaco. Stavo ancora male, la ferita alla testa aveva ripreso a sanguinare. Quella bionda era Karolin, la ragazza di cui mi aveva parlato Andrea, l’altra si chiamava Elsa ed era la ragazza più bella che avessi mai visto. Mi diedero la mano senza fare caso alla benda che avevo in testa, dissero che mi potevo servire per la colazione. Non avevo voglia di niente, avevo solo bisogno di trovare Andrea per farmi portare all’ospedale. Mi spostai nella stanza delle tele, Andrea non era lì, sentii partire la doccia, e poi vidi Elsa china sul lavandino della cucina: indossava solo i pantaloni del pigiama, e la sua pelle doveva essere morbida come quella di un bambino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2073557383358263865?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2073557383358263865/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2073557383358263865&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2073557383358263865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2073557383358263865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomare-in-berlin-19-il-risveglio.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2167516760357405983</id><published>2008-02-10T00:26:00.000-08:00</published><updated>2008-02-11T07:33:59.328-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-19&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Finimmo seduti sugli sgabelli addossati alla scrivania nella stanza dei quadri a guardare giù dalla finestra la strada illuminata. Presi tre aspirine e aspettai che qualcosa cambiasse. Provai a informarmi sulla ragazza, Andrea si alzò subito. C’era solo una cosa che potevamo fare mi rispose e se ne andò.&lt;br /&gt;Nel letto lo trovai sveglio, e mi chiese perché le avevo dato i biglietti: “perché cristo gli avevo dato quei cazzo di biglietti!!” così disse con rabbia. Io proprio non mi ricordavo, allora lui si girò su un fianco mandandomi ‘affanculo. Poi si accostò e venne a patti: mi raccontò ciò che io gli avevo detto prima di cadere e perdere la memoria. Mi informò anche che eravamo venuti in Germania per assistere al concerto dei Berliner alla Filarmonica, che ci era voluto un colpo di fortuna per avere i biglietti, che era un anno che li aspettavamo, che era un grandissimo evento, e che adesso quei biglietti erano nelle mani di quella puttana con cui mi ero imboscato e che mi aveva quasi spaccato la testa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2167516760357405983?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2167516760357405983/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2167516760357405983&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2167516760357405983'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2167516760357405983'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-belrin-19-finimmo-seduti.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-1228747135191120032</id><published>2008-02-09T10:17:00.000-08:00</published><updated>2008-02-11T00:32:24.780-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin-20&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;In cucina provai ad addentare due biscotti sbriciolati dentro una confezione aperta, nel buio vedevo una matrice di piatti appesi al muro, di fronte degli armadietti riflettevano la luce – sembravano illuminati dall’interno. Mentre provavo ad aprirli qualcosa fece rumore e rimasi fermo in ascolto. L’ombra di Andrea scivolò nel corridoio e entrò nella sala dei quadri, cominciò a cercare in un cassetto proprio sotto la finestra. Mi avvicinai, e mi disse di stare attento ai quadri, poi quando gli fui davanti mi chiese se non riuscivo a dormire. Avevo bisogno di qualcosa, risposi. Allora andammo in bagno e mi lasciò frugare in una scatola di medicinali mentre dilà lui preparava una tisana. Nella casa vuota, nel silenzio – si sentivano questi due rumori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-1228747135191120032?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/1228747135191120032/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=1228747135191120032&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1228747135191120032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1228747135191120032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-20-in-cucina-provai.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-9007233117915401898</id><published>2008-02-08T09:03:00.000-08:00</published><updated>2008-02-08T00:09:06.547-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin -21&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Passarono pochi secondi e Andrea cominciò a russare in un modo spaventoso. Non potevo farcela. Mi alzai per cercare qualcosa. Il bagno forse. Camminavo lentamente per casa, la testa mi faceva meno male. Notai che non c'erano le ante alle finestre, e quella notte le tende erano alzate: una luce grigia illuminava il legno del pavimento facendolo scintillare, Andrea che continuava a russare. Percorsi il corridoio e arrivai in un’altra stanza illuminata dalla luce della strada – addossata alla finestra la scrivania era carica di fogli e libri, le uniche due cose che spuntavano sopra lo strato di carta erano il computer e la lampada, ai lati lungo le pareti fino a me c’erano tante tele appoggiate l’una sopra l’altra in una sequenza prospettica dentro cui scivolava la luce. Senza chinarmi passai tra le tele per arrivare alla scrivania, e vidi che tutte rappresentavano la stessa cosa: una ragazza in primo piano che mi guardava.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-9007233117915401898?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/9007233117915401898/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=9007233117915401898&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9007233117915401898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9007233117915401898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-22-passarono-pochi.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8610547671453623599</id><published>2008-02-07T20:56:00.000-08:00</published><updated>2008-02-24T23:46:08.445-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin -22&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Arrivati a casa Andrea mi portò subito in un soggiorno dove c’era un materasso per terra. Le righe marroni e grigie delle lenzuola mi davano il mal di mare. Andrea mi disse di guardare i vestiti sul comodino e un paio di scarpe, mi chiese se non mi veniva in mente niente – sbattei la testa, allora si sedette sul divano e mi spiegò che erano cose che avevo comperato appena ieri: “ti ricordi?”. Avrei voluto cominciare a fargli delle domande, avrei dovuto preoccuparmi, ma proprio non ci riuscivo – l’istinto di sopravvivenza mi portava a risparmiare le forze per far tacere la testa. E se questo era impossibile, volevo almeno provare a non morire dal dolore: mi sdraiai sul letto e vidi l’amico che mi guardava: “dilà dorme Karolin”, disse. Poi uscì dalla stanza, e ritornò ridendo. Si svestì davanti a me. Rimase in mutande con lo spazzolino in mano, mi guardò per un po’ senza dire niente e uscì di nuovo. Ritornò senza spazzolino, si infilò sotto il piumone, mi guardò per l’ultima volta e spense la luce.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8610547671453623599?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8610547671453623599/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8610547671453623599&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8610547671453623599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8610547671453623599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-23-arrivati-casa.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3034335179975559143</id><published>2008-02-06T09:38:00.000-08:00</published><updated>2008-02-06T00:48:55.850-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin -23&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Scivolammo fuori. Le strade erano piene di gente. Chiesi ad Andrea dove stavamo andando, mi sembrò di capire “a casa”, poi mi spiegò meglio. Facevo fatica a mantenere la concentrazione, anche standoci attento, parlava troppo veloce, e più che alle mie domande sembrava preoccupato per una ragazza, “la ragazza dei biglietti”, “la ragazza che ti ha quasi ammazzato”, “quella da cui succhiavi sale e limone dalle dita” – dissi che non mi ricordavo niente e se per piacere poteva ripetermi la storia della casa più piano. Scopri che avevamo preso contatto con una ragazza di Berlino che ci aveva affittato una stanza.&lt;br /&gt;Quando riprese la storia dell’altra ragazza, quella che mi aveva ferito, lo fermai e gli chiesi se poteva aspettare domani, o più tardi, adesso mi veniva da vomitare, e mi sarei dovuto fermare un attimo prima di riprendere a camminare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3034335179975559143?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3034335179975559143/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3034335179975559143&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3034335179975559143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3034335179975559143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-24-scivolammo-fuori.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5458738791514923697</id><published>2008-02-05T09:15:00.000-08:00</published><updated>2008-02-05T00:20:06.427-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin -24&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Finimmo dentro la metropolitana. Ragazzi pallidi si accarezzavano parlandosi nelle orecchie. Rischiai di perdere i sensi di nuovo quando cercai di sedermi, l’amico mi guardò: “hai capito??” “Che cosa facciamo?”. Dentro il vagone, insieme a tutta quella gente vestita male, colorata e allegra ero sicuro che il treno non si sarebbe mai più fermato, mi rassegnai ad essere trascinato in avanti per sempre, condannato alle immaginai sfuocate dai finestrini, al martellare della mia testa, e alle parole del mio amico. Poi, invece, il treno si fermò, si aprirono le porte, e milioni di ragazzi, labbra e bottiglie entrarono, si fecero largo nell’aria, caricandola dello stesso odore che c’era già, chiusi gli occhi e decisi di non avere più paura.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5458738791514923697?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5458738791514923697/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5458738791514923697&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5458738791514923697'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5458738791514923697'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-24-finimmo-dentro.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2483681424295815165</id><published>2008-02-04T09:02:00.000-08:00</published><updated>2008-02-05T00:30:44.893-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin -25&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;All’uscita della discoteca c’era ancora gente in fila dietro alle transenne. Si accalcava contro una parete di grossi uomini calvi che cercavano di stare in piedi. Sull’altro lato, davanti a noi, la gente usciva tranquillamente. Scopri cammin facendo che il ragazzo magro con il berretto si chiamava Andrea, disse di essere un mio amico e che eravamo a Berlino per passare il capodanno. All'improvviso ci fu un bagliore: un razzo rosso entrò nel tunnel passando sopra le nostre teste. Si spense sulle pareti di mattone. Poi ne arrivò un altro dello stesso meraviglioso colore, e un altro ancora: una raffica disegnò delle linee viola nello spazio claustofrobico del tunnel. Mi chiesi che posto era quello. Andrea cercò di tirarmi giù, ero lì in piedi teso verso la volta a respirare l’odore della polvere da sparo che si levava dalle braci dei petardi. I cinque uomini pelati tremarono tutti insieme, poi come caricati da una molla si gettarono fuori e si persero dietro le siepi della strada; noi intanto uscimmo e fuori Berlino bruciava.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2483681424295815165?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2483681424295815165/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2483681424295815165&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2483681424295815165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2483681424295815165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-25-alluscita-della.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6318615189334865046</id><published>2008-02-03T14:59:00.000-08:00</published><updated>2008-02-04T05:01:23.501-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;POrnomate in Berlin -26&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Mi si avvicinò un ragazzo magro. Non so quanto tempo era passato da quando mi ero seduto, disse che mi stava aspettando e parlava la mia lingua, a dire la verità non disse proprio che mi aspettava, disse che ero un coglione. Parlava troppo in fretta dicendo troppe cose insieme. Riuscivo a metterle in fila ma non ne afferravo il senso. Capivo però che mi chiamava per nome, e cercavo di fissarlo per riconoscerlo: “simon, salomone, sandokan, sian – shimon”. “Scusa come hai detto che mi chiamo?” “Oddio” disse il ragazzo. Si batte una mano sulla fronte facendo due passi indietro.”Mi stai prendendo in giro, Shimon – dimmi che mi stai prendendo in giro!” Poi si accovacciò tenendosi alle mie ginocchia: “Andiamo a casa”, disse.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6318615189334865046?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6318615189334865046/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6318615189334865046&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6318615189334865046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6318615189334865046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-26-mi-si-avvicin-un.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4018141151815138830</id><published>2008-02-02T09:20:00.000-08:00</published><updated>2008-02-02T01:24:51.552-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin -27&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Al mio risveglio una donna troppo rotonda e rosa per essere morta mi riparava dalla luce accecante. Si chinò su di me fino quasi a toccarmi, aveva una cuffia da infermiera – e parlava guardandomi la testa. Non ero in grado di risponderle, ne di capire se la testa me la stesse toccando, ma sentivo che parlava una lingua bruttissima. Mi fece saltare sul lettino alzandomi solo con un braccio.&lt;br /&gt;Ero in un’infermeria, faceva freddissimo e il mondo traballava ancora. La donna mi sorrise e mi fece segno di scendere, tutti gli altri sembravano divertiti . Non me la sentivo di camminare, ma quella doveva essere la procedura. Traballai fino all’uscita della tenda, e cercai di capire cosa fare. Fuori il cielo era screziato da lampi rossi e viola. Capi di essere stato ferito: avevo dalle macchie di sangue incrostate sulla giacca; di essere stato medicato: l’ombra l’infermiera ce l’avevo ancora negli occhi. Provai a pensare come mi chiamavo, ma non mi venne in mente. Scoprii, invece, che il sangue quando si rapprende sui vestiti ha un odore ferrigno e una consistenza cristallina, croccante, come lo strato di caramello sulla crema catalana. Ogni respiro mi faceva salire un conato. Sapevo di essere a Berlino, ma a questo non riuscivo a legare nient’altro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4018141151815138830?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4018141151815138830/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4018141151815138830&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4018141151815138830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4018141151815138830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-27-al-mio-risveglio.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-4261420869076109196</id><published>2008-02-01T10:46:00.000-08:00</published><updated>2008-02-01T01:47:59.788-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;POrnomate in Berlin -28&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi sono fatto male, non vedi! Tenevo la testa con un fazzoletto e Andrea mi guardava come se fosse lui a sanguinare.&lt;br /&gt;Sentivo il sangue scorrermi sulle guance. Dovevo avere da qualche parte un altro fazzoletto, ci pensavo - ma non mi ricordavo dove. &lt;br /&gt;Il via vai di gente era nauseante, mi sedetti - giusto in tempo per vedere la sagoma di un drago fare fuoco e illuminare il cielo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-4261420869076109196?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/4261420869076109196/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=4261420869076109196&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4261420869076109196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/4261420869076109196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/02/pornomate-in-berlin-28-mi-sono-fatto.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6957505901904081761</id><published>2008-01-17T14:06:00.000-08:00</published><updated>2008-01-24T23:59:05.561-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Berlin_2&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Io e Peter ci siamo sverginati in una campo appena dopo Alexanderplatz, sotto l’ombra di una rete metallica, contro una fila di nuvole dentro la notte in cui venne giù il muro. Era l’ora più bella dell’89 e l’aria palpitava ancora, con noi dentro l’abitacolo a pompare come animali, angeli troppo giovani. Il corpo di Peter andava e veniva, scivolava sui sedili di pelle come la melma del mostro. Ero una ragazzina e Peter il dio più cattivo, bruciava il suo corpo dentro il mio, nel freddo, alla luce dei fari accesi. Avevo l’impressione di essere nata una seconda volta, lì appiccicata alla pelle del sedile, coperta dal sudore di Peter. Quella notte tutta la nazione decise di scopare perché nessuna fatica e nessun dolore avrebbe fatto più paura del dolore che era finito. E’ naturale scopare quando si è felici e si crede che nulla sarà peggio di ciò che è stato. Scopare significa voler vivere per sempre, ora lo so. Per questo è stato così bello. Ci siamo uniti al coro, e abbiamo pregato una preghiera sui sedili, tra le carte di caramelle e la birra in lattina. Io non ho mai saputo come si chiamasse di cognome Peter e quanti anni avesse. Peter era nudo e io mi sentivo ancora gocciolare quando uscimmo dalla macchina. Camminavamo a piedi nudi come trascinati verso l’astronave degli alieni. Avanzammo finchè non si sentì più la radio, mano nella mano. Guardavo le costole sporgenti di Peter e il culo chiaroscurato dalla luna. Poi lui si girò e mi guardò a sua volta - come si guardano gli animali, con quella dolcezza. Eravamo lontani adesso, la luce dei fari puntava sui rovi dilà dalla rete metallica, distinguevo appena la portiera aperta della macchina, Peter disse che tutto era così perfetto. Poi mi lasciò andare e aprii le braccia verso la luna, si stagliò nella luce bianca, come la fotografia truccata dell’Uomo di Leonardo: i capelli troppo lunghi dentro il parcheggio vuoto. Stava sulle punte con le natiche color limone e la schiena arcuata. Attraversammo la recinzione e ci mettemmo a salire le scale dell’antenna, zitti e innamorati con le piastrelle fredde sotto i nostri piedi. Arrivati in cima Peter si girò e mi chiese se era per sempre, poi si gettò a braccia aperte cercando di portarmi via così, planava con le sue ali di angelo, e sparì. Il vuoto se lo inghiotti lasciandomi sola, appena in tempo per guardarlo negli occhi l'ultima volta. Oggi mi chiedo spesso dove sarei se fossi andata con lui, e, più passano gli anni, più invidio Thelma che ha seguito Louise, e mi dico che sono stata una stupida a non farlo anch’io. Peter era entrato nella a mia vita come Thelma in quella di Louise, per portarmi dilà dal muro. Lo lascai andare via solo, l’eroe dei mie tredici anni, troppo acerbo per essere cattivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6957505901904081761?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6957505901904081761/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6957505901904081761&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6957505901904081761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6957505901904081761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/01/pornomate2-io-e-peter-ci-siamo.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5419580896842337383</id><published>2008-01-06T22:29:00.000-08:00</published><updated>2008-02-05T03:09:55.852-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Berlin _1&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Karolin e Peter sono abbracciati in mezzo alla folla. Tutta Berlino è in strada. C’è talmente tanta gente che non si riesce a camminare. Karolin sente la pressione sulla schiena e si lascia andare tra le braccia di Peter, lui la tiene stretta e la guarda continuamente. Peter si soffia via i capelli neri dagli occhi. La gente spinge, c’è un rumore assordante e qualcosa nell’aria che droga. Peter non lascia Karolin, gli arriva al collo, lo bacia. Nuota tra la corrente, respira chiude gli occhi. Sono quasi arrivati al muro e vorrebbero andare di là. C’è il sole; ed è strano potere andare di là, me nessuno ci pensa veramente. Microdosi di cocaina si mischiano all’ossigeno così per caso, è solo una sensazione, il bello è che nessuno ci pensa – si vede il giardino zoologico: sembra la testa di una tigre. Tutti vogliono vedere. Nessuno sa cosa. Non c’è niente da vedere. Karolin ha come la sensazione che domani non andrà a scuola, che non andrà a scuola mai più; non si stacca da Peter. Le uniche due persone così tenacemente abbracciate nella folla sono loro. Tutti gli altri si abbracciano e poi si lasciano, spingono, gridano. Peter riesce a vedere uomini in piedi sul muro, qualcuno si ferma lassù, apre le braccia e diventa riconoscibile , altri spariscono subito, Karolin vede le loro schiene ingobbite cadere di là. Milligrammi di cocaina filtrano nell’aria come fiocchi di neve, un pulviscolo impercettibile. Il cielo è una matrice, miliardi di pixel si accendono sulla linea che disegna un incudine dentro la città. La linea si gonfia e traballa come un focolaio canceroso. Peter non riesce a tenere via i capelli. Ha gli occhi di un colore incredibile, a Karolin fanno venire in mente la fantascienza, i suoi capelli sono lucidi e scendono a punte aguzze sul naso, gli curvano sul viso senza sfumature come nei disegni animati giapponesi. Karolin ci è rimasta secca. La linea grigia sembra pulsare e prendere vita per scollarsi di dosso milioni di insetti. Karolin non saprebbe dire quando si è innamorata di Peter, sente il traballio sensuale della folla e il pulsare misterioso del cuore di Peter. La malattia graffia il muro. C’è odore di morte, l’odore dell’energia quando cova in milioni di corpi e diventa qualcosa di barbaro. Il clamore è così assordante da renderti cieco. Non si riesce a capire, nessuno riesce a capire cosa piace a Peter guardandogli il viso, potrebbe essere un modello, un attore, un eroe delle fiabe, potrebbe non piacergli niente, Karolin ha già paura. Sono usciti per andare al parco a fumare, si sono fidanzati il giorno in cui nella stanza di Peter ascoltavano musica rock e fumavano le sigarette delle mamma di Peter. Oggi la gente ha portato la radio, tanti hanno con se le valige. A Peter sembra di vedere una donna in mezzo alla folla. Ha i capelli rossi e lo fissa con gli occhi di un coyote. Karolin tiene una musica russa in testa fatta di archi violini e campane, va con il cuore di Peter, la donna mira Peter e gli spara con le dita. Un uomo sorride per qualche secondo, il tempo che la forza della corrente glielo permette, poi caccia un urlo, prova a inchinarsi, si vedono i riccioli muoversi come al rallentatore, sembrano stelle filanti sullo smoking. Berlino è stesa per terra, la folla se la trascina sotto le scarpe, le valige si rompono ed escono le arance, i corion, le fotografie in bianco e nero, scatole di medicinali, pigiami, sciarpe e berrette. Non si riesce a mettere in fila due pensieri. Quando Karolin e Peter arrivano sotto il muro Karolin ha le dita completamente dentro i capelli di Peter. L’ombra di una nuvola stampa due fauci sul muso del giardino zoologico. Karolin dice a Peter che non è mai stata così felice, non si capisce ma potrebbe essere un urlo, le sudano le mani, le stanno per prendere fuoco. Peter è blu e porta una giacca di pelle, Karolin non si è ancora abituata al colpo improvviso che sente quando lui le sorride. Sono sotto. La mano di Peter finisce sul muro mentre la corrente tira, lei sta attaccata a Peter e sta attaccata al muro. C’è come uno spazio franco tra il muro e la folla, ci entrano, e si spingono in alto sulle punte dei piedi, il cigolio delle scarpe di gomma di Karolin, adesso, sotto il muro - nel fragore, è impercettibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5419580896842337383?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5419580896842337383/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5419580896842337383&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5419580896842337383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5419580896842337383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2008/01/karolin-e-peter-sono-abbracciati-in.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-1001605921036933136</id><published>2007-10-26T06:35:00.000-07:00</published><updated>2007-10-29T01:33:16.492-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il ragazzo con le labbra (meravigliose) si è seduto in seconda fila e adesso si sta toccando il naso. Il grado di complessità strutturale dipende da n fattori di input che il professore scrive alla lavagna. Le labbra del ragazzo sono propriamente (meravigliose). Ieri sera ho letto un racconto di un uomo che torna dalla guerra senza labbra con una protesi intorno alla bocca. La categoria cliente la esplodiamo adesso andando a vedere la complessità strategica. Così io credo che le sue labbra siano belle, soprattutto di profilo. Sembrano fatte di un tessuto isolante, gommoso. Ogni volta che le guardo mi viene voglia di affondarci dentro un dito e farne esplodere le pieghette carnose. Tre casi aziendali opportunamente analizzati vengono posizionati dentro una matrice che mappa la complessità ambientale. Due ragazze entrano adesso. Ho letto il racconto ieri e questa mattina ho visto le labbra del ragazzo. Oggi stà una fila sotto di me, lo vedo di profilo. Esiste un’economia di prodotto e un’economia di cliente, esiste un conto economico di prodotto e un conto economico di cliente. Il labbro superiore è lungo e veramente (meraviglioso). Cerchiamo indicatori che stimolino una maggiore sensibilità all’economicità dell’agire. La responsabilità economica può essere un centro di costo o di margine, dipende. Io, non lo so, sarà che mi sono fissata, ma il suo labbro inferiore mi sembra sempre umido. Ho una voglia matta di leccarlo, è tutto il corso che ci penso. Quattro mattine d’autunno, quattro tipi di luce che entrano da una parete di vetro colorando di ombre diverse il suo profilo. Valutare la convenienza economica del progetto. Bugdet o business plan? Lui non interviene, gli altri si scannano per rispondere alle domande. Tiene le labbra in controluce, troppo esposte ai raggi sottili che si incurvano cancellandogli le pieghette carnose. E’ un veicolo d’efficienza. Forse mi sbaglio, ma il labbro superiore sporge così tanto che riuscirei ad andargli sotto e leccarlo senza toccare nient’altro con lui che tiene la bocca completamente chiusa. Questo è importantissimo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-1001605921036933136?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/1001605921036933136/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=1001605921036933136&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1001605921036933136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1001605921036933136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/10/il-ragazzo-con-le-labbra-meravigliose.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2479191809407482792</id><published>2007-10-19T09:24:00.001-07:00</published><updated>2008-02-26T01:52:46.936-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;SOLO DIO CONOSCE IL TUO FUTURO 1_TORCIA D. (B)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno se lo portò via. E qui la sua biografia perde il passo, tutto si ammanta della poesia del capolavoro a metà, della grande promessa che brucia. Sarebbe diventato il nuovo Freddy Mercury, o il nuovo Kurt Cobain se avesse resistito ancora un po’, se avesse scelto un altro modo per morire.&lt;br /&gt;La grazia della musica, il tormento del personaggio, le idiosincrasie e le debolezze di un’intera generazione, l’alienazione di una società grassa e consumista: così i libri sugli scaffali dei supermercati montano le promesse e i sogni infranti – un distesa piatta su cui alzare castelli di carta. Il mondo aveva in mano le sue canzoni: qualcosa che rappresentava qualcosa altro, una sensazione universale da spedire in orbita per dimostrare agli alieni quanto di sporco, corrotto e di grande c’è quaggiù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quella volta sulla pianura della città di Illion qualcosa andò storto: una voce intima e gelatinosa gli entrò nelle orecchie, troppo mistica e allucinante anche per il rock, una voce che parlava il latino di Virgilio e il Greco di Esiodo. Lingue che Torcia D. non sentiva più dal liceo, e che gli ricordavano le labbra di Elena inzuppate in tisane al mirtillo durante le pause studio, oppure i cappelli verde ardesia della professoressa di greco. Pericle lo chiamava a se per forgiarlo e Agamennone lo inseguiva per distruggerlo. Torcia da uomo strafatto qual’era era ritornato bambino. A metà del concerto di Dusserdolff -1999, corse giù dal palco – sparì tra la folla, dissero per un attacco epilettico dovuto all’abuso di qualcosa, era Agamennone che lo inseguiva in tenuta da guerra. Così Elena che finora aveva riposato nel corpo mistico della sua arte venne richiamata alla vita in una forma nuova, come se le mani sapienti di un poeta l’avessero scucita da quella parte di inferno che custodiva e l’avessero liberata alla corruttibilità e alla bellezza di un altro tempo – il suo. La vedeva correre avvolta da un foular tenendogli la mano, la interrogava come si fa con gli oracoli e lei gli sussurrava di spogliarsi e di cospargersi dei profumi di Illion prima di fare l’amore. Elena aveva ancora il sorriso del liceo un sorriso che a Torcia non era mai sembrato vero. Non scrisse più canzoni se non per difendersi da Agamennone. Il quinto disco non glielo fecero mai uscire. Nel 1998 la carriera di Torcia D. finì definitivamente. Fu arrestato e internato dopo essere stato trovato dalle guardie dentro i Jardin De Luxemburg nudo e ubriaco che correva dicendo di essere in compagnia di un’Elena che nessuno vedeva, su una spiaggia che effettivamente non c’era. Continuò a scrivere canzoni dal manicomio, e tentò ripetutamente di darsi fuoco. Chiuso in cella di isolamento per manifesta intrattabilità, continuò ad amare Elena per il resto dei suoi giorni con Agamennone che lo guardava dallo spioncino insieme a tutti i suoi nemici. Un eroe o un vigliacco. Morì il 23 marzo 2004 dimenticato da quelli che sarebbero stati pronti a osannarlo, dentro una terra Antica con Elena che lo teneva tra le braccia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2479191809407482792?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2479191809407482792/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2479191809407482792&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2479191809407482792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2479191809407482792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/10/solo-dio-conosce-il-tuo-futuro-1.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-105457142501764655</id><published>2007-10-18T07:14:00.001-07:00</published><updated>2008-02-26T01:53:31.865-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;SOLO DIO CONOSCE IL TUO FUTURO 1_TORCIA D. (A)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Dovette capire molte cose e sentire per lungo tempo quella fottuta lacerazione che fanno le cose importanti quando si rompono. Proprio non si parlarono più lui e Elena dopo la panchina, almeno seriamente. Nel frattempo aveva lasciato l’università per dedicarsi completamente alla musica – ma non gli bastava per chiudere la bocca al dolore, così si scelse le amicizie sbagliate, e finì per trovare solievo nella tossicodipendenza. “Eroina” era una parola bellissima con un destino scellerato. Erano gli anni ottanta. Diceva di distinguere il “significato” dal “significante” e diceva anche di saperla ascoltare per come suonava quella parola. All’inizio -quando tutto poteva ancora essere innocente, la musica amplificava il suo gioco portandogli via il nome che voleva dimenticare. Lo teneva al sicuro altrove in un miscuglio di chitarre, rantolii, luci, e capelli biondi sudati che poi erano già la fine del punk, come dicevano le riviste specializzate. Torcia D. continuava a suonare, prima negli scantinati, poi in qualche locale. Nel 1986 l’Argentina vinse i mondiali, Elena si sposò, e uscì il suo primo disco. Appena un anno dopo uscì il secondo. Andy Warhol stava dando uno schiaffo all’arte ipotecando le tendenze pubblicitarie degli anni a venire e lui entrò direttamente in classifica. Una parte di pubblico, troppo sensibile e lontano dalle mode per essere numeroso, già lo vedeva come un profeta in Gazelle e maglietta slavata. La musica del rock azzerata su un’unica melodia, un delirio lamentoso e aggressivo di fragilità e disperazione, così dicevano. Fece da supporto ai Duran e nel pomeriggio piovoso di San Siro, pisciò pure sul pubblico, ci fu il delirio. Torcia D. bruciava piano il miracolo in un modo classico, senza personalismi. Beveva, fumava, si circondava di donne bionde e pallide che non sapevano mettersi il rossetto sulle labbra, firmò il suo primo importante contratto con la EMI – cifre con cui avrebbe campato per altre trenta vite. Per la prima volta il mercato musicale americano guardò all’Italia come a un modello. La California puntava diritta su Milano annusando una nuova tendenza e tutti erano pronti a giurare che il mondo sarebbe artisticamente bruciato - i ragazzini americani cominciarono a spaccarsi la testa sulle traduzioni delle sue canzoni e altre generazioni di ragazzini di qua dall’oceano si sentirono risarciti delle loro passate fatiche. Torcia D. usciva con il terzo album e questa volta il successo lo folgorò staccandogli il biglietto per l'Olimpo, continuò a fare quello che faceva finchè un'estate venne rapito. Durante il tour, in Turchia – estate 1995, mentre passava sopra i resti dell’antica città di Illion&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-105457142501764655?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/105457142501764655/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=105457142501764655&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/105457142501764655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/105457142501764655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/10/solo-dio-conosce-il-tuo-futoro-1.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-7778887623155968830</id><published>2007-10-08T10:12:00.000-07:00</published><updated>2007-10-08T01:17:08.199-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Non era il caso di prendersela, lascia perdere. Mi appallottolai sul suo divano lasciando tintinnare la tazza contro il cristallo. Ancora un po’ di the?&lt;br /&gt;Non posso tornare qui e rimettermi a fare quello che facevo prima. Si lasciò andare indietro, i capelli sdraiati orizzontali sulla moquette e la schiena uncinata alla rovescia sul divano. L’avrei voluta sentire - di qualcosa! Di qualcosa che mi possa aiutare! Ma non faceva altro che scaccolarsi il naso guardando il soffitto mentre fuori nevicava. Poi prese ad irrigidirsi: stava cercando di risalire in una posizione corretta. Incrociò le gambe come il budda e si lasciò di nuovo andare, molle come una bolla, prossima a liquefarsi. Finalmente mi guardò e disse che l’importante non è ricordare ma dimenticare, in quel momento le sue tette mi parvero l’unica cosa al mondo che potesse rimanere su.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-7778887623155968830?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/7778887623155968830/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=7778887623155968830&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7778887623155968830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/7778887623155968830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/10/non-era-il-caso-di-prendersela-lascia.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8489128394350636942</id><published>2007-10-05T05:57:00.000-07:00</published><updated>2007-10-05T06:03:44.776-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;MinimumFax 6.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Fine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8489128394350636942?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8489128394350636942/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8489128394350636942&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8489128394350636942'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8489128394350636942'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/10/minimumfax-6.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2499497717802890332</id><published>2007-09-30T09:54:00.000-07:00</published><updated>2007-09-30T23:57:04.077-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;p style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"&gt;&lt;span style="FONT-STYLE: italic"&gt;MinimumFax 1.bis&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Lavoro di notte. Roma in questo periodo mi ricorda la campagna – un tepore che durerà pochi giorni, presto sarà di nuovo autunno. E' così tutti gli anni.&lt;br /&gt;Sento il rumore dei motorini. E' buio.&lt;br /&gt;Io sono Martina Testa e sto lavorando alla traduzione della prima raccolta di racconti di D'ambrosio che uscirà in autunno. Non ho ancora 33 anni e seguo le immagini facendole scorrere da una lingua all'altra, le srotolo e le riarrotolo – sono la prima estranea ad entrarci – una traghettatrice. E' la cosa più bella che abbia mai fatto – insieme alle bolle e all'amore sulla spiaggia – traghettare dalla vita alla morte e dalla morte alla vita. Non mi sembra di lavorare eppure lo sto facendo – la finestra è aperta. Qui il tempo si è fermato, adesso si sta muovendo altrove – io sono là dove la notte è infinita, e ci sono ombre scure intorno alla luce. La mia scrivania si divide tra il giallo pesto e il nero. Alzo e abbasso la testa, guardo fuori. Paolo mi chiama: “Dai Martina vieni a letto!” Non capisce, o lo fa apposta. “Lasciami lavorare ancora un po', poi arrivo” gli rispondo. Sto ancora qui con Jones e la ragazza e non so se ha sentito. Paolo dov'è?&lt;br /&gt;La notte romana è chiusa dentro il rettangolo della finestra, nel suono dei motorini, sulle frequenze di una voce che arriva da là - tra le lenzuola – smorzata dalla luce gialla della scrivania. Tutto ha l'equilibrio furtivo di un'immagine sovrapposta alla telecamera di un caveau durante una rapina: c'è una specie di calma subacquea intorno alla piscina dove sono adesso – Jones e la ragazza, sembra di stare fuori dal mondo: la notte crepita e immagino uno spazio galattico – la spirale lattiginosa di un universo in espansione, qualcosa del genere. Jones appoggia la ragazza sulla superficie dell'acqua come fosse una sirena, l'acqua si inclina, oscilla – suona il telefonino: la piscina, il cielo e il fondale illuminato vanno in mille pezzi dentro una cascata di vetri – è Nicola che non riesce a dormire e mi chiede se ho voglia di passare. Appoggio il telefonino e mi avvicino alla finestra. Dilà Paolo si è addormentato. Quanto ci metto fino a Nicola? Guardo i tetti di Roma, mi gorgoglia lo stomaco, è quasi l'una. &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2499497717802890332?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2499497717802890332/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2499497717802890332&amp;isPopup=true' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2499497717802890332'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2499497717802890332'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/minimumfax-1_30.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5914928186090862509</id><published>2007-09-21T11:39:00.000-07:00</published><updated>2007-10-01T08:45:51.668-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;MinimumFax 5.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;Ma non dico niente, mi limito a mettere il cd sul tavolo. Lui si siede sul divano. Guardiamo tutti e due la parete – non posso non pensare alla mia copertina preferita. La tappezzeria è a motivi floreali. Soli infuocati galleggiano nel blu completamente uniformi . La carta da parati è un lascito degli anni '60, oggi non si usa più. Una grande cornice, ancora prezzata in lire, che contiene foto di persone più o meno morte, senza nessun ordine o legame apparente. Lo so a cosa stai pensando, mi dice, stai pensando a quanto ti irritano i mie giochetti da intellettuale. Certo non immaginavo di trovarti qui, nella penombra, scalzo, con quello sguardo da scienziato pazzo a riempirmi di gadget che sembrano appartenere alla trama postmoderna di qualche romanzo. Ci manca solo che te ne esci con la storia di un complotto. Un tesoro, un testamento da aprire, una nonna ultraottantenne scomparsa. Devo lavorare sulla decodificazione di un codice pieno di disegni a forma di trombetta?… la chiave è nel cd?, o peggio è dentro di me? sono io, mio malgrado, l’eroina che seguirà eventi lungo incastri prestabiliti, una scia tra l’oceano e il cielo, due blu allacciati dal sibilo del vento e dal rumore della risacca? Una storia che non finisce? Una tisana? Una sigaretta?, No, dai! Non ho voglia di parlare di libri, preferisco fumare guardando la cupola di San Pietro prendere fuoco…Non fare quella faccia—C’è dilà mia nonna Martina, te la vorrei presentare. Guardo verso la cucina sbucare su un triciclo meccanico una vecchietta dotata di chignon metallizzato. Non ci credo. No, voglio tornare a casa. E questo credo di averlo detto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5914928186090862509?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5914928186090862509/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5914928186090862509&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5914928186090862509'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5914928186090862509'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/minimumfax-5_21.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-9054579661991502015</id><published>2007-09-21T10:25:00.000-07:00</published><updated>2007-10-01T08:43:57.036-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;MinimumFax 4.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Indossa una camicia scura con sotto una maglietta a girocollo, è seduto vicino a me sul divano. Ho in mano il libro e faccio le domande. La copertina color panna sembra disegnata da Munari: il nome dell’autore e il titolo in alto, poche linee essenziali lungo i bordi. Basterebbe togliere le sovraccoperte per rimediare al disastroso design editoriale della Bompiani. La copia che ho in mano è così fitta di parole che sembra la trama di un tappeto. Pennarello rosso davanti e dietro. Mi dice che è un regalo per me, che devo pensare al libro solo come a un supporto, e che - se voglio - lo potrò leggere, ma solo quando tutta questa storia finirà. Quale storia? Dice che quello che conta è il messaggio, che dovrò studiare il suo messaggio/biglietto/copertina a casa. Me lo strappa dalle mani appoggiandolo sul tavolino sopra una copia del &lt;em&gt;Seminario sulla gioventù&lt;/em&gt;. Poi mi da un cd, di quelli vergine, la custodia è senza foglietti di intersezione, ci vedo dentro il disco color oro, con una scritta a pennarello: &lt;em&gt;Cosa significa tradire. Ovvero le ragioni che ti hanno fatta venire qui stasera&lt;/em&gt;. Me lo porge, e io lo guardo da vicino, riconosco un’altra scritta più piccola che segue il contorno rotondo del cd e dice ancora più oscuramente: &lt;em&gt;Realtà letteraria o teorema matematico&lt;/em&gt;. Guardo la faccia di quel deficiente del mio collega che sorride come un infame.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-9054579661991502015?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/9054579661991502015/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=9054579661991502015&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9054579661991502015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/9054579661991502015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/minimumfax-4.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3093365092559917089</id><published>2007-09-20T09:07:00.000-07:00</published><updated>2007-09-20T02:40:36.899-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;MinimumFax 3.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Nicola prende il libro e me lo mette davanti, mi chiede se l’ho già letto. Il nome è scritto piccolo in alto e non lo riesco a vedere, ma me la ricorderei una copertina così. Si alza e va verso la finestra. Si ferma. Rimane di spalle, ha le mani giunte dietro la schiena, come uno che contempla qualcosa sporgendosi dall’alto. Parla senza guardarmi. L’hai letto? Letto cosa’…ti ho detto di no. Stai leggendo? Ne ho due iniziati, ma non ho tempo, mi devo ancora riprendere da McCharty e sono già dentro fino al collo con D’ambrosio. D’ambrosio ha scritto i racconti più belli degli ultimi anni. Lo so, se escludiamo Lui In Persona. Già Lui In Persona. C’è anche quello di Anthony Doerr. Si, ma è troppo poco, è un racconto solo. Ma è folgorante. Troppo poco. Troppo poco, cosa vuol dire? Lasciamo perdere, su Doerr non ho più voglia di discutere. Te l’ho già detto. Io non riesco ancora a capire come un libro come &lt;em&gt;About Grace&lt;/em&gt; non sia tradotto. Complimenti! Sei sulla prima pagina di &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;. McCathy è sulla prima pagina di &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt; non io. E di quello che mi dici? L’ultimo Nesi. Si, ho visto, ma non sono una sensitiva, ti ho detto che non l’ho letto. Dov’è la sovraccoperta? Guarda e dimmi se si può fare una sovracopertina così. Tende il braccio destro, lascia penzolare dalla punta delle dita quella che immagino sia la copertina, poi la molla, il foglio piegato svolazza un po’, e finisce a terra. Rimane con il braccio teso e le gambe aperte. In effetti alla Bompiani le copertine non le hanno mai sapute fare, confermo. Io quando ho visto la copertina di &lt;em&gt;Cuore Selvaggio&lt;/em&gt;, volevo morire. La Sgarbi non ha mai pensato di dare una ripulita al suo ufficio marketing? Perché devi sempre essere così caustico. Lo vedi quel libro che tieni in mano. Si Nicola lo vedo. E’ la dimostrazione di come uno scrittore libero dai fardelli esistenzialisti di diventare uno scrittore, voglio dire libero dalla tensione formativa che ti morde il culo quando scrivi un’opera prima, e dalla fregola di riconfermarti che hai con la seconda, libero anche dalla libido di diventare un’autore vero scrivendo il capolavoro, che - di solito - succede al terzo libro, quando uno scrittore di pur modesto talento come Nesi, dimentica tutto questo e scrive un libro semplicemente perché &lt;em&gt;gli viene&lt;/em&gt;, forse come una parentesi tra due opere che crede più importanti, ecco allora scrive il suo libro migliore. Non ti sembra la dimostrazione che i margini di miglioramento degli scrittori non seguono una funzione lineare… e sono tutte atmosfere che vengono dagli Americani, vengono dai nostri libri, ha una sua originalità questo modo di raccontare, una sua purezza, ci sono identità vive dentro questo racconto, e se ti sembra di conoscere tutto non ti sembra di rivedere niente, i personaggi vanno con le loro gambe, hanno ucciso i loro padri – hanno ucciso Amanda Davis, Ellis, e ovviamente Lui In Persona, spolpato e digerito -- pensa: nelle prime pagine dice due volte “la cosa più_______ di tutti i tempi”, sai a cosa sto pensando, bisognerebbe subito chiuderlo un libro così, eppure.&lt;br /&gt;Ho attraversato Roma senza motivo, provo a chiedermi perchè mai sono venuta qui, mi guardo per la stanza, Nicola continua il suo pippone, e capisco che mi piace stare qui. Lo penso appena prima che lui si giri, e con le mani messe a scodella intorno alla bocca mi dica: “Ma, Martina, non è per parlarti di questo che ti ho fatta venire”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3093365092559917089?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3093365092559917089/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3093365092559917089&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3093365092559917089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3093365092559917089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/nicola-prende-il-libro-e-me-lo-mette.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-88883012845504619</id><published>2007-09-19T09:51:00.000-07:00</published><updated>2007-10-01T08:39:41.600-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;MinimumFax 2.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ho visto il cruscotto accendersi, all’improvviso - ho ridato su alla chiave tenendo premuto il freno con la mano sinistra, c’era tutto questo rumore gracchiante, secco, come se il motore fosse asciutto, poi mi è successo qualcosa senza accorgermene e il cruscotto è rimasto acceso, non ha più tremolato, il rumore si è sciolto da se, – guardo i tre alberi carichi di foglie e sento uno scoppiettio, tutto si normalizza lungo un’onda fiacca e costante. Basta accelerare. Attraverso semafori lampeggianti – e mattonelle di porfido bagnate dalla luce gialla delle strade. Attraversare Roma in motorino d’estate, che sia un gioco da ragazzi - che non ci si possa fare male - e tu sei di cartapesta sopra un motorino di metallo telecomandato.&lt;br /&gt;Nel cortine di Nicola non si vede più niente – apro un cerchio addosso ai bidoni dell’immondizia, c’è qualcuno che sta manovrando sul manubrio di una bicicletta – potrei suonare ma preferisco salire e fargli una sorpresa – la finestra di Nicola è aperta, c’è la luce del computer o della televisione, lo sfarfallio celeste di una saldatrice in funzione.&lt;br /&gt;L’odore di borgata sulle scale e i passamano di legno smaltato mi mettono tristezza, Nicola apre con la testa piegata, gli occhiali quasi scavalcati e storti sul naso – mi viene di guardargli i piedi, si aggiusta gli occhiali, ma non si toglie quell’espressione da nerd. Lo bacio perché lui non bacia mai, sembra sempre colto alla sprovvista – sento la sua barba e un odore non propriamente buono – è la prima volta che entro qui a quest’ora. Lui mi sorride, sembra stia pensando a qualcosa come a una parola difficile o una frase che non gli viene. Mi da la sensazione di non essere pronto. Si gratta il palmo del piede con le dita dell’altro, dice che mi aspettava, che non vedeva l’ora che arrivassi – che non sapeva con chi parlare di questa cosa se non con me.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-88883012845504619?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/88883012845504619/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=88883012845504619&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/88883012845504619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/88883012845504619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/minimumfax-2.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3502453316799353544</id><published>2007-09-17T00:04:00.000-07:00</published><updated>2007-09-17T03:21:41.468-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;MinimumFax 1.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Mi piace lavorare la notte, soprattutto adesso che Roma è tiepida come la campagna. Sento passare qualche motorino ogni tanto. La luce della stanza ha un colore diverso, un giallo più scuro, pieno di ombre. La fine dell'estate è uno dei periodi che preferisco. E' così tutti gli anni. Non ho bisogno di pensare per lavorare. Ho una specie di eccitazione stabile, sottopelle. Poi D'ambrosio non fa che dilatare la mia voluttà. Lui lo sa, e non capisco perchè insiste, - “Dai Martina vieni a letto!” Lo fa apposta, è la terza volta che mi chiama. "Ancora un po' – lasciami lavorare ancora un po', poi arrivo". Non penso a cosa rispondergli, ma credo di averlo già fatto, mi sembra di aver detto qualcosa. Ho i talloni appoggiati sulla sedia, le tibie contro lo spigolo della scrivania. Il cursore stà lampeggiando. Jones ha deciso di portare la ragazza all'ospedale , scende con lei in piscina - penso le frasi in Italiano mentre leggo in Inglese - l'ho fatto una decina di volte stanotte, ormai vedo distintamente la scena, ma non voglio ancora scriverla, non voglio farli uscire, esito – vorrei passare la notte qui. E' un amplesso tra me e lui, tra le nostre anime, una cosa pulita. C'è una specie di calma subacquea sulla piscina dove sono adesso, Jones e la ragazza – sembra di stare fuori dal mondo: la notte crepita, e immagino uno spazio galattico – la spirale lattiginosa di un universo in espansione, qualcosa del genere. Jones appoggia la ragazza sulla superficie dell'acqua come fosse una sirena, l'acqua si inclina, oscilla - - ho lasciato il telefonino sulla scrivania, allungo la mano per prenderlo. Nicola, non riesce a dormire, dice se ho voglia di passare, è quasi l'una, gli rispondo se è scemo, mi risponde di no, sono sicura che sta scherzando. Dai vieni. Appoggio il telefonino e mi avvicino alla finestra, dilà si è addormentato, quanto ci metto fino a Nicola? Guardo i tetti di Roma, mi gorgoglia lo stomaco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3502453316799353544?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3502453316799353544/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3502453316799353544&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3502453316799353544'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3502453316799353544'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/minimumfax-1.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-5550036275291512462</id><published>2007-09-13T09:06:00.000-07:00</published><updated>2007-09-14T08:57:23.615-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Ce'chi guarda fuori dalla finestra e c'è chi si mangia i libri&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Stavi aspettando tenendoti Underworld sulle ginocchia, non ti sei accorta subito del poliziotto perché eri a pagina 153 quando Cotton trova la palla del fuori campo, stavi dentro la sera in cui il padre di Cotton se la mette nella giacca e esce di casa, così il poliziotto poteva essere lì appoggiato alla Duna viola a discutere con il signore in bicicletta da un po’, non sapresti dire quanto, ti ricordi, invece, esattamente la luce che c’era perchè ci avevi pensato prima e avevi deciso che erano i colori di una giornata come ce ne sono in autunno, lo avevi pensato appena prima di ordinare il panino, prima di iniziare a leggere, ma non sai dire quando hai smesso di leggere , se quando il padre di Cotton esce di casa o prima, ti ricordi solo che quando hai tirato su la testa il poliziotto stava già mostrando un biglietto rigido all’uomo in bicicletta, che poi quell’uomo scendendo dalla bicicletta si è avvicinato al poliziotto, e che gli è andato molto vicino, è stato in quel momento che hai incominciato a interessarti alla scena, hai pensato che c’era qualcosa che la rendeva “speciale”, e se non era per l’espressione dei loro visi e per il tono delle loro voci, avresti detto che l’uomo si stava avvicinando al poliziotto per baciarlo, si era piegato leggermente, e, senza che tu te ne fossi accorta, il biglietto plastificato era già passato nelle sue mani, l’uomo stava cercando di spiegare qualcosa al poliziotto, indossava una canottiera bianca, e a un certo punto, hai avuto anche il sospetto che fosse straniero, più o meno allora il poliziotto si è allontanato leggermente dalla Duna viola, e se adesso sai perché tutto ti sembrò così interessante, allora non ci pensasti affatto, semplicemente guardavi: guardavi i due uomini impietosendoti per l’uomo in canottiera e disprezzando il poliziotto – hai provato a spiegarlo quando ti hanno interrogata, senza riuscirci, adesso però, ti sembra di poter dire che era come al cinema con il “buono” e il “cattivo”, una scena costruita cinematograficamente sui meccanismi dell’immedesimazione, recitata come una parodia, però tutto stava succedendo davanti ai tuoi occhi, tutto era così vero, il poliziotto tirò fuori la pistola e sparò un colpo all’uomo in canottiera, questo lo sentirono tutti ma nessuno vide, come te, il momento esatto in cui cominciò a uscire il sangue dal foro, ti sembra addirittura di avere visto quella piccola cavità circondarsi di un liquido più denso e scuro prima che il sangue cominciasse ad affiorare, è allora che hai pensato alla &lt;em&gt;rivoluzione&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;rivoluzione&lt;/em&gt; è questo che hai detto quando ti hanno interrogata, e forse hai sbagliato perché i poliziotti ti hanno guardata come se fossi tu la colpevole, hanno esitato sul tuo viso come si fa di fronte alle persone morbose, a quel punto era troppo tardi per ritrattare, non ti è rimasto che spiegare dov’era la &lt;em&gt;rivoluzione&lt;/em&gt;, poi ti hanno lasciata andare, fuori era buio, e non hai mai più saputo come è andata a finire con il poliziotto, l’unica cosa che sai è che Cotton quella palla non l’ha più ritrovata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-5550036275291512462?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/5550036275291512462/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=5550036275291512462&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5550036275291512462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/5550036275291512462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/cechi-guarda-fuori-dalla-finestra-e-c.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-62727694736774076</id><published>2007-09-10T09:00:00.000-07:00</published><updated>2007-09-10T01:40:28.976-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Zero Tolerance For Bad Porno&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;"Forse c'è nella vita di tutti un momento buio, così buio come quello che ho passato io – dove pian piano ti accorgi di essere soffocata dalle cose che ti sono più care. E’ il momento in cui capisci che te ne devi andare, è quando l'odio ti comincia a mangiare da dentro. Provi a dimenarti per uscirne, ma è già troppo tardi, non c'è un dentro e un fuori, ci sei tu e basta. Tutto quello che più ti piace e più ti far star bene è semplicemente il contrario di come hanno deciso di vivere le persone che ti sono più care – positivo e negativo sono dentro di te – sono il medesimo. C'è qualcosa di perverso, è una fregatura. Tu ci provi ad allontanarti, ma ti accorgi che la loro vita è la tua vita e i loro gesti sono i tuoi. Non hai niente di diverso a parte la metà in più di odio che ti riempie - l'unico modo che hai di essere te è di farti del male – è lì che vuoi morire, è lì non sai dove andare, e ti senti fregata, sei completamente al buio.&lt;br /&gt;Poi forse arriva un click.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando sono entrata per la prima volta nel letto con George... si, credo che sia stato in quel momento, mi sono sentita diversa. La cosa più bella, la più sorprendente, più bella di tutto quello che mi è successo dopo. Ho sentito un click nella testa.&lt;br /&gt;Sarebbe stato bello se nel letto ci fossero state le lenzuola e le coperte rimboccate - io l'immaginerei così se non conoscessi questa storia - qualcosa da tenerci i corpi chiusi dentro, uno spazio riservato e sicuro, ricurvo - dove ci si muove senza aprire gli occhi. Invece non c'erano ne cuscini ne coperte, solo il coprimaterasso bianco. Eravamo completamente esposti. Ma mi sono sentita bene, dentro quella che i miei dicevano “una bestemmia” ci ho trovato sensazioni che cercavo da tutta la vita. Beh, questo vale solo per me, o per chi come me quelle sensazioni le ha costantemente immaginate. Non lo so, non voglio generalizzare. Io - io da quando ero piccola, era tutto quello che mi teneva in vita: la mia testa. Lavoravo di fantasia per uscire, scappavo continuamente....soprattutto quando le cose, anni fa, si stavano mettendo male per me, allora credo che sia stato quel click che ho sentito. Come due superfici levigate che si sovrappongono unendosi – qualcosa tipo questo telefonino che si chiude, sentite?, lo penso così, ma forse non rende l'idea, mi sono sentita come poi mi sono sentita tutte le altre volte che l'ho rifatto…non credo che centri il sesso, il sesso è solo secondario, in quello che sto raccontando.. e mi piacerebbe, questa sera per un'occasione così importante, farvi arrivare il riverbero di quel click, come lo sento ancora adesso, adesso che vi sto guardando negli occhi, tutti voi – è una cosa che mi riempie – semplicemente. Qualcuno di voi crederà che sto dicendo una di quelle cose che si dicono in occasioni come questa, ma io ho sempre sognato fin da bambina di finire così, seduta su una sedia davanti a un pubblico – e credo che tutto questo sia ..... – che tutto questo sia semplicemente dio. Credo che questo lavoro mi abbia permesso di arrivare a lui, di esserne invasa , credo che le vostre facce viste da qui siano la sua incarnazione, tutte le vostre facce, stasera – ed è stato grazie a quella prima volta - è stato quel click che me lo ha rilevato…non so pensate al fruscio di una foglia – contemporaneamente insieme qualcosa si è sciolto dentro di me , da bruco sono diventata farfalla, a poco a poco.&lt;br /&gt;Le migliori cose dell’Amore sono dei regali, e sembrano arrivare per caso, non credete?, questo diceva sempre mio padre è l'ho capito allora, quel giorno, con Giorge – e poi in tutti gli altri giorni che sono seguiti, durante tutta la mia carriera, fino a stasera. Vorrei ringraziarvi tutti: Alessandro, la Star Tack Film, tutti voi, grazie - tutti gli attori con cui ho lavorato in questi quindici anni, Giorge naturalmente, ma questo premio lo vorrei dedicare a mio padre. Grazie".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-62727694736774076?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/62727694736774076/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=62727694736774076&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/62727694736774076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/62727694736774076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/zero-tolerance-for-bad-porno.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6430530569510572500</id><published>2007-09-04T07:21:00.001-07:00</published><updated>2007-09-04T07:33:33.478-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Teatro della crudeltà (23:45)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Ho provato a tagliare in due il mio cuore. Poi mi sono lavata e ho rimesso le mutande. Le ho infilate dopo la gonna come cosa trovata all’ultimo minuto. Il mio corpo fremeva di una nuova vitalità.&lt;br /&gt;Mi sono lavata via l’odore di quel lavoro, il suo sporco – ero già pronta a risistemare il mio cuore, per ricominciare.&lt;br /&gt;Mi sarei portata addosso, per un po’ ancora, la tonicità, tutta sua, di quel demone, sparsa sui miei tessuti: sulle dita, sui palmi, sul petto , sul collo, sulle labbra.&lt;br /&gt;Chiusa in una contraddizione che mi spaventava restituendomi la coscienza della metamorfosi. Corpo senza organi. Segno che meccanicamente ripete se stesso. Zero dietro una maschera. E adesso ritornavo anima pronta a vibrare.&lt;br /&gt;Il mio corpo intessuto da una nuova fragranza – come rivitalizzato dal diapason di una sculacciata,&lt;br /&gt;Ho ripreso ad amare con gli occhi di prima, con le stesse parole.&lt;br /&gt;Posso cambiare. Posso scegliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenevo gli occhi fissi sulla sua faccia, “do you like that?” “do you like that?”, gli dicevo - sentivo i muscoli del collo tirare – e quando uscivo dall’apnea richiesta con forza dalle sue mani, l’aria aveva un sapore diverso. Ad ogni colpo la saliva si faceva più vischiosa. Troppo dura e densa per disperdersi. Colava in trame di ragno ad ogni respiro. Radice madreperlacea che avrebbe attecchito dentro di me.&lt;br /&gt;Sentivo la lingua e il palato fondersi nell’impasto melmoso che si ingigantiva. Respiravo strozzata. Ogni volta più rauca quando mi liberava dall’apnea.&lt;br /&gt;Lo stavo facevo per me, per l’occhio meccanico che mi puntava, per gli occhi che gli stavano dietro, venivo trasformata da tutti quegli occhi, li sentivo su di me, come feti pronti a nascere dal nulla: cos’ero? – energia sessuale senza nome, vertigine al dilà del pudore, prova evidente delle sfida, negazione dell’ordine sociale, Dioniso pronto a ingoiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho aperto il mio corpo così, sradicandolo da ogni pretesa, dal significato, dal sentimento – donna cartesiana che si è staccata l’anima e il cuore, conservandoli altrove – pronta poi a rimetterseli in corpo facendoli scendere dalla bocca – per ricominciare a parlare le parole dei sentimenti, come prima, nella differenza tracciata dalla propria libertà. Donna cartesiana che sa amare anche così nella distrazione, nell’oscillare cosciente tra il pieno e il vuoto – nella disposizione incontrollabile e crudele della propria identità. Prima dentro il pieno nel buio della stanza matrimoniale e poi dentro il vuoto di gesti tecnicamente perfetti guidati dall’inebriante animalità della carne, gesti da vedere e da sentire, la cui sola forma è il risultato, il cui solo risultato è il piacere, unico richiamo alla sua perfezione – forma d’arte, capolavoro dei sensi, per chi c’è e per chi guarda, e ci riconosce il bello di una forma, solamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6430530569510572500?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6430530569510572500/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6430530569510572500&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6430530569510572500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6430530569510572500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/09/teatro-della-crudelt-2345-ho-provato.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2644473593503216885</id><published>2007-07-05T04:25:00.001-07:00</published><updated>2007-07-05T04:25:11.021-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Con mani capaci&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Dalle mani turchine di una fata&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;posso prendere una fiaba, la vita&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;o una patata dolce. &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Le batte e&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;cambia il mondo, per un po’ di tempo,&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;o, se vuole, permanentemente.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Voglio il segreto per diventare&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;anziana e magari, nel frattempo, più&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;grande, come una madre, per esempio, &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;che pensa a un figlio e non si stanca.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Voglio far finta di morire e poi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;tornare per vedere il sorriso&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;sulla faccia di chi amo e lascio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Voglio essere una capra azzurra&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;o una lumaca, che sa andare&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;forte e piano. La fata è capace.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La fata lo sa, e me lo deve dire&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.Loreto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fata lo sa, e me lo deve dire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2644473593503216885?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2644473593503216885/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2644473593503216885&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2644473593503216885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2644473593503216885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/07/con-mani-capaci-dalle-mani-turchine-di.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-610529687204991241</id><published>2007-06-22T11:13:00.000-07:00</published><updated>2007-06-22T02:16:02.878-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Deceivingly&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;- Qui c’è la nebbia, sono nel pieno di una misteriosa depressione post-coito, ma stasera dopo aver fatto il lavoretto te lo riporto.&lt;br /&gt;- (…)&lt;br /&gt;- Post-coito (senza coito), misteriosa, infatti.&lt;br /&gt;- (…)&lt;br /&gt;- E’ come un molle e vacuo abbandono unito a una vertigine – ogni tanto succede – ecco!&lt;br /&gt;Forse potevo usare un’altra metafora visto che abbiamo passato la serata assieme. Mi è venuta così che cosa ci posso fare?&lt;br /&gt;- (...)&lt;br /&gt;- Scusa!&lt;br /&gt;-(…)&lt;br /&gt;- Abolirò tutte le comunicazioni via sms che, oltre al fatto che ci metto una vita a scriverli, sono una fonte di fraintendimenti.&lt;br /&gt;Ti chiamerò direttamente, tutta la vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-610529687204991241?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/610529687204991241/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=610529687204991241&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/610529687204991241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/610529687204991241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/06/deceivingly-qui-c-la-nebbia-sono-nel.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-1290554868779404152</id><published>2007-06-19T08:45:00.000-07:00</published><updated>2007-06-20T00:06:06.041-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;I've Got a Crush on You&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;E’ stata una serata bellissima, ieri sera. Quando è arrivato il tuo messaggio di invito ho trovato subito il modo di calmarmi: ho preso a calci il cane, ero troppo contenta. I giorni passati senza di te, da quando ci siamo visti per la prima volta, mi hanno lasciata con i &lt;em&gt;Sex Pistols&lt;/em&gt; e le canzoni di &lt;em&gt;American Idiot. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ero pronta a saltarti addosso alle otto davanti alla mia porta di casa, poi – mi è sembrato che mi tirassi per il culo con quel gran mazzo di fiori – i fiori dai! Ma ho capito subito tutto e non ti ho detto niente. Ti eri vestito così per giocare, per dirmi che certe cose non sono più possibili. Hai continuato prendendoti gioco della tradizione in cui il tuo invito ci aveva inscritti; la paura dei tuoi sentimenti ti ha costretto a metterli in scena, li hai duplicati e mi hai fatto vivere spezzoni di una commedia americana degli anni trenta, mal recitata, violentata, sporcata dai tuoi sorrisi. Sei una persona debole – ma questo non te l’ho detto, e non ti devi preoccupare, perché anche io lo sono. Ti ho lasciato fare e mi sono divertita, tantissimo.&lt;br /&gt;Io e te ci vedremo ancora.&lt;br /&gt;Non ho mai creduto all’amore come a un sentimento, come a un’idea che potesse essere isolata e legata all’oggetto desiderato, ho sempre creduto all’amore come a un gioco di specchi, come il riverberarsi reciproco, la soddisfazione narcisa che sta tutta nell’immagine riflessa che l’altro ci restituisce. Io credo di avere lavorato benissimo con te: eri gonfio, paonazzo, un pavone, ti sentivi il protagonista di tutti i mie orgasmi futuri.&lt;br /&gt;E’ stato divertente, io mi sono fin da subito aggiustata lo schienale della poltrona, e mi sono goduta lo spettacolo: la scena del bacio è stata perfetta, ben fatta la passeggiata lungo la via principale della città, la luce surreale nel sottopassaggio alla stazione e le risate. Era una vita che non ridevo così come mentre leggevamo le scritte di quegli idioti che imbrattano la stazione. Sei una persona speciale. Quando mi hai preso la testa tra le mani e mi hai sfiorato le labbra con le tue e poi ti sei tirato su per un attimo dicendomi “adesso allaccia le cinture”  - prima, prima di darmi il tuo bacio profondo e lunghissimo. Quando camminando vicini ci siamo messi a fare come fanno le coppie che camminano per i viali alberati la sera. Abbiamo fatto gli amanti, abbiamo fatto gli sposati, i vecchi, la coppia inseguita da Carver, quella da Kafka, quella immaginata da Muccino. Sei così bravo ad osservare e ricreare situazioni. Gli amanti dici che si baciano sul collo quando camminano, allora mi hai baciato sul collo seguendo la partitura della tua fiction, e mi hai chiesto scusa perché ti sembravo imbarazzata, ma poi mi hai subito detto che era proprio quello il fine del gioco e allora abbiamo riso, come dentro la luce acida del sottopassaggio dove tutto sembrava rotolare seguendo un ritmo jazz: tu che mi prendevi i fianchi e mi tiravi di qua e di la tra il puzzo di piscio e l’odore di muffa alternando primi piani e dettagli in un montaggio tagliato. Mi sono sentita felice, ma ho vissuto tutte queste cose da spettatrice, sapendo che quell’uomo non esiste fuori di me. Per questo ho bisogno di prendere una pastiglia adesso e addormentarmi.&lt;br /&gt;Buonanotte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-1290554868779404152?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/1290554868779404152/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=1290554868779404152&amp;isPopup=true' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1290554868779404152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/1290554868779404152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/06/ive-got-crush-on-you-e-stata-una-serata.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6119657160051131410</id><published>2007-05-22T10:37:00.000-07:00</published><updated>2007-10-05T05:52:11.131-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;MinimumFax 0. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Quando ci annoiamo io e i mie amici giochiamo a Minimum Fax, soprattutto adesso che ho lasciato Milano e vivo part-time in questo posto di confine Minimum Fax è il mio gioco preferito. Lo faccio da sobria attivando naturalmente il “transfert” che il gioco richiede. I mie amici preferiscono lubrificarsi un po’ prima di iniziare, me poi si lasciano anche loro trasportare da Minimum Fax. Tutti, lo adorano. Minimum Fax è un gioco facile che per giocarci non serve niente. Basta ritrovarsi in casa di qualcuno, sedersi intorno al tavolo e cominciare. Si può iniziare da dove si vuole, si prende un punto della storia e si parte, lì seduti, a piacimento.&lt;br /&gt;Le prime volte ci davamo i ruoli, dicevamo chi volevamo essere e fino a che tutti non avevano deciso non si partiva. Adesso non serve più e quando ci sediamo per giocare a Minimum Fax sappiamo già chi siamo, ci sentiamo fin da subito a Ponte Milvo, in redazione, con un sacco di idee per la testa. Io alla mattina già penso a cosa mettermi se so che si è organizzata una partita a Minimum Fax. I nuovi giocatori fanno gli “special crew” perché posti vuoti non ce ne sono più a parte l’aiuto magazziniere che non lo vuole fare nessuno.&lt;br /&gt;Io faccio Martina. Ho faticato - soprattutto con Gloria e con Francesca, ma alla fine ce l’ho fatta. Qualche volta ho dovuto fare Andreina o Lorenza perché tutte volevano fare Martina. Ora Martina è la mia “second life” e questo mi riempie di orgoglio, perché Martina è la traduttrice italiana più figa in circolazione: è un po’ come essere Superman senza criptonite, non c’è storia per nessuno degli altri super-eroi. Martina ha un sacco di talento ma non è arrogante. E’ dolce e scontrosa, ma è anche preparata e appassionata. E’un privilegio fare Martina. Giulio, invece, fa Marco , il capo. Gli è andata bene anche a lui, Giulio è un duro e Marco lo fa proprio bene, ha un taglio da cinico tv e si veste come il commesso del negozio di fumetti dei Simpson, alla fine è lui che decide, si è pure fatto una collezione di magliette con le marche dei cereali per giocare meglio.&lt;br /&gt;Ci divertiamo un sacco: io voglio sempre giocare sul mercato americano dei libri, coccolarmi i miei autori preferiti, rifare le copertine, dare a Minimum Classic una veste più adeguata, quantomeno cucirli i libri. Ci sono lunghissime discussioni. L’entrata in catalogo di nuovi nomi francesi, ad esempio, è stata fortemente osteggiata in una lunga partita: i francesi sono due o tre categorie sotto gli americani, ci sporcano il catalogo, io continuo a dirlo, li taglierei tutti.&lt;br /&gt;Poi ultimamente che abbiamo esaurito il lavoro redazionale, nel senso che è diventato di routine, Minimum Fax ci viene di giocarlo anche fuori. Non abbiamo più bisogno di sederci intorno al tavolo, siamo diventati degli ottimi giocatori, giocatori di secondo livello. Sabato scorso ad esempio, eravamo in trattoria stavamo parlando che si potrebbe fare qualcosa sul teatro, magari lanciando una nuova collana di dvd, una bella discussione, quando Nicola mi ha fatto l’occhiolino. Nicola secondo me è quello che ha più talento, è il più intelligente ma anche il più arrogante a Minimum Fax, a me Nicola un po’ piace. Sergio che fa Nicola non si è per niente vergognato, gli è venuto "così" di farmi l’occhiolino. Ho pensato, allora, che sarebbe bello fare innamorare di un amore clandestino Martina e Nicola. Ma tutto questo se avverrà avverrà da se, come nella vita vera, non ce affatto bisogno di forzare perche Mimimum Fax è veramente un bel gioco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6119657160051131410?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6119657160051131410'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6119657160051131410'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/05/0.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-3693490795979393025</id><published>2007-05-15T08:34:00.001-07:00</published><updated>2007-05-16T08:30:00.952-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>La luna aspetta calda, appena scartata da Elsiore. Fumo sola sul davanzale. Continuo a guardarmi dentro. Tra il quarto e il quinto atto. Cerco la parola orgasmo, anche lei - è dentro il mio cuore come il culo di una velina. Non faccio nessuna fatica. Le mosse giuste in equilibrio su una fune, la punta di un piede tocca il tallone di un altro. Il blu subacqueo è dell’aria , la luna galleggia rotonda nel frigo. Uno due. A mollo vedo un museo di pesci morti.&lt;br /&gt;La finestra che da sul giardino è aperta, lui si avvicina. Passano le macchine.&lt;br /&gt;Penso a questa storia, il re morto sorride, è il livello del martini che tiene in bolla il mio cuore. Adesso ci ripenso. Lui estrae la spada e me la tiene puntata, premendosi il manico sul petto, perpendicolare al mio sguardo - la punta scintilla, il re-padre annuisce e spinge in avanti la spada, chinato su di lei verso di me con tutto il suo peso.&lt;br /&gt;Sono sposata, vivo in questa casa senza figli e con un marito che mi ha dato tutto. Abbiamo finito una cena. Gli amici ci accerchiano per i baci e i saluti. Intorno alla porta, sorrisi borghesi, mentre rombano le macchine e si accendono i fari, “ci vediamo – ci vediamo domani!”&lt;br /&gt;Marco mi stringhe i fianchi con le sue mani e mi bacia. Uno, due. Mi bacia le guance con le labbra e mi stringe i fianchi con le mani. Sento la presa e qualcosa si rompe dentro di me, poi si scioglie e scende in basso, un respiro rovesciato tutto gelido diritto alle cosce, il mio corpo risponde, si flette, annuisce, ci vuole un secondo per prenderne atto, lo sento alla maniera di un vento, come uno schiaffo, che spacca qualcosa indurito dal tempo, un argine che cede e si gonfia, portandosi dietro sedimenti di anni, va a finire giù in fondo, poi brucia e sale di nuovo. Sono bagnata, non lo volevo, le sue mani si staccano. Chiedo perdono. Adesso è buio, i resti della cena nel frigor, quel piacere è lì pronto, mi fa muovere piano, aspettava paziente, poi si avvicina, sale dal giardino con la lentezza che gli comando, indecente come un intruso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-3693490795979393025?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/3693490795979393025/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=3693490795979393025&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3693490795979393025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/3693490795979393025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/05/la-luna-aspetta-calda-appena-scartata.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8341595323940205790</id><published>2007-04-10T05:09:00.001-07:00</published><updated>2007-04-10T05:25:53.918-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Cara Annalola,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;che cosa combini?&lt;br /&gt;Vivi in Scozia adesso?&lt;br /&gt;ti sposi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MI SENTO UN PO COME DENTRO IL TUO SOGNO,&lt;br /&gt;dopo aver letto una poesia di Robert Frost ho deciso di salire in altavalle e cercarmi una ragazza di Sondalo (le ragazze di Sondalo sono tutte tossicodipendenti). Finirò con il chiodo, la pelle bruciata, e inizierò a girare senza calze anche in inverno, mi stringerò a lei:ragazza di Sondalo con le sopracciglia alla moira orfei e le labbra martoriate. La dovresti vedere (almeno finché non comincerà a perdere i denti, la dovresti vedere!)- ci sto provando a essere felice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ps: La ragazza di Sondalo. Stamattina le mancava metà sopracciglio, mi ha detto che se lo è bruciato accendendo una "sigaretta truccata", una sigaretta truccata, ti rendi conto? Le sigarette truccate qui sono grandi come cubani e avvampano come falò - "ed è l'unico modo che abbiamo per non impazzire"... &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8341595323940205790?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8341595323940205790/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8341595323940205790&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8341595323940205790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8341595323940205790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/04/cara-annalola-che-cosa-combini-vivi-in.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6545989308616895406</id><published>2007-03-27T05:20:00.000-07:00</published><updated>2007-03-27T05:22:53.698-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Al direttore - Dal novembre 2002 passo in Afghanistan&lt;br /&gt;in media 4 mesi l’anno. Lavoro, nell’ambito&lt;br /&gt;della cooperazione internazionale, a&lt;br /&gt;contatto con un gruppo di donne, di cui alcune&lt;br /&gt;mi chiamano sorella, vivo una quotidianità più&lt;br /&gt;afghana che occidentale; ho girato 7 province,&lt;br /&gt;raccolto racconti, letto il Corano, studiato un po’&lt;br /&gt;di storia islamica, e sto ancora cominciando a&lt;br /&gt;imparare. Mi affascina chi, dopo pochi giorni o&lt;br /&gt;settimane, muovendosi tra un progetto umanitario&lt;br /&gt;e un albergo presidiato, dà giudizi e spiega&lt;br /&gt;un paese di cui ha capito tutto. Io non sono così&lt;br /&gt;brava: quando accadono certi fatti non so esternare&lt;br /&gt;opinioni, ho bisogno invece di spiegazioni.&lt;br /&gt;Come ad esempio nel recente caso Mastrogiacomo.&lt;br /&gt;Ero a Kabul quando è stato rapito e liberato,&lt;br /&gt;e chiedo, a titolo esclusivamente personale:&lt;br /&gt;- Perché un governo che deve occuparsi di decine&lt;br /&gt;di milioni di cittadini, alcuni dei quali sparsi&lt;br /&gt;per il mondo, si dedica a uno solo dei suoi figli,&lt;br /&gt;in pericolo, mentre quello stesso giorno, come&lt;br /&gt;ogni giorno, altre vite sono pure in pericolo&lt;br /&gt;o si spengono nell’indifferenza, mentre urgenti&lt;br /&gt;bisogni collettivi aspettano?&lt;br /&gt;- Quel figlio speciale è stato rapito mentre faceva&lt;br /&gt;il suo lavoro rispettando le norme di sicurezza&lt;br /&gt;raccomandate a chiunque sia in Afghanistan?&lt;br /&gt;Ha pensato a non mettere a rischio altre&lt;br /&gt;vite, oltre alla sua? Ha misurato le possibili conseguenze&lt;br /&gt;dei suoi atti? Sapeva che chi ha scelto&lt;br /&gt;la via dell’imprudenza ha pagato a volte con la&lt;br /&gt;morte? Perché i suoi colleghi non hanno seguito&lt;br /&gt;quella strada pur avendo lo stesso diritto-dovere&lt;br /&gt;di ‘informare’? Aveva un compito eroico tutto&lt;br /&gt;suo, una missione speciale? Per questo meritava&lt;br /&gt;di essere salvato pagando un simile prezzo?&lt;br /&gt;- Ma qual è il prezzo pagato per Mastrogiacomo?&lt;br /&gt;Oltre al tempo del governo e ai lunghi giorni&lt;br /&gt;in cui un’ambasciata coraggiosa, sovraccaricata&lt;br /&gt;e straordinariamente reattiva – che svolge&lt;br /&gt;un sottile lavoro diplomatico mentre si è improvvisamente&lt;br /&gt;trovata impastoiata dall’imperativo&lt;br /&gt;di salvare un giornalista, quanto è costato&lt;br /&gt;questo giornalista, in moneta, in delicati equilibri&lt;br /&gt;infranti e in vite umane, già pagate o messe&lt;br /&gt;a repentaglio dalla sua liberazione?&lt;br /&gt;- Quanti talebani vale un italiano? Quanti&lt;br /&gt;sforzi afghani e internazionali, pericoli e perdite&lt;br /&gt;avute per catturarli, è lecito mettere sull’altro&lt;br /&gt;piatto della bilancia con cui Mastrogiacomo è&lt;br /&gt;stato pesato? E quanti autisti, interpreti, insomma&lt;br /&gt;quanti afghani possono essere sacrificati&lt;br /&gt;all’informazione?&lt;br /&gt;- Mastrogiacomo non avrebbe potuto tra un&lt;br /&gt;flash e l’altro, magari sottovoce, chiedere scusa?&lt;br /&gt;- Se è vero che Gino Strada ha detto “Meglio i&lt;br /&gt;talebani che un governo amico degli americani”,&lt;br /&gt;vorrebbe spiegare a nome di chi parla? Perché la&lt;br /&gt;grande maggioranza degli afghani – per quanto&lt;br /&gt;mi riguarda tutti gli afghani che conosco, alcuni&lt;br /&gt;dei quali rischiano lavorando con noi, sapendo&lt;br /&gt;che nessuno pagherà mai per loro in talebani&lt;br /&gt;– crede in una svolta democratica del paese,&lt;br /&gt;non vuole il ritorno dei talebani né che i contingenti&lt;br /&gt;militari lascino l’Afghanistan, e chiede:&lt;br /&gt;“Come mai ci aiutate a costruire uno stato democratico,&lt;br /&gt;fate ospedali, tribunali, scuole, e poi&lt;br /&gt;per salvare uno di voi accettate il ricatto dei nemici&lt;br /&gt;della democrazia?”.&lt;br /&gt;- Perché il guru dell’Afghanistan, l’amorevole&lt;br /&gt;soccorritore si scaglia contro i militari che&lt;br /&gt;fanno il loro dovere anche portandolo ad abbracciare&lt;br /&gt;Mastrogiacomo davanti a una macchina&lt;br /&gt;fotografica? Perché mentre molte organizzazioni&lt;br /&gt;umanitarie agiscono in silenzio, lasciando&lt;br /&gt;la politica a chi compete, il leader di&lt;br /&gt;una delle tante, di innegabile valore e dichiaratamente&lt;br /&gt;neutrale, parla pubblicamente di politica&lt;br /&gt;in modo non neutrale? Invece di alimentare&lt;br /&gt;così fratture e tensioni che non servono a nessuno,&lt;br /&gt;non potrebbe usare la sua esperienza per&lt;br /&gt;aiutare a conciliare, a capire?&lt;br /&gt;- Contenta solo per lui, auguro lunga vita a&lt;br /&gt;Mastrogiacomo. Mentre se la gode penserà ogni&lt;br /&gt;tanto che, grazie alle modalità e al prezzo della&lt;br /&gt;sua liberazione, in Afghanistan il pericolo di rapimenti&lt;br /&gt;è aumentato e la situazione è ancora un&lt;br /&gt;po’ meno facile, non solo per gli italiani?&lt;br /&gt;Sono tutt’altro che un’eroina, se fossi rapita&lt;br /&gt;certo vorrei aiuto. Ma mi unisco qui a chi, lavorando&lt;br /&gt;in Afghanistan, ha lasciato disposizioni&lt;br /&gt;scritte di non trattare oltre limiti ragionevoli,&lt;br /&gt;che escludono di pagare costi tali da creare problemi&lt;br /&gt;a due governi, quello afghano e quello italiano.&lt;br /&gt;Anche se la paura al momento mi spingesse&lt;br /&gt;a chiederlo.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Susanna Fioretti. (da il Foglio di oggi)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6545989308616895406?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6545989308616895406/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6545989308616895406&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6545989308616895406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6545989308616895406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/03/al-direttore-dal-novembre-2002-passo-in.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-6907562455345256551</id><published>2007-03-20T06:41:00.001-07:00</published><updated>2007-03-21T08:56:05.334-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>La mattina del sogno sembra abbia appena piovuto. Passano camioncini addossati agli spigoli del marciapiede. I camioncini fanno il rumore di un dentista mentre schizzano pezzi di materiale dalle spazzole. Sono tantissimi, si perdono in una striscia chilometrica. Quando entro nel bar c’è un ragazzo nuovo, mi saluta e mi chiede cosa voglio, io non ordino niente, lui mi fa il caffè, me lo porta vicino e mi dice “ecco”. Quello che vedo, mentre lui fa tutte queste cose, è il suo primopiano: il ragazzo ha la faccia del francese e i capelli più corti di come me li ricordavo. Noto che la tazzina del caffè è sporca di macchioline marroni. Cerco un posto vuoto da macchioline per appoggiare le labbra ma non lo trovo. Un'altra volta provo con il dito a passare su una di queste macchie, ma non viene via niente, uso anche la saliva e sfrego ma la macchia rimane. Gli altri clienti del bar non si lamentano, sono per lo più donne/ragazze con fusò neri e ballerine lerce, hanno i capelli impiastrati, le unghie di smalto screpolato e disgustosi segni della ricrescita, gli uomini, alcuni senza denti, hanno il colorito come bruciato dal sole e non portano le calze. Ho la precisa sensazione di rischiare la vita, ma ogni volta lo bevo, ogni volta ci entro, e lo bevo. A volte cerco di appoggiare le labbra su la minor superficie di macchioline marroni possibile, ma rischio di rovesciarlo, così ci rinuncio. Quando esco mi dico che sono veramente cogliona ma che ormai è fatta. Mi avvolge l’angoscia. Non si può piangere sul latte versato mi dico. Mi sono ammalata e devo morire. Poi una mattina la tazzina del caffè è incrostata su tutto il bordo di una patina marrone, non si vede nemmeno il bianco, così proprio non ce la faccio – lui mi guarda, e ci appoggia le labbra per farne un sorso (ha un piercing sulla lingua), la sua pressione calda assorbe il marrone e lascia una zona di pulito, io ci metto le labbra cercando di calibrarle giuste sull’impronta lucida. Finiamo a letto insieme e lui mi dice che è felice e si ferma a dormire da me così non deve prendere più il pulman tutte le mattine. Ho intenzione di dirgli al più presto questa cosa pazzesca: che l’ho riconosciuto, e può smetterla di fingere, o almeno mi spieghi a che gioco sta giocando. Fuori sulla strada i camioncini della nettezza urbana non hanno ancora finito di passare – fumiamo spesso affacciati al davanzale con davanti quell’infinito turbinio di detriti che si leva dal marciapiede. Mi rendo conto di avere iniziato a fumare anch’io. Poi una volta di queste lui tira fuori una siringa e dice che non ha più senso nascondersi se ci amiamo. Si fa lì sul mio letto, davanti a me, con i capelli bagnati. Dura un momento, la pressione dell’ago, poi deglutisce. Si inietta dentro tutto e mi guarda, da lì si lascia andare indietro chiudendo gli occhi (quest’immagine è veramente molto bella), ha le labbra secche nella luce color limone che viene da fuori insieme al rumore della strada, sembra morto e io mi rannicchio al suo fianco e gli tengo le mie labbra sul collo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;II sogno continua e finisce male, in effetti io non mi ranicchio (almeno non me lo ricordo nel sogno), divento anch’io una tossicodipendente, comincio a indossare giubbotti di pelle, ad avere le occhiaie. Mi guardo allo specchio e mi chiedo che fine ho fatto, non è proprio quello che mi immaginavo, ma in un certo senso sono felice. (ci sarebbe da dire che la cosa più disturbante del sogno è che io mi sento felice…)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-6907562455345256551?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/6907562455345256551/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=6907562455345256551&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6907562455345256551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/6907562455345256551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/03/la-mattina-del-sogno-in-cui-sembra.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-8701307708058708849</id><published>2007-03-19T08:53:00.000-07:00</published><updated>2007-03-19T00:58:24.802-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>St. Moritz 18/03/2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1. "Frottola"&lt;br /&gt;2. "Prepuzio"&lt;br /&gt;3. "Guaina"&lt;br /&gt;4. "Singulto"&lt;br /&gt;5. "Ghirlanda"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-8701307708058708849?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/8701307708058708849/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=8701307708058708849&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8701307708058708849'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/8701307708058708849'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/03/st.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2771362689813475337</id><published>2007-03-09T10:26:00.000-08:00</published><updated>2007-03-09T01:40:57.615-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>LA SOCIETA' CHIUSA E I SUOI NEMICI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il palco di un teatro, sfondo sonoro di risa e clamori, magari un corteo, Annalola con il microfono di Paolini, una cascata di capelli neri, le pause giuste e l’ombra sul parquet scamosciato:&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era l’adolescenza di una generazione ricca di fantasia, per noi è diventata l’età mitica della liberta e dell’autocoscienza, dell’emancipazione, del sesso della droga e del rock and roll. Il ’68.&lt;br /&gt;Capelloni, cialtroni, intelligenti, tormentanti e frustrati sognatori .......... allora popolavano le strade delle città rendendole teatro della penultima battaglia epica per la libertà, oggi si sono fatti ceto intellettuale, e ci governano dalle tv e dai giornali, dalle università.&lt;br /&gt;Non perdono occasione di ricordarci quanto è stata mitica la loro giovinezza. E’ arrivata la musica e la libertà con loro è caduta la disciplina formale di un sistema bacchettone e noioso: la famiglia patriarcale e il sistema di educazione tradizionale.&lt;br /&gt;Una grande trasformazione.&lt;br /&gt;Poi i sessantottini sono diventati padri, ora nonni, e noi, loro figli abbiamo lasciato inconsapevolmente andare le cose per inerzia proprio là dove le avevano indirizzate, tranquillizzati dal mito di quella conquista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(il tono diventa drammatico lo sguardo dell’attore passa sulle facce degli spettatori)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Forse, lo dico ora, abbiamo fatto male: la famiglia dilaniata dalla troppa libertà sta perdendo la propria identità, la scuola schiacciata dall’antiautoritarismo sta diventando una fabbrica di smidollati in cui non si distinguano più i professori dagli alunni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(lunga pausa, cambia lo sfondo la luce la musica)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Vorrei che alcuno intervenisse a promuovere una controrivoluzione che servisse a istituire delle nuove gerarchie, a rendere la disciplina un valore a scapito della libertà, a ridare autorità ai professori, a convincere i padri a schierarsi prima dalla parte dei presidi poi dei figli, a far capire che vietare a volte è più difficile che permettere, che la perdita della verginità e dell’innocenza sono delle conquiste e non dei piaceri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma poi mi guardo intorno e ci vedo rammolliti dentro l’aura malata di quel sessantotto, a mollo in un antifascismo primordiale che ci fa vedere con sospetto ogni principio di autorità e di disciplina. E non mi sorprendo più di quello che ogni giorno leggo sui giornali comunisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Si leva ora un jingle severo e una nuova figura lentamente entra in campo)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2771362689813475337?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2771362689813475337/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2771362689813475337&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2771362689813475337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2771362689813475337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/03/la-societa-chiusa-e-i-suoi-nemici-un.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2642350963183612551</id><published>2007-03-05T04:54:00.000-08:00</published><updated>2007-03-05T04:54:15.088-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;strong&gt;MONDO SCOUT/1&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ci sono finita costretta dai mie genitori, io non ci volevo andare, fu un tentativo di recuperarmi in ritardo, avevo già dodici anni. Credo che i miei vedessero gli scout come una specie di centro del benessere cattolico, in cui non si fumava, le ragazzine non si truccavano, si cantavano canzoni davanti al fuoco e si stava lontani dalle cattive compagnie. Una comunità di assistenza per tutte le potenziali Laure Palmer d’Italia. Avrei imparato a socializzare come diceva la mamma, e mi sarei divertita. Mi ricordo che si facevano estenuanti camminate in montagna nei week-end, dove i maschi andavano in visibilio nell’accedere il fuoco senza fiammiferi, nel fare le legna, e nel poter usare un coltellino dal manico rosso ( tutti avevano un coltellino dal manico rosso): sembravano dei piccoli invasati usciti da un romanzo di Benni, non li sopportavo. C’era poi questa idea che l’avventura era tanto più vera quando più ci si sporcava e quanto meno ci si lavava, mi ricordo – alla lunga diventò una cosa divertente, come molto di tutto il resto.&lt;br /&gt;La vita vera, l’avventura, la strada ci venivano ribaltate o ridisegnate all’interno di un determinato cammino spirituale, un senso morale: il codice scout. Noi eravamo troppo piccoli per metterlo a fuoco, ma ciò non gli impediva di lavorare sotto la superficie. Ci face sentire diversi, speciali, ci regalò un mondo: una specie di mondo “indiano” con le sue legge e i suoi dei. Da un parte fu bellissimo potere lavorare in quella biblioteca fantastica, dall’altra ci sentivamo in diritto e in dovere di giudicare tutti quelli che non erano come noi. Alla lunga questo dovette creare i suoi cortocircuiti, soprattutto quando il “mondo indiano” perse il sostegno della fantasia e i nostri giudizi sugli “altri” si ripresentarono a chiederci il conto. Così più a meno dopo due anni, io e altri della mia età uscimmo dagli scout, dilà dal vetro ci stavano già aspettando Laura Palmer, i bei ragazzi e le cattive compagnie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2642350963183612551?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2642350963183612551/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2642350963183612551&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2642350963183612551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2642350963183612551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/03/mondo-scout1-ci-sono-finita-costretta.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-2850249422041617142</id><published>2007-03-01T09:17:00.000-08:00</published><updated>2007-03-01T00:22:18.587-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;(Je suis ton pile /Toi mon face/Toi mon nombril/Et moi ta glace/Tu es l'envie et moi le geste/T'es le citron et moi le zeste/ Je suis le thé, tu es la tasse/Toi la putain et moi la passe…)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il mio ragazzo, o il ragazzo che occupa costantemente il divano del mio appartamento nottetempo, l’uomo/ragazzo che mi accelera l’ansia con i suoi sorrisi, questo intellettuale/bambino che lavora nella redazione di una nota trasmissione televisiva su La7, in mellifluo bisbiglio, postcoito, ha detto che non mi ama ridendo, io gli avevo appena detto che non lo sapevo, così mi ha fregato.&lt;br /&gt;Ci sono milioni di motivi che gli permettono di varcare il mio pianerottolo, soprattutto mi fa diventar matta quando ci ubriachiamo. Confeziona mojto ghiacciati dentro una brocca che abbiamo comprato alla Rinascente con la menta di una bancarella di Porta Genova. C’è poi, dell’altro, dell’altro di cui all’inizio non mi curavo: mi parla costantemente di Carla Bruni facendomi ascoltare ripetutamente il suo primo disco: “Qualq’un m’a dit”, (dice che Raphael è l’uomo più fortunato del mondo, come prima di lui Mick Jegger ed Erick Clapton e Kavin Kostner) lui traduce le sue canzoni, lì sul divano con il mio dizionario delle medie, e mi sembra estasiato: mi chiede di sentire come fa questa strofa, poi mi guarda e mi dice che lei qui è la madonna, io l’ho guardo e lui strizza gli occhi e bisbiglia che questa cosa dentro la voce di Carla Bruni noi donne non la potremo mai sentire. Io lo guardo allora. Ma tengo il segreto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Je suis ton pile /Toi mon face/Toi mon nombril/Et moi ta glace/Tu es l'envie et moi le geste/T'es le citron et moi le zeste/ Je suis le thé, tu es la tasse/Toi la putain et moi la passe…)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-2850249422041617142?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/2850249422041617142/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=2850249422041617142&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2850249422041617142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/2850249422041617142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/03/je-suis-ton-pile-toi-mon-facetoi-mon.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-116851008089108825</id><published>2007-01-11T11:07:00.000-08:00</published><updated>2007-01-12T01:34:04.260-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;Cara Elisa, &lt;br /&gt;mi ha fatto piacere rivenderti dopo così tanto tempo.“Rivenderti dopo così tanto tempo”! Senti cosa possiamo permetterci ora, Elisa, quelle “dolcezze” che un tempo ci facevano schifo. Scusa. &lt;br /&gt;Ho trovato subito la via di casa. Milano non respirava e ho pensato alla scenografia di un video-game sotto la pioggia. Ti ho pensata attraversandola. &lt;br /&gt;Lo sai, non sono mai stato bravo con le parole e sarebbe meglio lasciare perdere, vivere tutto quello che è successo come una bella coincidenza. Prenderla da uomini maturi anche questa cosa, come tutte quelle che ci sono capitate dopo. Ma poi, non ce l’ho fatta, scusa. Tu non appartieni al dopo, tu sei il prima e non c’è modo di farti finire tra le cose degli uomini maturi. Era meglio non succedesse, mi hai risbattuto tutto in faccia. Siamo vecchi ora e non è cosa. &lt;br /&gt;Mi sono fermato per  prendere un po’ d’aria, e non capivo se stavo bene o stavo male mentre piangevo. Davanti a me c’era piazza Missori. Eravamo ragazzini. Ti ricordi? Mi capita spesso di pensare a come tutto sia passato, a come la città sia una città diversa dalla nostra. Dicono che il tempo cicatrizzi le ferite, non è vero? &lt;br /&gt;Invece ci sono delle cose mescolate dentro il tuo viso che non sono cambiate. E mi è venuto da piangere. Sono fermo qui adesso. Che cosa devo fare? Ritornare a casa? Loro si, appartengono al dopo, alla parte della mia vita che non ha mai augurato la morte a nessuno. Tu sei il prima e tutto quello che prima non sapevo. &lt;br /&gt;Davanti a me Missori, ipnotizzata dai semafori lampeggianti, giù fino a via Larga, mi sembra quella di allora. I compagni come soldatini lungo la strada. Librerie, negozi di sartoria e ferramenta, là dove adesso ci sono agenzie interinali, frappetterie, parrucchieri. Ti ho vista arrivare sulla vespa come allora. La prima volta che ti ho vista stavi ancora al Berchet e avevi i capelli lunghi. Quanto è lontana e bella quell’estate? L’abbiamo fatto, non è assurdo, sette anni tutti insieme  -come duecento come diecimila se dovessimo contare le cose che gli uomini possono pensare e poi affastellare dentro la loro vita. Quando te ne sei andata avrai avuto pure le tue buone ragioni, non me ne frega più niente adesso, quello che mi importa è quello che è successo stanotte e che mi tiene inchiodato qua dentro. Ci avrei giurato che saresti finita con un paio di sandali da bambina, un filo d’argento intorno alla caviglia, e il tuo sorriso, ancora identico a quello a quasi cinquant’anni. &lt;br /&gt;Ha piovuto forte mentre abbiamo fumato alla finestra e vista da là Milano sembrava lontana e immacolata, sembrava si potesse sciogliere sotto la pioggia. Fumare io e te, affacciati alla finestra, soli, dentro il temporale è stata la cosa più bella che mi sia capitata negli ultimi dieci anni. Confesso che quando mi passavi la canna, ti guardavo le mani: sono invecchiate, ma sono sempre le stesse e quello che non riesco a  capire è come questa cosa, che mi tiene inchiodato qui, mi sembri così straordinaria e dolorosa. Non so più cosa è giusto, ho ancora voglia di baciarti – e mi sento scemo. Buona notte Elisa.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-116851008089108825?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/116851008089108825/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=116851008089108825&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/116851008089108825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/116851008089108825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/01/cara-elisa-mi-ha-fatto-piacere.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-116808265242577162</id><published>2007-01-06T12:20:00.000-08:00</published><updated>2007-10-03T00:46:57.258-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Le cose si sono messe male da un po’. Quando sto seduta sulla tazza del water di solito mi guardo i piedi. Mi è successo di vedere il bidet riempirsi lentamente d’acqua. Veniva giù l’acqua e basta. In questo caso penso sempre che stia succedendo qualcosa di più grave e che l’acqua sia solo un segnale. Questo è successo la prima volta, poi tutte le altre volte vedevo i piedi di qualcuno riflessi nello specchio sopra il bidet senza che il bidet si riempisse d’acqua. Io sono in casa da sola ogni volta che mi succede. Rimango lì. Devo fare finta di niente. Non voglio muovermi. So che non devo muovermi. Ma una delle ultime volta non c’è lo fatta e ho provato a spingere; l’inclinazione dello specchio non mi lascia andare sopra le ginocchia se rimango seduta sul water. Aspetto che arrivi mattina e poi lui se ne va. Mi prendo due Xanax per riuscire a uscire. Al lavoro va sempre peggio. Ho smesso con qualsiasi altra droga pesante a parte la marijuana che ho aumentato. Sono sicura che non è un’allucinazione. L’analista mi ha detto chi c’è sopra quei piedi, e mi ha anche detto che l’unica cosa da fare e alzarmi ed andare di là. E inutile che vi dica che è una cosa più forte di me, che non riesco ad alzarmi. E inutile che vi dica che i pantaloni mi sembra di riconoscerli e sono proprio di quella persona che dice lei. Le prime volte, mi ha pure detto, di provare a scrivere quello che sento quando sono seduta sul water, di “spingere fuori tutto” (è allucinate come a volte si prendano deliberatamente gioco di te), non sono più riuscita a scrivere da quando ci ho provato, e lì che è iniziato il mio black out. Adesso sono dodici giorni che non viene a farmi visita, e non so bene a cosa pensare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-116808265242577162?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/116808265242577162/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=116808265242577162&amp;isPopup=true' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/116808265242577162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/116808265242577162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2007/01/le-cose-si-sono-messe-male-da-un-po.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-115979370923543686</id><published>2006-10-02T14:52:00.000-07:00</published><updated>2006-10-02T05:55:09.246-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Guardo i militanti dei centri sociali e mi sento madre senza esserlo ancora. Mi chiedo come mi comporterei se avessi un figlio là dentro, con il piglio sbruffone, la voracità e tutta quella rabbia in fondo agli occhi. La voglia di spaccare il modo sarà il lenzuolo che imbavaglierà ogni cambimento, loro ancora non lo sanno. Hanno voglia da vendere basta guardarli negli occhi. La stessa che avevo io dieci anni fa, quella voglia che poi è finita in niente. Adesso lì guardo dal bordo del corteo, e mi sembramo superficali, vanesi o modaioli - come lo sono stata io. Erano finite le ideologie già allora e  non c’era nessuna giustificazione se non la voglia di fare carnevale, di muoversi dentro una ritualità protetta dai miti sociali e dalle idee “giuste” che ci avevano passato quelli che erano arrivati prima di noi. Adesso con il mio taillor griffato e un panino in mano mi sento stritolata da una rabbia strana. Vorrei fermarli e dirgli che fra dieci anni saranno tutti come me sul bordo del marciapiede ad aspettre di timbrare il cartellino, ma forse ha ragione Viola sono solo invidiosa di non poter più stare lì dentro e sentire quella vertigine. Così non so cosa direi a mio figlio se fosse lì dentro, mi piacerebbe che facesse le sue “esperienze”, come si dice - certo! Ma che le facesse in una maniera più consapevole e libera della mia, prima di tutto sceliendo i suoi miti e le sue idee senza prenderli a prestito da un “movimento”, da un comitato e tantomeno da un partito, mi piacerebbe che non acettasse acriticamente la politica militante confondendola con il sapore dei primi baci, delle prime sbronze e della musica raggae, come ho fatto io.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-115979370923543686?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/115979370923543686/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=115979370923543686&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/115979370923543686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/115979370923543686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2006/10/guardo-i-militanti-dei-centri-sociali.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-115796040754135655</id><published>2006-09-11T11:39:00.000-07:00</published><updated>2006-09-11T23:56:30.070-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ciao Isabelle, &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sa che oggi non scarichi la posta, io ieri mi sono fatta un aperitivo, con ex- bocconiani nel posto di fianco al Mom, si chiama Fresco bar, mi sembra. Ho provato a dare un’occhiata là dove siamo finiti all’inizio dell’estate quando mi hai parlato della tua amica francese, ma tu non c’eri, a dire la verità neanche la ragazza francese, nessuna ragazza francese c’era. &lt;br /&gt;Dilà al fresco invece tutti maschi senza cintura, con gins, mocassini e camicia aperta tre bottoni sul petto senza peli. Io avevo un girocollo di cotone e mi sentivo di B. Come vedi la maglietta omosessuale la tengo solo per le nostre uscite a due – insieme a tutto quello che mi può promuovere in A. I ragazzi intorno a me sudavano come maiali, Ambra Angiolini ci ha portato da bere, e sui vetri del Fresco bar è apparsa l’ombra di Chirac, il suo profilo impomatato si stringeva tra due bottiglie e mi arrivava al ginocchio. Esplodeva qualcosa per l’aria  di Milano, qualcosa che si infilava tra il grigio dell’asfalto e l’arancione dei lampioni e che sentivo solo io, poi ho guardato verso la piazza e mi è parso di vederti con una Cedrata Tassoni in mano (adesso ti piace?) – non ci giurerei però, stavi con quella tua amica con l’accento – devo dire che la cedrata per un po’ ha brillato finché siete sparite dietro l’erba sporca del parco. Sentivo i mie superpoteri alzarsi mentre la distanza tra voi e me si annullava portandomi sulla punta della lingua per primo il nome della tua amica, poi tutti gli altri nomi delle ragazze che passavano – c’era anche il tuo, mi scorrevano dentro la testa incasellati nella solita matrice verde smeraldo. Chirac si scontrava con una condensa uguale al profilo di Putin (i maiali continuavano a sudare!). The Amazing Annalola covava la sua forza, la matrice sbatteva, i super poteri impazzivano. Mi sono spostata di una decina di gradi tanto da aggirare la curva dell’erba e rivedere il giallo che stringevi tra le mani, o intercettato il movimento sensuale della tua amica mentre con le labbra appiccicava la cartina di un cannone, lo accendeva con un cerino, che spegneva sbattendo l’aria come fanno le francesi e i finocchi. Il vischioso della saliva scintillava sull’asettico della matrice e subito dopo il fumo arrivava a mischiarsi al fucsia dell’inquinamento luminoso, ma è proprio vero che la prima tirata è la migliore? Sembrava una tirata secca vista di schiena. Fumava proprio come una francese e ti ho invidiata per un pò, mentre tutto il fumo si allargava disegnando il corpo obeso di Toni Morrison, vi girava d’appertutto sulla schiena. I sono tornata dai maiali, e quando mi sono girata voi no c’eravate più, dentro il fondo della cedrata  la matrice si spegneva pian piano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-115796040754135655?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/115796040754135655/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=115796040754135655&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/115796040754135655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/115796040754135655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2006/09/ciao-isabelle-mi-sa-che-oggi-non.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-115020140821300724</id><published>2006-06-13T14:22:00.000-07:00</published><updated>2006-06-14T23:55:53.516-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ci siamo, il cielo ripassa i palazzi di via Bufalino, e noi ci stiamo camminando sotto, Matteo mi parla di un suo progetto editoriale, riguardo l’umanità indaffarata e poi giro gli occhi verso l’alto. Dice che il cielo dalle sue parti non ha mai questo colore, il cielo è un’anguria, io gli dico di non guardarlo. Tutto il resto fa parte del mondo:  le sei della sera, la temperatura di diciassette gradi e la luce che ci mette nei guai stemperandosi flaccida, azzurra, insulsa…in un esercizio di aggettivi. La città, le macchie di sangue luminose – tentacolari come meduse, e Matteo che cammina alzando le punte delle camper. Finiamo nel bar di gay dietro corso buonosaires, gli uomini increspando i bicipiti e sembrano lì li per confidarsi un segreto o limonare, io accendo una sigaretta, Matteo accende una sigaretta e parliamo di cose sagge. Lui è il mio pusher di roba angloamericana – ci ho fatto l’amore una sera poi non l’ho più visto, ma ci scriviamo un sacco di mail, crede in un sacco di cose , anche che esistono gli spiriti dei morti e finisce la serata che mi racconta di una notte particolare a Barcellona – l’hanno “stampato” alla borsa di studio per la Columbia. Ci scambiamo pettegolezzi sull’autore della più bella raccolta di racconti, l’autore che amiamo amandoci insegna nella stessa università che ho fatto io e che ora Matteo fa con uno stipendio. Adesso la menta dentro il mio moito è luminosa. Aggiorno la lista dei libri da leggere e mi metto sulle tracce di una nuova pista intellettuale, poi parliamo delle nostre cose e alzando i gomiti ornati da cicche di malboro rosse, arriviamo a mezzanotte sullo stesso tavolo – potremmo baciarci ma non succede – succede che ripassiamo la lezione di Gramsci e decidiamo che il miglior libro di Moretti e quello sul romanzo di formazione. Non siamo d’accordo sulla distanza che deve tenere la sociologia dalla letteratura, vorremmo che il presente tenesse conto del passato anche nelle proclamazioni di “grazia”, parliamo ancora di terrorismo nostrano, finiamo, ormai ubriachi, a fare le glosse all’ultimo libro di Rocca quello con la regina che cade in copertina, ( in verità è il re, dice). C’è una cosa bellissima che non gli voglio dire a proposito di scacchi ed è la prima pagina di un giornale che riportava le parole del divin siciliano dentro un romanzo mai finito e che mai vedrà il mercato.&lt;br /&gt;Domani andrò al consolato per il Visa, Matteo mi fa un’imbocca al lupo, poi si infila con due mani la scodella in testa, e lancia la scia marrone del suo scarabeo verso repubblica dentro una notte che vibra come un budino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-115020140821300724?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/115020140821300724/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=115020140821300724&amp;isPopup=true' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/115020140821300724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/115020140821300724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2006/06/ci-siamo-il-cielo-ripassa-i-palazzi-di.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-114907221490612413</id><published>2006-05-31T12:41:00.000-07:00</published><updated>2006-05-31T05:23:24.330-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Ci sono delle immagine nei film: brevi sequenze, passaggi, fotogrammi, semplici agganci narrativi, magari segnali, che tu vorresti ripetere all’infinito nella tua vita, voglio dire che vorresti prendere quel momento, quel gesto quel colpo d’occhio e ripeterlo così tante volte da ficcartelo sotto la crosta terreste della tua esistenza . Perché? Non lo sai perché, perché è semplicemente bello, perché lo riconosci lì come qualcosa che ti ballava già dentro senza la forza stabile dell’immagine. Di solito questi momenti non sono legati al significato del film, più spesso hanno un significato loro, più spesso sono inutili per il film ma importanti per te, ognuno ha i suoi. Dei miei ve ne voglio dire tre ( tra tutti gli altri) che nella loro finzione fanno una gran invidia alla mia vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In &lt;em&gt;Memento&lt;/em&gt; c’è una donna che aspetta in un bar seduta (aspetta il protagonista), la donna sta nell’angolo più esterno del divanetto da bar americano, la donna è molto rigida, sembra impalata e indossa un paio di occhiali scuri – lei non viene riconosciuta da chi sta arrivando per lei– la donna che vorrei essere io - cioè quella che mi sento già se solo la vita mi desse la possibilità di esserlo  - è una donna con un paio di occhiali neri che aspetta qualcuno per la colazione con un taglio sul labbro. Il taglio sul labbro inferiore che penso di meritare è nella parte sinistra rispetto alla linea di simmetria del mio corpo, si potrebbe dire che mi circonda il labbro facendogli il giro fino a entrarmi in bocca, è largo qualche millimetro, ha il colore scuro del sangue rappreso, guardandolo si intuisce la ruvidità grumosa di ciò che viene prima della pelle e dopo il sangue, ha una sua specificità che minaccia la non appartenenza effettiva al mio corpo: in rilievo, di una consistenza più dura e al contempo più dolorosa rispetto al labbro – il suo colore è sempre più lucido, più fresco  e più vivo di qualsiasi altra parte di me. Quel taglio –in qualsiasi modo quella donna se lo sia fatto – è il mio &lt;em&gt;invito al mondo&lt;/em&gt;, e quante volte ho pensato di affondare un coltello dentro le labbra per trovarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Clarisse va dal dottor Lecter nella gabbia della biblioteca e gli porta il plico di fogli, la luce potrebbe essere importante, ma non è quello che mi interessa, importante e quando tra i primi piani alternati il registra fa scivolare l’immagine del passaggio, quando, cioè, C. passa i fogli a L. attraverso le sbarre: si vedono ora le due mani in primo piano tenute insieme dai fogli tra le sbarre. Il dottore prende i fogli e con il dito ha il tempo per la prima e unica volta di toccare Clarisse, il dito scivola sulla pelle di Clarisse in un maniera dolce che non si dovrebbe vedere, fa proprio aderenza sulla pelle di Clarisse nel percorre tutto il tragitto possibile sulla sua pelle prima che lei ritiri la mano. E' al contempo una violazione e un gesto d’affetto, è una dolce e perversa violenza. Così ci ho provato anch’io ieri a &lt;em&gt;rubare il contatto&lt;/em&gt; a qualcuno senza che me lo potesse più chiedere indietro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Angiolina Jolie e Winona Rider si baciano dentro il camioncino su cui scappano dalla casa di cura (il bacio più bello della storia del cinema!) – in ogni bacio che do semplicemente cerco quel bacio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-114907221490612413?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/114907221490612413/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=114907221490612413&amp;isPopup=true' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/114907221490612413'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/114907221490612413'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2006/05/ci-sono-delle-immagine-nei-film-brevi.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-114889650832159095</id><published>2006-05-27T11:53:00.000-07:00</published><updated>2006-05-31T00:20:46.853-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Luciano Ligabue inizia a cantare sotto un cielo blu chiaro. Poi alza la chitarra con le mani, mostrando pochi centimetri di pancia, il cielo adesso è veramente scuro. Non so quanto tempo sia passato. Intorno ai riflettori si è fatta parecchia condensa. E’ una scenografia che ci fa stare bene anche se nessuno ha tempo di pensarci. Il pubblico tutto insieme immagino faccia quello stesso effetto traspirante a guardarlo dall’alto, io faccio parte del pubblico questa sera, e vedo quelli in prima fila che sono solo ombre nella luce accecante dei riflettori, è una cosa che mi rimane sempre impressa anche se lì per lì non ci faccio caso – soprattutto adesso che Luciano Ligabue ha la sua chitarra completamente adagiata in verticale sopra le braccia tese – e canta tenendo le mai alzate e sudando. Devo avere anche pensato che sarebbe fantastico se un personaggio come c’e ne sono nelle sue canzoni finisse dentro un romanzo: uno di quei tamarri di provincia che girano su macchine truccate, i sedili ricoperti di pelle di pecora, e un ventaglio di ciondoli sullo specchietto. Quelli che si mettono la connottiera con gli stivali, portano anelli d’argento e dopo la terza media hanno cominciato a riparar motori – hanno una rabbia strana i personaggi di Ligabue, tutta anni settanta, “sogni di rock’n’roll” e provincia, tutta inquieta e politica a loro modo; bruciano la rabbia dentro la notte, l’alcol e magari la droga, svenuti nello sballo della disco e della “chiavata”, si sentono forti in un sorriso, con quella loro morale primitiva da “lambrusco e pop-corn” e il senso dell’onore che li porta a menar le mani .Selvatici come lo sono i bastardi che mancano la cosa giusta sempre per poco, a me piace pensare che poi alla fine c’è la fanno a salvarsi. Io penso ai personaggi di Ligabue come quelli che sono stati giovani negli anni settanta tra piombo e eroina e hanno vissuto lo “scazzo” e “svacco” della generazione Tondelli, senza la politica, o l’arte o la letteratura o qualsiasi altra cosa su cui immolare la propria disfatta, senza nessuna scusa metropolitana dentro cui chiudere la propria tossicodipendenza, ma tra il bar,l’officina, la discoteca e magari in uno spiazzo sterrato dove finire muso a terra con il naso rotto. Hanno covato la loro tardiva rivoluzione liberi da qualsiasi vocazione “bohemien”, hanno speso i soldi appena guadagnati, inseguendo le donne, rifiutando “carriera” e “professionalità”, in modo istintivo: senza Marcuse tra le mani, o la beat-generation o qualsiasi altra minchiata. Hanno coltivato in modo tutto personale lo spaesamento &lt;em&gt;sulla strada &lt;/em&gt;di Kerouac, dentro La Terra Di Nessuno. Me li immagino come ragazzi in fondo genuini, un po’ coglioni, con fisici pelosi e giubbotti di belle che dopo essere caduti si sono salvati pulendosi via il sangue in quello spiazzo polveroso dove dalla loro macchina usciva Elvis intorno al buio e alla polvere illuminata dai fari&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-114889650832159095?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/114889650832159095/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=114889650832159095&amp;isPopup=true' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/114889650832159095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/114889650832159095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2006/05/luciano-ligabue-inizia-cantare-sotto.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-114846744327850817</id><published>2006-05-24T12:42:00.000-07:00</published><updated>2006-05-24T03:49:17.083-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Tu non hai voglia di ridere, esci questo sabato sera e sai che non succederà niente, tutto sarà come è sempre  stato, in più sai, e questo ti rende matto, che dall’inizio alla fine della serata continuerai a sperare che qualcosa succeda – guarderai le porte aprirsi e chiudersi, controllerai se entra qualcuno, guarderai dilà oltre i lampioni se una macchina si avvicina sospetta e conosciuta, prenderai in mano il telefonino, volgerai lo sguardo dentro lo sguardo dei milioni di persone che continui ad attraversare, non hai assolutamente voglia di ridere e ti chiedi perché sei uscito, sai che sei uscito perché speri che qualcosa accada, sai perfettamente che nulla accadrà, ma aspetti prima di fare qualsiasi cosa stupida tu abbia in mente perché non sai cosa accadrà fra un secondo, fra un secondo non è accaduto niente, ma dopo un secondo ne viene un altro, e questo il tuo disastro. Stai ancora aspettando, fingi di divertirti dentro quel cerchio di persone che sembrano divertirsi, hai il gomito appoggiato al bancone, accarezzi l’opalescenza luminosa della birra gelata,  sei un punto della circonferenza del cerchio, guardi verso il bagno chi entra e chi esce, attraversi milioni di persone che entrano e escono, hai voglia di andare a un concerto, di sudare, di essere riconosciuto da milioni di sguardi davanti, dietro e dentro di te, hai voglia di scopare, semplicemente di scopare - come se scopare fosse un bisogno iscritto dentro la somma delle cellule da cui sei composto, vuoi essere libero di accarezzare, baciare, parlare d’amore senza che venga contaminata con il sentimento la tua sacrosanta voglia di scopare, provi a sorridere, a ridere e intanto ti avvicini, la circonferenza del cerchio si restringe, la superficie del tuo corpo è bagnata, fra poco sarai così sudato da sentire i vestiti appiccicati addosso, il cerchio di cui fa parte non è più in cerchio ma un punto, non succede niente, non si sente niente, un altro brindisi crea un cono sopra la tua testa, hai bisogno di respirare, di stare solo e farti qualche domanda, sai che subito dopo rientrerai, allora esci, fuori non si sente niente ma c’è silenzio, improvvisamente sembra che piova e tu senti il rumore che fa la prima goccia quando colpisce il parabrezza mentre ti stai allontanando. Gli attimi che ti separano dal ticchettio delle altre gocce sembrano infiniti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-114846744327850817?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/114846744327850817/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=114846744327850817&amp;isPopup=true' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/114846744327850817'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/114846744327850817'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2006/05/tu-non-hai-voglia-di-ridere-esci.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9566982.post-114795343864203096</id><published>2006-05-18T13:56:00.000-07:00</published><updated>2006-05-18T08:24:23.780-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Seguivamo con trepidazione ieri, i giuramenti dei ministri del nuovo governo di centrosinistra,  già alla mattina non ci raccapezzavamo delle critiche e delle blande aspettative che tutta la stampa post-comunista riservava al Professore, ma poi non è che ce ne frega più di tanto, così ci siamo messi davanti al televisore telecomando alla mano, finestra aperta, registratore lampeggiante. Vedevamo spuntare una macchia di orribile verde tra tutte le spalle ingessate e ci chiedevamo dove fosse Lei. Abbiamo aspettato ingoiando il boccone, le dita affossate nella scodella dei pop-corn e le gambe incrociate sulla poltrona. Abbiamo avuto il tempo di guardarci i piedi nudi provando un rassicurante piacere estivo, finche è cambiata l’inquadratura e ci e sembrato di vederla in splendida acconciatura (non il classico caschetto con riporto dietro le orecchie, ma qualcosa di più angelico e bambolesco, qualcosa di raffinato da affondarci dentro). Era proprio Lei, splendida già in quel fotogramma  - mostrava un’iridescenza tutta sua, accerchiata come in una foto-di-classe dai neo-ministri. Abbiamo lasciato i popcorn chinandoci verso lo schermo, abbiamo deglutito - appena in tempo: ce l’hanno fatta vedere mentre camminava verso il banchetto del Presidente per “apporre”.  Sembrava crederci, fiera orgogliosa come gli altri, con in più la grazia sbreciata di una venere greca e il profumo di legno delle libreria da montare, quel modo di tenere arricciata la bocca  da ragazzina in analisi, l’arroganza tipicamente femminile che sa di perfidia, pronta a sbattere un doppiofondo morale in qualsiasi discorso, ricca della superiore verginità radical e naif della sua "corrente" – sensibilità alle stelle, snob e un pò troia, in splendido vestito tra il grigio e il marrone chiaro. Perdonatemi ma era l’unica donna li dentro. Ha firmato, ha sorriso, non sembrava neanche goffa quando si è piegata sul banchetto, l’unica che si poteva permettere di &lt;em&gt;sfilare&lt;/em&gt;, a proposito della femminilità da portare al governo. Noi vorremmo essere una donna come lei, un ministro come lei, e ci sentivamo rappresentate dalla sua bellezza, dalla nevrosi smorfiosetta che ha sepolta in fondo agli occhi, dalla cupa intelligenza di chi è rimandato tutti gli anni in matematica – non ringrazieremo mai abbastanza il Professore per avercela ridata. Va bene c’è anche Rutelli e la Bonino, ma quante altre volte ci capiterà di vedere un suo primo piano incrociare il logo del tg sopra cui lei sorride, stringe gli occhi e ci fa vedere mille fossette sul viso - che noi da ieri sera abbiamo già preso a mappare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9566982-114795343864203096?l=annalola.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://annalola.blogspot.com/feeds/114795343864203096/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=9566982&amp;postID=114795343864203096&amp;isPopup=true' title='25 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/114795343864203096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9566982/posts/default/114795343864203096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://annalola.blogspot.com/2006/05/seguivamo-con-trepidazione-ieri-i.html' title=''/><author><name>annalola</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01821450017394202369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>25</thr:total></entry></feed>
